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Samantha

Friday 27 June 2003


Samantha è una strana persona, è vestita di viola ed ha un grande naso, la pelle olivastra, e i piedi sgraziati, È una di quelle che passano inosservate, sempre infagottate in golf più grandi di lei, con le curve oramai gonfie e flaccide sotto le gonne veramente "smoscia cazzi" come solo lei sa indossare. È però anche una donna sensualissima, ma se lo è dimenticato, o sembra che se lo sia dimenticato, una donna dalle grandi tette e dai fianchi prorompenti con un bel culo a cuore che sa fare dei giochetti con la bocca che solo lei può fare. Una donna che si nasconde agli occhi indiscreti della gente, ma che sa trovare il modo per scopare. Dietro alla sua scrivania da bibliotecaria, infatti, guarda tanti bei giovani studenti e scruta dietro la sua montatura rigorosamente nera, tutti i bei culi che gli passano davanti.

E ce ne sono tra i giovinastri che frequentano la sua biblioteca di provincia, sono un po' brufolosi questo sì , ma sanno il fatto loro. Con uno di questi c'ha anche avuto una storia che è andata avanti per un po'. Ma poi è andata a puttane quando la madre di lui li ha scoperti nel cesso della scuola di tedesco, dove si davano appuntamento.

Era come se lo sapesse, che sarebbe successa questa cosa, un po' come se l'avesse cercata, lei vogliosa di trasgredire, al comune senso del pudore.

Era un pomeriggio afoso di luglio. La sua biblioteca, i suoi libri, il suo pc, le sue scale che l'aiutano a passare da un angolo all'altro del suo luogo di lavoro, una biblioteca appunto, tutto era studiato per annoiarla, e lei in questa noia si crogiolava, si lasciava scivolare, nel tedio e nel sudore delle sue ascelle, nella puzza delle sue scarpe, nelle incrostazioni mai lavate del suo cesso connesso alla biblioteca, dove però almeno riusciva a guardare i corpi dei suoi frequentatori, da un buco che aveva fatto alla parete, con un trapano, da qualche anno.

Lì aveva scoperto traffici illeciti e si ritrovava ad essere diventata una guardona, libidinosa e sguaiata. La sua biblioteca era un luogo, una porta d'accesso alla sua sensualità, una biblioteca dove fa giochetti, con le mani, se le mette sotto i vestiti, e giù a smanettare, e dove spia i suoi frequentatori, dove legge instancabilmente sino a notte fonda, dove si commuove anche quando incontra lo sguardo rassicurante di qualche giovane ragazza, che sembra capirla bene...

Sin da quando era piccolissima aveva avuto delle pulsioni altamente erotiche, e poi si era lanciata nello studio e via così la sua fase topo aveva avuto il sopravvento. E così, la Samantha sensuale aveva lasciato il posto alla studiosa e pedante donna dei libri.

Adesso è di nuovo seduta, alla sua scrivania, nella sua biblioteca comunale, tutta bianca e con le finestre che danno sulla strada, si guarda in giro, con occhio malsano. Vuole sventrare qualche topo, quei topi che infestano la sua biblioteca, che le rosicchano i libri e cacano.

Oggi non ci sono tanti ragazzi, come mai, sarà la bella giornata, c'è una luce che attraversando le tapparelle, che ha tirato giù, brilla sulle pareti la luce, luce, luce, disegnando dei tratti sul muro. Si avvicina alla scala a chiocciola che porta nel sottotetto, e sale; deve cercare dei vecchi numeri di una rivista porno, dove c'è la sua eroina, che l'aiuta a passare qualche minuto lontana da lì, lontana dalla sua biblioteca bianca dove c'è molta polvere, poca luce, e molti scarafaggi d'argento... Si gira di scatto sente una voce, ma non è possibile. Non è possibile, è una voce che la chiama, la invita . Meglio spegnere la luce e andare di sotto. Sta arrivando ancora qualcuno e gli deve fare la tessera. È un tipo rugoso, che non riesce quasi più a muoversi, che le chiede un libro di Virginia Woolf.

Samantha è ancora lì nella sua biblioteca, è un altro giorno, di un anno dopo, è stanca. La biblioteca ora la stanca, quel posto dove è arrivata a seguito di un lungo peregrinare che l'ha portata a stare in un bar, fare la sarta, aggiustare gli ombrelli, guardare i bambini, fare il pidè e spolverare l'argenteria della principessa Matilde. Tutto questo l'ha anche portata ad amare in modo smodato le scarpe con tacchi a a spillo verde pisello, e collane di strass e baci perugina. Perché quando era al bar arrivavano spesso signorine con le scarpe a spillo verde pisello, e con loro solo con loro era riuscita ad intrattenere delle amabili conversazioni. Si incontravano quando lei staccava e andavano a passeggiare per Borgo Pio di notte, quando non c'era nessuno.

Le collane di strass erano quelle che indossava la sua capo sarta, che per lei era stata un grande punto di riferimento in quegli anni nei quali era stata a Milano. Abitava vicino ai navigli e lavorava a cottimo per una grande casa di moda, frequentava via montenapoleone e lì aveva conosciuto anche parecchi modelli, che l'avevano saputa amare, come pochi suoi amanti. Aveva fatto anche la guida turistica per un po', vivendo questo stato constantemente tra squillo e chiarlie's angels, vieni c'è un gruppo da fare, vieni a salvarmi il culo, non so più a chi chiederlo.

I Baci Perugina, li mangiava sempre quando spolverava il Salotto della principessa matilde, pronipote del Bonaparte che viveva a Parigi, ma che se li faceva venire espressamente da Parigi perché ne andava pazza. Si mettevano il pomeriggio a chiaccherare Madame Matilde e le sue amiche, vestite di tutto punto con i loro ninnoli e lei di nascosto apriva l'armadio in salotto, dove c'erano i rifornimenti e mangiava in preda ad un attacco di bulimia da manuale tipico, tant'è che molte volte doveva cercare lei stessa dei sistemi per trovare i baci perugina perché presa dal raptus della ghiotta libidine del cibo, gli finiva tutto e poi chi la sentiva. Samantha vive ancora con la mamma il papà e il fratello Alfredo e la cognata Amelia. Sono tutti insieme in questo grande casale, a tavola a cena, la mamma ha preparato dei buoni manicaretti tutti sono felici e contenti. L'unico problema è che Samantha un giorno si è svegliata ed ha deciso di fare a pezzi tutta la sua santa famiglia. Quella famiglia che si l'aveva castrata, ma l'aveva anche malmenata, l'aveva distorta e così, indecisa sul come farla pezzi, se con un coltellone da macellaio o un bisturi naturalmente da chirurgo aveva deciso per l'ultima ipotesi ma forse perfetta : delle pressioni profondamente e meticolosamente create per espiantare la psiche dei suoi coinquilini. Ora, in realtà, sono tutti ricoverati in un reparto blindato e guardano il soffitto di piastrelle bianco latte vestiti a forza in una stretta camicia.

[Dafne Subotnik]




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