Recensioni
Stephen King - On writing (Sperling e Kupfer, 2000)

Sunday 07 April 2002


Stephen King: inventare storie? Meglio della droga





“Senza la scrittura, non ce l’avrei fatta. Mi sarei ubriacato o drogato fino a morte, oppure ammazzato o qualche altra dannazione. La scrittura è come una grande pompa che mantiene la pressione gradevole e costante. Permette di sfogare ogni ingorgo dell’anima, perché affiorano tutte le insicurezze, le paure… Ed è anche un bel modo di passare il tempo.” Questa la risposta del grande romanziere Stephen King alla domanda “Come sarebbe finito, se non avesse fatto dello scrivere un lavoro?”. La dichiarazione, parte di una delle pochissime interviste concesse, preludeva alla pubblicazione di “On writing” (“Sulla scrittura, autobiografia di un mestiere”). La parte iniziale di questo attesissimo libro è stata scritta prima del drammatico incidente che ha bloccato a lungo King, uscito vivo per miracolo dall’investimento da parte di un furgone nel giugno ’99. La seconda parte, invece, è stata scritta dopo quest’episodio, in un momento di forte depressione, quando l’autore era ancora costretto a spostarsi in carrozzella. Il dolore fisico e psicologico ha però condotto il “re dell’horror americano” alla presa di coscienza che la letteratura era stata la sua salvezza ed un solido punto di riferimento per il futuro. “On writing” rivela inoltre che la crudele governante di “Misery non deve morire”, che, guarda caso, sevizia uno scrittore sulla sedia a rotelle, deve essere considerata l’icona della schiavitù dell’alcool e delle sostanze stupefacenti, sotto i cui effetti l’autore scrisse “Shining” (poi trasposto sul grande schermo da Stanley Kubrick con la memorabile interpretazione di Jack Nicholson) ed anche “Cujo”, che lo scrittore del Maine non ricorda nemmeno di aver scritto. Particolarmente interessante le pagine in cui King spiega che, per giustificare il proprio alcolismo, aveva adottato la famosa “Difesa Hemingway” (“come scrittore sono molto sensibile e vulnerabile, ma sono anche un uomo, e i veri uomini non cedono alla loro fragilità. E quindi continuo a bere. E poi lo reggo bene. Un vero uomo lo regge sempre. Come potrei, altrimenti, sopportare l’orrore esistenziale e continuare a scrivere?”). Il libro si conclude con l’affermazione che “la scrittura è stata più efficace della morfina per superare il trauma dell’incidente”.

[Fernando Bassoli]




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