Recensioni
Sgroove – Abbey ruzz cd (Virgin De Cul Production, 2009)

Monday 12 January 2009


Dunque. Partiamo dal mio incontro ravvicinato del terzo tipo con Turu degli Sgroove. Il nostro mi telefona dicendo che si trova sotto casa mia, e che vuole portarmi di persona una copia di Abbey Ruzz. Io accetto, e nel giro di cinque minuti mi si aggira per la redazione un personaggio che sembra uscito da un cartone giapponese o alternativamente dal pianeta R.E.F.E.Z.I.O.N.E.. Baffuto e platinato, all’apparenza fatto di anfetamine, con uno humour che mi ricorda molto da vicino quello del mio vecchio amico Zak: Turu, appunto. Scopro che è di Formia anche lui e mi chiedo come mi possa essere sfuggito, finché non scopro che il combo Sgroove ha sede a Roma con succursale a Gaeta, e cioè che questi folli abitano tutti insieme, come i Guns’N’Roses quand’erano glam. Ma veniamo al disco: la copertina è un remake oltraggioso del classico “Abbey Road” degli scarafòni inglesi, con l’inserto di una banana warholiana di passaggio, e il gruppo suona come uno strano incrocio di folklore locale, Skiantos di “Calpesta il paralitico”, volgarità pecoreccia, punk-funk-jazz e sciuscio gaetano, mentre il cantante ricorda in maniera impressionante Filippo Neviani di Sassuolo, in arte Nek (?!), equivoco che gli Sgroove non mancano di sottolineare. Decisamente pane per i miei denti.
Ben 14 pezzi inediti e uno copiato, registrati professionalmente e suonati con una perizia tecnica non comune. I miei preferiti, nel mucchio: il tormentone dance-pinkfloydiano “Turunduruzz”, e i melodici “La ciotta Irene” e “Sto cacando”. Il parental advisory sulla copertina è tosto giustificato, dal momento che i contenuti sono effettivamente grevi e le liriche molto ma molto esplicite. Riscontro delle analogie con un altro gruppo gaetano più o meno coevo, S. Burro e i Vertical Smile, per quanto questi ultimi suonino una volta l’anno e siano essenzialmente una cover band rimaneggiatrice di testi. “Abbey Ruzz” è il secondo lavoro dei nostri eroi, dopo l’esordio “Ruzzer than you” (2006), che devo avere da qualche parte in giro per casa, e che dovrò andarmi a risentire.

Dei bei fulminati, che mi piacerebbe sicuramente sentire dal vivo in qualche piazza di qualche paese sperduto, alla presenza del sindaco e delle massime autorità, se non altro per vedere in che siparietto potrebbero coinvolgere i carabinieri intervenuti a interromperli a suon di manganellate. Abbiate questo disco, non ve ne pentirete.

[Simone]

Per contatti, o per avere il cd: www.myspace.com/sgroovetheband




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