Recensioni
Tecnosospiri – I Lupi cd (CinicoDisincanto, 2009)

Thursday 30 April 2009


Generalmente Lamette non scrive di wave-indie italiana, eccezion fatta per casi particolarissimi e ormai consegnati alla storia da oltre un ventennio; ma cos’è la regola se non un vecchio manifesto da strappare per farci un bel décollage? Mi improvviso dunque Mimmo Rotella della situazione – cosa che mi vedrete fare sempre più spesso, quando lo riterrò opportuno – e vado a recensire il terzo cd dei Tecnosospiri, band che in qualche modo ho seguito fin dal primo demo, e che ho visto nascere, crescere, evolversi, acquisire una propria dimensione autonoma (anche grazie a un atteggiamento umile e costruttivo di fronte alle critiche, caratteristica che ho sempre apprezzato), e infine tirare fuori dei dischi di musica italiana che non sono i soliti cut-up di radiofonia ultima. I Lupi a mio avviso è un ottimo ascolto, e direi che è sicuramente anche l’episodio più interessante della discografia dei Tecnosospiri, e insieme quello meno metabolizzabile al primo ascolto.
Rispetto alle atmosfere raffinate e poppy del precedente “In confidenza”, questo nuovo lavoro si presenta infatti come il momentaneo punto d’arrivo di una ricerca più complessa. La produzione accorta di Amerigo Verardi e Maurice Andiloro (due nomi che agli appassionati del genere non dovrebbero passare inosservati) si fa sentire, e il risultato è un disco che viaggia tra il passato e il presente, riattualizzando spesso delle atmosfere tipiche della new wave italiana degli anni ’80 (su tutte “Varsavia”, che fa pensare ai Diaframma di “Siberia”). In questo senso, non è casuale che il gruppo – prima di incidere “I Lupi” – abbia letteralmente macinato la trilogia berlinese di David Bowie, che fu una delle principali influenze di tutta la musica d’autore ad approccio “freddo” della prima metà del decennio successivo. Un ulteriore punto di forza è sicuramente rappresentato da un ordito lirico personale e autobiografico, apparentemente semplice, che si incastra bene nelle sequenze di accordi (l’esempio migliore è l’opener “Lo stato in crisi”, che considero il pezzo migliore del disco).

In definitiva, “I Lupi” è un concept parziale sulla crisi di valori, che lascia però spazio a flashback e lampi della memoria che si sovrappongono qua e là, creando una sorta di zona franca tra quello che è stato e quello che è o potrebbe/dovrebbe essere. Non mi fa impazzire, in una scaletta sostanzialmente scorrevole ed evocativa, la scelta di inserire una canzone d’amore orecchiabile e pop come “Senza fine”, ma mi rendo anche conto della necessità di un momento del genere per spezzare la tensione.

Un disco sicuramente interessante e forte di un bell’artwork firmato da Palma Aceto, che posso raccomandarvi senza problemi. Io l’ho ascoltato molte volte e continuo ad ascoltarlo, a differenza di tante cose che mi arrivano e si consumano in un giro di giostra.

[Simone]

Per contatti, o per avere il disco: www.tecnosospiri.com




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