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Insonnia sognando Einaudi

Thursday 29 November 2001


Io sono uno che ha sempre dormito senza problemi. Spesso perfino da sveglio. Anzi: grandi differenze, tra sonno e veglia, non ne ho mai viste: entrambe sembrano condizioni legate alla quotidiana virtualità della finzione collettiva cui dobbiamo tutti stancamente piegare il capo. Ma a parte queste squallide considerazioni, dicevo: ho sempre dormito. Mai più di dieci minuti per abbandonarmi alle seducenti braccia di Morfeo (che non è una soave donzella dalle larghe cosce - ahimè - ma solo il Dio del Sonno). Ora, però, non dormo più.

Improvvisamente. Sistematicamente. Fatico ad addormentarmi… mi sveglio di soprassalto e, cosa ancor più curiosa, ho sempre l'impressione che stia per suonare il telefono. Che invece resta muto (è solo la mia testa che ha fatto tilt! di botto). Il guaio è stato che mi hanno comunicato - bontà loro - che una certa casa Editrice starebbe per dare alle stampe un mio racconto in un'antologia riservata ai giovani scrittori. Fin qui, nulla di trascendentale. Il fatto, però, è che la suddetta Editrice chiamasi Einaudi, con sede in Torino, Italia, non so se mi spiego. Per chi vive per scrivere - o più prosaicamente scrive per vivere, come nel mio caso di giornalista devoto alla sacra informazione per puro amore della pecunia - Einaudi è magica parolina che vuol dire Italo Calvino, Elio Vittorini, Cesare Pavese, Lalla Romano e tantissimi altri; monumenti della Letteratura italiana, insomma. Mica un Simone Lucciola qualsiasi, insomma. Potevo aspirare io, umile narratore di penose vicende umane, a giacere al loro fianco sui nobili scaffali einaudiani alla risibile età di 32 anni? Direi proprio di no. Ma voglio rivelarvi un segreto: io sono uno che ha sempre avuto una fortuna sfacciata. Anzi, parlerei proprio di un non indifferente quoziente di bucio di culo presente nel mio DNA dalla nascita. Precisamente è successo che il mio racconto (con un titolo che è tutto un programma: "Lo sfizio del Cacarella") risultò tra gli undici vincitori di uno storico Concorso, denominato "Raccontarsi. Una generazione che parla di sé" nel già lontano 1998. Il relativo volume avrebbe dovuto uscire per i tipi (nel senso di: caratteri tipografici, non di persone) di "Transeuropa", nobile casa editrice di Ancona che forse a molti non dirà nulla ma che ha invece giocato un ruolo centrale nella storia della Letteratura giovanile degli anni '80 e '90, grazie alle mitiche raccolte "Under 25" curate dal compianto Pier Vittorio Tondelli, scomparso a soli 36 anni al culmine della sua brillante carriera, come già accaduto ad un altro monumento: Federigo Tozzi da Siena. Per varie vicissitudini di "Transeuropa", però, il libro sembrava non uscire mai. Stentavo a capire… ma alla fine ho capito; il problema è sempre lo stesso: in Italia i libri non li legge proprio nessuno, e men che mai li compra. Pare così che la mitica "Transeuropa" di Massimo Canalini - l'uomo capace di lanciare Brizzi Enrico da Bologna - abbia scelto di chiudere i battenti, con gran disperazione degli undici illustri sconosciuti giunti ad un passo dalla pubblicazione, tra cui lo scrivente Bassoli al confino in quel di Latina. Il tempo passa e gli autori quasi dimenticano (o meglio: rimuovono). Un bel(lissimo) giorno, però, squilla il cellulare 3332280301 - che poi è il mio - perennemente attivo solo in entrata per ovvie ragioni, e un tale Walter mi serve la lieta novella su un vassoio d'argento.

"Stai per pubblicare per Einaudi." spara. E lo dice con tono gaiamente austero, nemmeno mi avesse detto: "Stai per diventare padre."

"Mi raccomando i diritti." commento io, venale come ogni scrittore che si rispetti.

"Complimenti vivissimi." insiste il tipo dalla voce spenta.

"Grazie, grazie, ma pensa ai diritti… se Einaudi sputa dei buoni diritti… forse firmo." - ho chiarito, bluffando spudoratamente, come solo un laureato in Legge sa fare -. Altrimenti pubblico tutto su "Lamette", per la gloria eterna!"

"Le farò sapere al più presto." ha tagliato corto il malcapitato.

Comunque sia, da quel pomeriggio, non ho più dormito. Di notte ho perfino delle visioni: vedo i fantasmi di Giulietto Einaudi e Cesarone Pavese che gironzolano per la stanza e mi tempestano di domande culturali cui non so rispondere. Ma sono domande tipo quelle di "Quiz show", quesiti assurdi, preparati da un diavoletto per non far vincere nessuno. Bell'incubo davvero, fare lo scrittore. Bell'incubo o brutto sogno? Fate voi. Io, intanto, continuo a scrivere… Tanto, di dormire non se ne parla proprio. Torino, sto arrivando. O è solo una gran presa per culo? Nooo…

[Fernando Bassoli]




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