Recensioni
Questa è Roma, mica... vol III, Alpheus, 18/12/2005

Wednesday 21 December 2005


Anche quest'anno è passato. Per la terza volta in due anni, Robbertò e Kick Agency hanno unito le forze per organizzare questo festival, una sorta di vetrina un tantino autocelebrativa e un tantino propositiva di quella che è, al giorno d'oggi, la scena romana...
Dopo l'affollatissima edizione del 2004, il terzo capitolo di Questa è Roma, mica... ha visto susseguirsi sul palco un minor numero di gruppi (una decina in meno), per una durata più umana e, se vogliamo, un maggior spazio a gruppi "meno noti".
Ho molto apprezzato la scelta di far suonare più gruppi per così dire emergenti.. scelta che magari porta meno gente ma che da spazio a gente nuova. Ovviamente la gente era circa la metà dell'anno scorso. Tanto oramai, come ti muovi, fai male. Se chiami tutti quei gruppi stra-noti che regolarmente suonano a Roma, puoi assicurarti un grande pubblico, ma anche le solite lamentele del tipo: "Eh, sempre la solita gente". Se invece opti per un'equa distribuzione di gruppi, non solo il pubblico scarseggerà, ma si lamenterà anche. A nessuno va mai bene niente, ma sono tutti bravi soltanto a sentenziare, di conseguenza è meglio se lascio correre e inizio a parlare del concerto.
Plakkaggio Hc I primi a salire sul palco, quasi in perfetto orario, sono gli Ebola, gruppo metalcore del quale devo riconoscere l'abilità, benchè io non sia affatto un'amante del genere. Si prosegue con i Plakkaggio Hc, che coronano con questi 15 minuti di caos un anno pieno di concertoni. Uniscono la loro solita grinta con l'aria di chi si diverte a suonare e a stare su un palco, senza inutili (e squallide) pose o monologhi da predicatori. Terzo gruppo in scaletta sono i Mithra, grindcore romano con due cantanti. Provo un leggero imbarazzo a esprimere giudizi su gruppi che suonano generi così lontani da quella che è la mia personale concezione di "musica-che-mi-ascolto-gaudente", tanto che preferisco non esprimermi, piuttosto che - magari - sparare madornali cazzate. Ultimo gruppo prima della pausa cena sono gli Spring of Rage, punk-hc vecchio stile con delle leggere venature gothic. Li ho sempre apprezzati, e sono stata contenta di vedere (o meglio sentire) un'esibizione migliore di quella passata al Traffic. questione di suono. Ribadisco il mio apprezzamento nei confronti di qualcuno che ancora riesce a fare qualcosa di diverso e personale. Bravi.

ArdecoreIl ritorno dalla cena vede sul palco (dopo una lunga preparazione) le guest-star della serata, Gli Ardecore. Sarebbe meglio chiamarli Zu, ma data la loro veste in quest'occasione, il nome rimane quello della collaborazione con Geoff Farina. Non sono hardcore? E chissenefrega. Si celebra Roma, siamo a Roma, e vanno di conseguenza benissimo. Stornelli romani riarrangiati e suonati dal vivo con una passione emozionante. Sono finalmente riuscita a vederli dal vivo e non sono rimasta delusa. Tutt'altro. Hanno tempo solo per eseguire cinque pezzi, ma rimango soddisfatta. Non so se gran parte del pubblico li ha apprezzati o anche solo recepiti, ma tanto peggio per loro. Si continua con i Sunglasses After Dark, dei quali perdo praticamente l'intera esibizione; riesco a sentire soltanto una cover di "I got erection", e in qualità di Turbojugend member, non posso far altro che simpatizzare per loro. A seguire i Thrang, jazzcore "sperimentale" (se posso azzardare questo termine). Ineccepibili musicalmente, forse un pò eccessivi davanti a un pubblico così vario e distratto, hanno comunque la mia simpatia, sempre per il discorso del "non omologarsi".

Anti-youSi continua con il gruppo che più ho apprezzato. Non ero mai riuscita a vedere gli Anti-you dal vivo, e ora me ne duolgo. Sono la migliore cosa che mi sia capitato di vedere su un palco romano da parecchio tempo a sta parte. Grezzi, sporchi nel suono, veloci, sono tutto ciò che apprezzo in un gruppo. Spontanei, forti di un sound anni 80 e di una presenza scenica molto "vecchia maniera", in meno di 15 minuti hanno tirato fuori molta più energia di certi gruppi che capita di vedere al giorno d'oggi. Attendo con ansia un cd, un altro concerto, una qualsiasi cosa.

The DifferenceDopo di loro è il turno dei The Difference. Reduci da un release party delirante, bissano con un concerto intenso e vissuto tantissimo dal gruppo (erano tutti lì per loro, a quanto sembra). Loro bravi come sempre: sarebbe stato bello se quell'immenso contatto col pubblico ci fosse stato per tutti i gruppi, ma non si può pretendere troppo. Sono comunque contenta per questo successo dei Difference, se lo meritano. Penultimo gruppo sul palco, i Think About, putroppo li perdo quasi per intero. Mi scuso, ma da brava tabagista ho a volte bisogno di uscire e fumarmi una sigaretta, poi una chiacchiera tira l'altra... e si perdono i gruppi. Riesco a sentire solo l'ultimo pezzo e mi sembra il caro vecchio hc suonato con passione ai quali i Think About ci hanno abituati.

Strenght ApproachE siamo così giunti agli Strength Approach, uno dei più longevi e apprezzati gruppi romani. Ho sempre adorato il gruppo, ma sono tutt'ora perplessa riguardo alla performance. Forse era la stanchezza, ma mi è sembrato tutto molto rapido. Come se il concerto mi fosse sfuggito, nonostante fossi sotto il palco. In ogni caso bravi, solita alternanza di brani oramai "storici" e pezzi nuovi, pubblico caloroso - come è anche normale che sia - e poi tutti a nanna. O meglio, la serata, finita quest'anno a un orario umano, si protrae ancora un po' tra banchetti vegan e distro varie, per poi andarcene tutti. Ringrazio anche da questa pagina Robbertò per l'immensa pazienza che continua ad avere, anno dopo anno, nell'organizzare questi eventi, e i pervenuti. Questo è tutto, passo e chiudo.

[Miss F]




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