Recensioni
The Bone Machine – Giù nel mio Inferno cd (Billy’s Bones Records, 2013)

Tuesday 17 September 2013


Negli anni ho tirato fuori più scuse di un’adultera, ma voi sapete perfettamente che questa è la mia webzine e che come tale è uno spazio franco dove faccio un po’ come cazzo mi pare, all’anarchica maniera. Così torno alla carica con il nuovo The Bone Machine, già pronto in tavola durante questa torrida estate, disponibile in anteprima su Bandcamp (dove si può anche acquistare in versione mp3 per 7 miseri euri), e alfine impiattato egregiamente con uno dei migliori artwork in scratchboard colorato che Rocco Lombardi abbia mai sfornato in tutta la sua carriera: e ve lo dice uno che ha li visti tutti, ma proprio tutti, in originale cartaceo.
Giù nel mio Inferno – per quanto ne so da informazioni apprese sul campo (di battaglia) – è un disco che ha conosciuto una lunga gestazione, e che volontariamente o involontariamente segna un po’ un ritorno alle classiche sonorità psychobilly della Banda dopo le incursioni mediterranee del precedente “Sottoterra”. 12 pezzi 12, per una scaletta in cui i buoni cugini si dilettano in una pratica che stavolta mi sembra tutt’altro che accidentale: la concezione di hit.
Mi spiego meglio perché sia chiaro che il marciume e la blasfemia che dalla fine degli anni ’90 fanno da trademark sono intonsi e semmai peggiorati con l’avanzare dell’alcolismo e dell’età. C’è il bluesaccio malato (vedi la title track o “Ragazzo mio”, ovvio rimando/tributo all’omonima canzone di Tenco), ci sono gli stomp (“Surf nella palude morta”), ci sono le mazzate da balera come da copione (“Ho il diavolo in corpo”, “Libero e selvaggio”, il remake del classico “Abbiam portato birra alla tua festa”), e poi ancora armoniche, piano, mandolini, dobro, scacciapensieri addizionali (provveduti di volta in volta dagli amici The Baron, Andrea Caovini, Edoardo Grassi o dallo stesso Jack).

C’è di nuovo però che “Era il Re” è a tutti gli effetti un singolo: una canzone dal refrain ossessivo, assolutamente indimenticabile, e un tributo più oggettivo che fantasioso all’ultimo, sudato, impasticcato, obeso, depresso, fattissimo Elvis Presley, caduto nel cesso dorato di casa sua come su un campo di battaglia del rock’n’roll (significativo anno di disGrazia 1977). Non è un caso neanche che il pezzo sia stato affidata alla regia di Federico Zanotti per il primo video dei nostri, visionabile QUI. La canzone che fa il paio, inusualmente collocata subito a seguire in scaletta, è “Ho un buco nella testa”.

Si chiude con una discesa nella “Città dei Morti”, che è un po’ come dire che la Banda suona i Gozzilla, o i Gozzilla si risuonano in parte, o che i Gozzilla e la Banda sono due emanazioni della stessa diabolica entità. Da avere a costo dell’animaccia vostra, che diventi d’alabastro.

[Simone]

Per contatti, o per avere il cd: info@billysbones.it




Questo articolo proviene da:
http://www.lamette.it

L'URL per questa news è:
http://www.lamette.it/modules.php?name=Live_News&func=LiveNewsView&nid=2158