Recensioni
Angelo Zabaglio - Il figlio di Bruno (Edizioni Il Foglio, 2002)

Thursday 16 January 2003


Vicenda realistica - vagamente bukowskiana - sugli effetti psocofisici del patrimonio genetico (nel caso in questione: amore per stupefacenti, il Dio denaro e le immancabili belle donne) trasmesso di padre in figlio.

Col suo primo romanzo, il giovane esordiente Angelo Zabaglio dà prova di buona facilità di scrittura, segnalandosi all'attenzione della critica letteraria anche per l'evidente verve polemica attraverso una narrazione più splatter che pulp, sempre godibile e a tratti avvincente.

Classico romanzo di formazione, in qualche misura un "On the road" del terzo millennio, l'opera tratta il sempiterno tema del rapporto con le droghe, responsabili dei divertenti deliri onirici dei protagonisti.

Il surrealismo allucinato delle immagini che prendono lentamente corpo sulla pagina si mesce alla triste attualità, fino a confondersi con essa, e diviene il pretesto per un'analisi sociologica che non può evitare di rivolgere l'indice accusatorio verso un ambiente urbano pesantemente inquinato dal consumismo dilagante).

"Il figlio di Bruno" può dividersi in due parti, e l'autore si preoccupa giustamente d'evidenziarlo nella breve introduzione.

Vi è infatti un significativo mutamento di linguaggio e stile di scrittura, che s'impenna progressivamente verso un registro più duro.

Un cambiamento funzionale a dare la percezione del trascorrere di un lasso temporale di 22 anni: un "Grande Nulla" che il figlio di Bruno cerca disperatamente di colmare, pur scontrandosi con le mille, inaccettabili bassezze del mondo che ci circonda.

Una storia che non vuole dichiaratamente essere né un inno alla droga, né un auspicio della sua proibizione. E' solo una storia. Vera. Con tutti i pregi delle storie autentiche.

Ricche di umanità e anche di un dolore che strizza l'occhio alla riflessione sull'assurdità della condizione umana in una società, la nostra, che non sembra più in grado di rispondere alle istanze dei giovani.

Tra le chicche del suo libro segnalo il titolo dell'ultimo capitolo: "Stato di benessere: impressione di vivere in un mondo senza problemi". Parole che dicono tutto circa il disagio esistenziale dei ragazzi. Da "Il giovane Holden" di Salinger è passato parecchio tempo, ma pare non sia cambiato granché...

Angelo Zabaglio, Il figlio di Bruno, Edizioni Il Foglio, pp. 41

Note: l'opera può essere richiesta all'editore via e-mail: lupi@infol.it

[Fernando Bassoli]




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