Interviste
Klaxon

Wednesday 06 February 2013


Il presupposto per quest’intervista nasce nei meandri del bar del Villaggio Globale a Testaccio, con me che incontro i Klaxon dopo tanto tempo che non ci vediamo, e tra una birra e l’altra – con l’entusiasmo evidente di Andrea e Lorenzo – viene fuori che è uno di quei momenti di grazia da cogliere al volo perché Lamette – dopo tante lunghe chiacchierate rimaste inedite – dia voce definitiva al più “storico” dei gruppi punk capitolini ancora in attività, essendo lor signori in giro nientemeno che dal 1979. Risponde Lorenzo per tutti, riassumendo il sentire unanime dell’inossidabile band…
100Celle City Rockers on air!
D: Chi vi ha visto in azione recentemente si è trovato davanti un combo Klaxon rinnovato nella formazione e nell’energia già rispetto al passato prossimo di "Brutti, sporchi e cattivi", e una buona fetta di questi signori - quella che segue la band da cinque, dieci, venti o trent’anni, a seconda - si sta chiedendo immancabilmente cosa bolle in pentola: ci dipanate un po’ di nebbia?

R: Come avrai visto e come molti avranno saputo il nostro batterista storico Fabrizio ha deciso di lasciare il gruppo: questo nel momento in cui stavamo iniziando a provare le canzoni del nostro nuovo disco, che già esistono di fatto. Ovviamente questo avvenimento ci ha rallentato molto, visto che abbiamo dovuto dedicarci allo studio della scaletta dei nostri pezzi storici insieme al nuovo batterista, il nostro grande amico Peppe Gugliotta: colgo qui l’occasione per annunciare la sua entrata nei Klaxon. Detto questo, spero che a breve potremo proseguire con lui il lavoro iniziato con Fabrizio: quindi un po’ di nebbia è già stata dipanata, dato che la notizia è che stiamo preparando il nuovo disco.

D: Fin dall’inizio, le vostre canzoni hanno sempre espresso una dimensione personalissima e inusuale del punk italiano, nel senso che i Klaxon sono sempre stati un po’ cantastorie della Roma che fu, in bilico tra memoria cinematografico/letteraria e vita vissuta. Ma dove finisce Pasolini e dove iniziano il Uonna Club o le diramazioni di Centocelle?

R: Grazie per i cantastorie, perché è proprio una dimensione che ci piace e comunque chi ci conosce sa il perché di questa scelta artistica disco per disco, e per chi non lo sapesse lo spiego adesso.

Il nostro primo disco era un EP chiamato semplicemente Klaxon e conteneva 5 canzoni tra cui 2 in italiano: “Religion” e “Senza meta”. Inizialmente suonavamo un punk molto melodico – detto punk ‘77 – e a sfondo sociale, anche se ci è sempre piaciuta la canzone come racconto di vita vissuta. Qui eravamo nel 1984. Dopo questo EP ci siamo fermati e abbiamo ripreso a suonare come Klaxon nel 1995, dopo altre esperienze. Nel ’96 è uscito “100Celle City Rockers”: in questo disco effettivamente abbiamo raccontato la nostra storia punk, quello che ci ha lasciato dentro, e in ogni canzone c’è veramente un pezzo della nostra vita; è sicuramente la nostra autobiografia. Pasolini non finisce dove iniziano le diramazioni dei Klaxon perché insieme ai Clash è stato di grande ispirazione per noi. Inoltre, vivere a stretto contatto con i luoghi da lui raccontati è stato il viatico alle nostre canzoni. E devo dire che avere avuto il benestare a poter musicare una sua poesia (“Alla mia nazione”) da parte della famiglia è stato un grande onore.

D: Molti dei vostri pezzi pezzi iniziano con un nome o soprannome proprio di persona: Geronimo, Incubo, Denise, Jira e Sole... Quali riferimenti a fatti e persone reali contenuti nei dischi dei Klaxon NON sono puramente casuali?

R: A volte i nomi sono necessariamente veri perché legati a un ricordo e a una nostalgia. Altre volte, invece, abbiamo usato dei soprannomi per caricare il senso della canzone. In particolare hai citato “Incubo” e “Denise”: in questo caso sono nomi veri di nostri amici, invece Geronimo e Jira e Sole sono di fantasia.

D: Quali altre storie ci riserva il futuro? Qualche anticipazione sulle prossime canzoni in lavorazione, s’il vous plaît...

R: Per quanto riguarda il prossimo disco posso dirti che a differenza degli altri parla del nostro futuro sociale – che poi è la priorità di tutta l’Italia – quindi sarà molto più legato alla realtà che al racconto, cercando di non essere sloganistici ma sempre un po’ poetici.

D: Con il ritorno dei FUN e le nuove incarnazioni dei Bloody Riot capitanate da Roberto, sembra che il panorama musicale (street)punk della capitale ’80 si sia finalmente ricomposto, almeno per quanto riguarda i suoi act principali. Ma che cosa è cambiato, se è cambiato qualcosa?

R: Fondamentalmente per noi non è cambiato molto: se devo dire una cosa, è che sono contento che questa scena, questo genere – il punk-rock italiano, snobbato da tutti i media e tutti i professionisti della minchia della musica nazionale – sia sopravvissuto ed anzi pare goda di ottima salute. Guardo con stima e rispetto il ritorno sui palchi di gruppi degli anni ’80: segno che qui non si suona per caso, ma quasi per missione vitale e viva la faccia.

D: Perché tutti questi anni di silenzio, mentre il testimone passava a una seconda generazione? Secondo voi cosa ha tenuto i gruppi italiani della prima ondata mediamente lontani dai palchi e spesso anche dal giro, a cavallo tra la fine degli ottanta e la prima metà dei novanta?

R: Non so se ci sia un motivo unico per tutti, sta di fatto che a un certo punto negli anni ’80 c’è stata un’esplosione di gruppi glamour, hard rock, post punk, come del resto in tutta Europa, e anche molti gruppi italiani hanno fatto questo percorso di ricerca musicale: mi ricordo i nostri amici, i Cani di Pesaro, che diventarono i Boohoos, tra l’altro molto bravi. Noi invece mettemmo su i Garçon Fatal. Devo dire che comunque il nostro era comunque un approccio sempre punteggiante: per noi quello era il naturale sviluppo dei Klaxon, anche se con tematiche e testi più intimisti.

D: Avete già un titolo in mente per un disco nuovo e/o un eventuale orientamento sulla produzione? Real punk come "100Celle City Rockers", l’EP e "Brutti sporchi e cattivi", o punk-rock "contaminato" come "Vita agra"?

R: Come ti ho anticipato prima sarà un disco realistico con testi sociali e musicalmente vario, tra punk, ska e folk. Poi l’arrivo di Peppe alla batteria sicuramente darà stimoli diversi, rendendo le canzoni ancora più potenti. Il titolo ancora non lo abbiamo deciso, e non so alla fine come stile come sarà, anche perché spesso cambiamo in corso d’opera: nel mio intimo spero che venga fuori un disco real punk e contaminato allo stesso tempo, e che sappia molto di Klaxon.

Last but not least: microfono aperto, proclamate liberamente tutto quello che avreste voluto dire e non vi ho chiesto.

Vorremmo dire che ti ringraziamo per questa intervista e ringraziamo tutti quelli che ci hanno seguito in questi anni: Grazie, veramente.

[Simone]

Per contatti: http://myspace.com/klaxon100celle




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