Recensioni
Dead End Street – Dead End Street 7’’ (Hellnation, Aggrobeat, 2013)

Monday 04 November 2013


Sono diversi giorni che faccio girare questo microsolco avanti e indietro, anche se di solito per dire quello che ho da dire un ascolto mi basta, e più spesso attacco a scrivere mentre il disco sta ancora frullando sul piatto. La questione è semplice: sulle prime temevo di perdermi qualcosa per strada, poi in seconda battuta mi sono reso conto che mi piace, in terza che mi piace molto, e infine che può rimanere lì per un mese almeno. Dead End Street è un sette pollici che va dritto al sodo, e certamente Damiano Costantini non smentisce il suo trademark inossidabile nel tempo: uomo dalle mille band, in quindici anni che lo conosco ha suonato con quasi tutti i gruppi hardcore/streetpunk capitolini che contano (Bierkampf, Colonna Infame, Strength Approach, Payback, saltuariamente devo averlo visto anche con i DUAP) ed è stato contemporaneamente albero motore di un numero non quantificabile di concerti, compilazioni, etichette, tour, gemellaggi, enodegustazioni, rapine al treno. Trasferendolo fisicamente in Toscana il prodotto non cambia: Damiano ti raccoglie un manipolo di fiancheggiatori provenienti da vari altri circuiti più o meno iperattivi – quello fiorentino in primis – e nel giro di un anno e mezzo ha un nuovo gruppo con un nuovo disco che ha infilato una nuova serie di concertoni. Non contento, scrive anche i testi e rileva le linee vocali. Do not try this at home, verrebbe da dire ai dannati giovani del pubblico.
4 pezzi 4 per il quartetto, che a livello di sonorità si aggira tra i Rose Tattoo (“Outlaw”, la mia preferita, è un chiaro tributo agli australopitechi, e quel “Livin’ on the edge is all he needed” è da film d’azione) e i Social Distortion (la cui vena folk, cantautoriale e un po’ retrospettivo/nostalgica, salta fuori potentemente, ad esempio, nella title track). In realtà io ci vedo molto di più di una valevole band che si ispira a qualcuno o qualcosa, e colgo l’occasione per auspicare un futuro approfondimento della linea autoreferenziale. Ciò detto e controfirmato, 340 copie tra vinile nero e arancione per questa coproduzione italo-olandese che sì, dovete avere perché è una delle migliori cose dell’anno. Sono amici ma non conta, se uno è bravo è bravo.

[Simone]

Per ordinare il disco: robegagl@tin.it




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