Coprophagus
Chi è sepolto in quella casa? (Usa 1985, col, 93’) di Steve Miner

Saturday 11 August 2001


con: William Katt, Gorge Wendt, Richard Moll, Kay Lenz, Michael Ensign




Ecco a voi uno dei più atroci yankee-horror di serie zeta mai usciti dalla fogna degli anni Ottanta. E non so se mi spiego.
Procediamo per ordine: partiamo dal plot della pellicola in questione.

La storia portante è senza dubbio talmente improbabile e improponibile da rasentare la comicità d’avanspettacolo. Gli ingredienti ci stanno tutti: la casa stregata piena di fantasmi appariscenti e rumorosi (stile versione discount di La Casa, 1983 e Ghostbusters, 1984, tanto per citarne un paio); lo spettro volgar-politicoide della terribile guerra del Vietnam, altra cosa originalissima e mai proposta prima, qui addirittura in versione antropomorfica; infine, il luogo comune dello scrittore di successo che cerca un temporaneo isolamento per partorire il suo nuovo libro (quest’ultima cosa manco vi voglio dire a quale film di Kubrick l’hanno fottuta, perché rischierei sinceramente di offendervi).

Ricapitolando, dunque, il risultato del concatenarsi di cotanta sfilza di geniali intuizioni in sede di sceneggiatura risulta essere il seguente: la vita di Roger Cobb, lo scrittore di cui si parlava, è tormentata dalla casa malefica, che è infestata, com’è logico, dagli spiriti. Agli spiriti, chiaramente, fa capo la salma rediviva di un ex-commilitone di Roger, morto, guarda un po’, in Vietnam. Il fantasma cattivo ha poi rapito il figlio di Roger Cobb (solo Steve Miner e Tiziano Sclavi avrebbero potuto approvare un nome del genere…), ma Roger è buono e vince, liberando la povera creatura. Per premio, gli resuscita pure la moglie, a cui ha sparato alla fine del primo tempo perché era diventato un mostro orrendo.

Veniamo ora alla recitazione: il protagonista, William Katt, recita con l’enfasi di uno spaventapasseri, ed ha la faccia del classico americano mangiatore di Kellog’s, nonché lo sguardo ceruleo e spiritato dello Schillaci di Italia ’90. Solo per questo l’intero casting merita un plauso. Il capo dei cattivi, ahimè, somiglia invece in modo impressionante al nostro Adriano Pappalardo. Il doppiaggio italiano, in compenso, è pessimo e totalmente fuori sincrono nel caso del 90% delle battute pronunciate: gli addetti (ma mica tanto addetti) l’avranno certo improvvisato in tempo reale, anticipando tra l’altro di molto la Gialappa’s Band.

Questo immane capolavoro della storia del cinema avrà poi un più celebre seguito, datato 1987 e titolato La casa di Helen.

Vedetevelo voi che io non me la sento.

[Simone]




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