Recensioni
Filippo Scòzzari - Prima pagare poi ricordare (Castelvecchi, 1997)

Monday 20 May 2002


Un'autobiografia impietosa, ma soprattutto il ritratto di un'epoca. Il mitico disegnatore bolognese Scòzzari (che sembra sia particolarmente interessato all'esatta pronuncia del proprio cognome, tanto da accentarlo costantemente su ogni copertina che lo riporta), oggi collaboratore di Blue, ma soprattutto scrittore, ripercorre per tappe quella che è stata in effetti la storia ufficiale e ufficiosa della "nouvelle vague" del fumetto italiano: dal caotico 1977, caratterizzato, come tutti sanno, da un universo studentesco fatto di occupazioni, manifestazioni, scontri in piazza, diffusione dell'eroina su larga scala, militanza e pseudo-militanza, fino alla fine dei pacchiani anni ottanta, passando per testate storiche e imprescindibili, quali Re Nudo, Cannibale, Frigidaire, Il Male.

Nelle 230 pagine di questo volume compaiono almeno una volta tutti, ma proprio tutti, gli artefici fondamentali del fumetto fondamentale italiano: ovviamente, non parlo né di Sclavi né di Bonelli.; fumetto d'autore, intendo. Dagli illustri compagni d'avventura dello stesso Scòzzari, cioè i compianti e geniali Andrea Pazienza e Stefano Tamburini in primis, seguiti a ruota da Tanino Liberatore, Massimo Mattioli e Vincenzo Sparagna, fino a giungere a nomi illustrissimi, estinti e indimenticati come Bonvi e Pratt.

Nella cronaca settantasettina delle prime cento pagine non manca poi un lungo e doveroso excursus sul giro musicale simil-punk della Traumfabrik, storico squat bolognese poi purtroppo distrutto dalla ròbba (ve li ricordate i Gaznevada?).

In definitiva, il motivo per cui, a mio avviso, questo libro vale abbondantemente anche il doppio dell'effettivo prezzo di copertina (9 €, credo) è da ricercarsi nel valore documentario del medesimo: Scòzzari costituisce infatti uno dei sempre meno frequenti casi, all'interno della letteratura italiana ultima, in cui ne uccide più la penna che la spada. Impietoso, crudo e cinico, esattamente come quando disegna, traccia dall'inizio alla fine un quadro così veritiero della passata situèscion, che non trova il tempo neanche di risparmiare se stesso.

Insomma, a oltre vent'anni di distanza, le stelle & le stalle, il meglio & il peggio, la storia & la leggenda del fumetto nostrano. Matita o penna che sia, chissenefrega. L'importante è che produca tagli e lesioni.

L' ennesimo centro della Castelvecchi.

[Simone]




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