Recensioni
Lemmy e Janiss Garza - La sottile linea bianca (Baldini Castoldi Dalai, 2004)

Thursday 27 July 2006


Ho letto questo libro di 301 pagine nel giro di 10 ore: la cosa mi ha risollevato il morale per quanto riguarda le mie possibilità oftalmico-cerebrali, che credevo ormai danneggiate. A quanto pare invece no, erano solo assopite. Di fatto, ho capito che quando un libro mi interessa lo divoro ancora, fosse anche lungo come l'"Ulisse" di Joyce. Al contrario, fatico a leggere anche 10 pagine relative a un argomento di cui non me ne frega un cazzo.
Inpensabile comunque per il sottoscritto non essere curioso di fronte a un'autobiografia di Lemmy: non tanto perché seguo i Motorhead da 15 anni con immutato interesse, non perché a casa ho tutti i loro dischi, e a pensarci bene nemmeno perché li ho visti due volte dal vivo e sono convinto che insieme a Iggy spazzino via tutto il resto della musica hard, heavy e punk attualmente in circolazione. Il discorso è che se i Motorhead attaccano insieme anche solo 30 secondi di canzone, qualsiasi gruppo spalla sembra al confronto immediatamente ridicolo, obsoleto e da buttare nel cesso, dovesse suonare anche 3 ore con bis e standing ovation nello stadio di Wembley. La cosa più assurda, in tutto questo, è che Lemmy ha 61 anni, è nel business musicale da oltre 35 ed ha attraversato indenne tutta la storia del rock dalle origini ai giorni nostri, dando un calcio in culo praticamente a tutti. Impossibile non ridere di fronte al suo nerissimo humour inglese, arricchito da decenni di vita on the road e da una corazza in acciaio inox che gli ha permesso di sopravvivere praticamente a qualsiasi tipo di abuso. "In effetti," - ammette lo stesso Lemmy - "non è che io possa consigliare il mio stile di vita, potrebbe distruggere una persona normale. Non è uno scherzo e vi dirò come faccio a saperlo: attorno al 1980 decisi di farmi fare un ricambio completo del sangue - sapete, lo stesso processo che si dice si sia fatto fare Keith Richards. [...] Così io e il mio manager andammo da un dottore che mi fece qualche esame del sangue e ritornò con le cattive notizie. "Devo dirle una cosa", mi disse. "Del sangue puro potrebbe ucciderla". "Che cosa?". "Lei non ha più sangue umano nelle vene. E non può nemmeno donare sangue. Se lo dimentichi, il suo sangue ucciderebbe qualsiasi persona normale, da quanto è tossico"".
Se credete che ci sia affabulazione in questo libro, ricredetevi. Esiste una sola persona al mondo che ha visto Buddy Holly dal vivo, perso Eddie Cochran per un soffio, dormito sul divano della mamma di Ron Wood, condiviso una ragazza con Mick Jagger, rimirato John Lennon mentre abbatteva a testate un detrattore dei Beatles, fatto da roadie a Jimi Hendrix, fatto parte di una boy band inglese degli anni '60, vissuto tutta l'era psichedelica da protagonista, cercato invano di insegnare a suonare il basso a Sid Vicious, suonato per gioco con i Damned e con i Frankie Goes To Hollywood, scritto canzoni per Ozzy Osbourne e messo a segno una discografia spaventosa, senza mai - e dico mai - deludere. Quell'uomo è Ian Kilmister, "Lemmy".

La sottile linea bianca - al di là del discorso strettamente musicale - ha sicuramente tutte le carte in regola per essere un best-seller, cioè la più incredibile ma vera delle storie e il giusto ritmo per metterla nero su bianco. Comprate in massa, anche perché ne attendo una ristampa più accurata da far rilegare in oro, affinché troneggi nella mia biblioteca personale.

Born to kick your ass.

Lemmy e Janiss Garza - La sottile linea bianca, Baldini Castoldi Dalai, 2004, pp. 301, euro 14.

[Simone]




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