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Speciale Andrea Pazienza su Frigidaire N° 204

Sunday 23 June 2002


A distanza di ben quattordici anni dalla sua prematura scomparsa, torna temporaneamente Paz! sulle pagine di Frigidaire, con uno speciale ben di undici cartelle costellate di fotografie e imperdibili disegni del nostro. Così il fondamentale e redivivo giornale, come sempre diretto dall’infaticabile Vincenzo Sparagna (che lo fondò nel 1980), ha voluto ricordare il suo più celebre collaboratore e insieme l’autore di una valanga di classici assoluti e irripetibili del fumetto italiano di tutti i tempi. Ardua sarebbe in effetti l’odierna ricerca di un italiano non abbia mai letto la celeberrima Paz-trilogia composta da Pentothal, Pompeo e Zanardi: più facile sarebbe trovarne uno con tre palle.

Paz, al secolo Andrea Pazienza (1956/1988), vissuto a cavallo degli anni settanta e ottanta tra San Severo, Bologna, Roma, Montepulciano e chissà quali altri brani remoti del pianeta, è da considerarsi oggi, in quanto parte indelebile dell’immaginario nazionale, nonché oggetto di culto da parte di estimatori e collezionisti, una rockstar assoluta del fumetto italiano, cioè esattamente come egli stesso si era già definito negli ultimi tempi: il nostro ebbe di fatto la fortuna di abbracciare, con il suo validissimo, delirante ed eclettico tratto, i punti cruciali di un’epoca confusionaria, caotica, e, al tempo stesso, determinante nei confronti del nostro ormai nostalgico presente.

Il punk non passa certo inosservato nelle opere di Pazienza, così come il nonsense esistenziale, la degenerazione sociale, l’individualismo più sfrenato, la diffusione delle droghe su larga scala e le sommosse studentesche del ’77 sono tutti argomenti che trovano in lui un degno quanto disincantato Omero. Per farla breve, l’instabilità cronica, i voli pindarici e le fantasie neo-avanguardistiche di Paz gli sopravviveranno, probabilmente, in eterno.

Che poi quest’albo esca poco dopo lo strombazzatissimo film di Renato De Maria, in fondo, a noi di “Lamette” poco ce ne frega. Non è probabilmente un caso, ma tant’è che con tutta la merda Bonelli che circola indiscriminatamente sull’insoppressa scia di Dylan Dog, il vero fumetto italiano d’autore, cioè quello che dovrebbe trovare sempre posto in ogni edicola del pianeta, è bello anche solo rimembrarlo come si fa con i fasti passati.

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[Simone]




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