Recensioni
AAVV – Welcome back to the Eighties colours cd (Psych-Out Records, 2012)

Friday 14 December 2012


Passo in rassegna questa compilazione con lo spirito di chi sta per masticare un qualcosa di troppo importante e complesso per essere esaurito in un pezzo di poche righe, ma tant’è, dunque facciamo un salto indietro nel passato remoto, fino alla porzione di anni ottanta che interseca il 1985 e il 1987. La Electric Eye di Claudio Sorge lancia in questi anni due volumi di una selezione vinilica intitolata, appunto, Eighties colours. Lo scopo – probabilmente documentario – è quello di mettere insieme il meglio del circuito psychedelic/garage/beat italiano dell’epoca, un sommovimento potenzialmente più underground (nel senso letterale di “sotterraneo”) dello stesso circuito punk-hardcore coevo. All’interno della doppietta, nomi come Sick Rose, No Strange, Birdmen Of Alkatraz, Four By Art, The Ugly Things, Allison Run, Pikes In Panic, Stepplejack e tanti, tanti altri. Venticinque anni dopo, Roberto Calabrò (già penna di Rumore, Rockerilla, Bassa Fedeltà, Rumore and more) pubblica il suo libro “Eighties colours. Garage, beat e psichedelia nell’Italia degli anni ottanta”, ed ecco che durante le serate di presentazione si riaccende la scintilla. Del revival? Non direi, dal momento che molte delle band dell’epoca sono rimaste attive con soluzione di continuità, o comunque non c’è stata un’uscita di scena dei musicisti che le componevano. Un nome su tutti: Lodovico Ellena, ideatore della compilation e presente qui sia con i suoi (arcinoti) Effervescent Elephants che come solo artist. Ma potrei dire anche No Strange, The Strange Flowers, Polvere Di Pinguino, Double Deck Five, I Barbieri. E come non parlare di Amerigo Verardi e Umberto Palazzo, i quali, dopo aver seguito strade separate di tutto rispetto (Il Santo Niente e Lotus, tra i tanti progetti degnissimi di nota), si ritrovano insieme per la prima volta dallo scioglimento degli Allison Run?
Il filo conduttore è il remake: 19 artisti/gruppi che si cimentano con la reinterpretazione di vecchie canzoni di altrettanti nomi di spicco dell’epoca “Eighties colours”. E ricominciamo col carnet da ballo… o forse no: per i nomi tornate all’inizio dell’articolo e fateveli bastare, anche se non sono tutti. E poi, sì, preserviamo l’elemento sorpresa.

Impossibile – e del resto improponibile – fornire una precisa mappatura delle carte migliori del mazzo: basti dire che un solo giro sul lettore basterà per inchiodarvi ai fuzz e ai riverberi, e che probabilmente questo disco esce nel momento giusto per ottenere il miglior feedback possibile, visto e considerato che – per quanto mi è dato di tarare in base al materiale che mi perviene qui su Lamette – la forza centripeta che attira lo stivale verso il neo-sixties è ora più irresistibile che mai.

Un must senza se e senza ma.

[Simone]

Ordini: www.psychout.it




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