Recensioni
Razzapparte – Briganti cd (Anfibio Records, 2010)

Sunday 27 June 2010


Quando si parla di Oi! italiano che non sia revival degli anni ottanta, non riesco a nascondere la mia predilezione assoluta per i Razzapparte. L’ormai storico combo viterbese, in attività dal 1995, è forse l’unico gruppo streetpunk italiano che ha avuto il coraggio e il merito di prendere atto della fine di un ciclo “storico”, abbandonare formule ormai in decomposizione, farsi un esame di coscienza, prendere atto di nuove istanze musicali, ideali e umane e convertirle come sempre in musica. Non è poco, anzi, è tutto quello che un gruppo che non si reputa “fun” e che suona per trasmettere un messaggio dovrebbe fare. Il nuovo ciclo Razzapparte, inaugurato tre anni or sono con il pregevolissimo “Il drago e il leone”, prosegue con questo nuovo Briganti, forte – tanto per cominciare – di un artwork di copertina assolutamente fantastico, firmato dall’illustratore messicano CHema Skandal. Dopodiché sono lieto di annunciarvi che anche questa volta, scandagliando tra i solchi del cd e nelle pagine del booklet non troverete scoattate, slogan ripassati al tegame e minacce di morte per questa o quella categoria di pseudonemici, come da trito clichè Oi! adolescenziale. “Briganti” è un disco adulto, ragionato e realmente interessante, non solo duro e godibile: in altre parole, è il disco di una skunk band i cui componenti – pur non avendo cambiato intendimenti e bandiera – hanno semplicemente un modo di dire le cose diverso da quello di quindici e anche di dieci anni fa, e non lo nascondono. Gloria, stima e rispetto per loro.
12 pezzi 12 (ovvero 8 + outro e 3 dub), per un lavoro che pur non essendo un concept batte su tematiche concatenate e concatenabili: la militarizzazione progressiva dello stivale e del mondo, il precariato come arma dei ricchi in una società distrutta dalla crisi economica e dal naufragio della democrazia, la ribellione come ultima risorsa di chi piuttosto che vivere nella miseria e nell’infelicità sceglie l’illegalità come morte alternativa o alternativa alla morte. Non è un caso, del resto, che il disco contenga un pezzo dedicato a Ronnie Biggs (il celebre trainrobber che fu anche, nel 1978, guest-vocalist degli ormai implosi Sex Pistols) e ben due pezzi dedicati al brigantaggio nella Tuscia, ovvero la title track – un brano tra punk e reggae dove si distinguono chiaramente inserti campionati dal film “Tiburzi” di Paolo Benvenuti (1996), che trattava a sua volta del leggendario bandito viterbese – e “Tuscia rebel dub” – dove si parla invece del brigante grottano Luigi Rufoloni alias Rufolone – che include nel mix delle testimonianze audiofoniche raccolte da Flavio (il cantante dei Razzapparte, che è anche uno studioso di storia locale, ndr) presso un anziano autoctono. Non manca, in un impasto così vario e complesso, un potenziale anthem: “Ti odio”, di cui apprezzo moltissimo il refrain inarrestabile e la batteria legnosa, farà al caso di tutti voi che andate per le spicce.

Per me “Briganti” è un gran disco, senza se e senza ma. Continuo a pensare che i migliori dell’anno stiano arrivando tutti insieme, anzi, me ne convinco ogni giorno di più.

[Simone]

Per contatti, o per avere il cd: www.myspace.com/anfibiorude




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