Recensioni
Mario Schifano Tutto (7/12/2001-31/03 2002)

Sunday 10 February 2002


Una mostra meravigliosa nell'ex-stabilimento Peroni di via Reggio Emilia, 54, a Roma, come sintesi ragionata dell'opera di uno dei più grandi artisti italiani contemporanei e insieme come strumento per la realizzazione postuma di uno dei sogni più ambiziosi dell'ultimo Schifano.

Così il maestro nel '97: "Dovete realizzare una mostra di qualità, moderna e virtuale, con pochi quadri dentro stanze oscure e tante proiezioni.

Proiettate immagini dovunque, anche sul pubblico, con i suoni, le mie parole, le mie musiche, la mia colonna sonora, con gli oggetti, il mio proiettore 35 mm. tutto dipinto e i televisori.

Nelle stanze dovete allestire delle sequenze con delle strisciate di foto. In una sala buia un grande televisore, come una scultura.

Un totem che manda un flusso ininterrotto di immagini, un satellite che trasmette schegge di film, spezzoni di interviste televisive, i miei video 8. Se volete all'entrata proiettate una mia immagine 3D a grandezza naturale così ci sarò anch'io".

Per interpretare al meglio un simile progetto sarebbe stato certo impossibile prescindere dall'amore ossessivo che legava Schifano alla televisione e alla tecnologia in generale, da lui intesa come "Musa ausiliaria": tutti sanno del numero spropositato di televisori costantemente accesi nella casa-atelier romana del pittore, ma a pochi è forse noto il fatto che Schifano si fosse recentemente telematizzato; un altro dei suoi ultimi progetti era infatti la predisposizione di un sistema di webcam che collegasse 24 ore su 24 il suo studio con il personal computer di chiunque desiderasse vederlo al lavoro.

A me e al buon Andrea, a questo punto, non rimaneva che un unico quesito da soddisfare: ci chiedevamo quanto la mostra in questione potesse realmente aderire all'idea di Schifano, visto che, come si sa, l'Iperuranio è una cosa e la realtà sensibile è un'altra.

Siamo quindi andati in pellegrinaggio alla mostra, di buon mattino, e siamo rimasti lì ore e ore, fregandoci tra l'altro tutti i manifesti. Come dicevo, per una legge di natura le idee rimangono e rimarranno pur sempre in larga parte idee, ma giuro che per tutto il tempo ho avuto effettivamente l'impressione di vederne una concretizzata.

Trenta opere scelte tra la produzione schifaniana più rappresentativa, ripartite lungo tre itinerari espositivi, introdotti rispettivamente dai quadri "Open Sesame", "Splendido e astratto con anima" e "Musa ausiliaria". Un guazzabuglio di colori e immagini, intervallato da videoschermi e televisori accesi in fase di riproduzione: televisori che non sono soltanto una cornice.

Schifano ha ripreso giorno per giorno, ora per ora, tutti gli ultimi anni della sua vita; ed è stato quasi commovente rivederlo, anche se non lo conoscevo. È stato commovente anche capire quanto il suo lavoro e la sua esistenza fossero spesso incastonati in una dimensione ludica, quasi infantile direi.

In definitiva, il merito principale di questa mostra è a mio avviso proprio quello di rendere giustizia all'immagine più vera di Mario Schifano, troppo a lungo schedato esclusivamente come artista maledetto sulla base della solita, mai pallosa triade.

Se volete vedere un uomo che in piena era postmoderna ancora si entusiasmava come un bambino nel vedere il sole che sorge, allora questa mostra è per voi. Siete ancora in tempo.

[Simone]




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