Recensioni
Leonardo Moro - Rumore dal nulla (Il Foglio, 2003)

Thursday 21 August 2003


Leonardo Moro è nato a Spoleto nel 1985. Ama ripetere che “scrivere è come respirare. Non potrei vivere senza scrivere”. Dalla sua passione è nato un primo libro (“Tuoni e Suoni” – Firenze Libri). Segue Rumore dal nulla, pubblicato da “Il Foglio” nel giugno 2003.
Secondo il critico Gordiano Lupi “in questi versi scopriamo un ragazzo che rifiuta le costrizioni scolastiche e i falsi miti della televisione. Ci sono le sue speranze riposte nella Letteratura.
Ci sono le consonanze con Rimbaud, Salinger, Bukowski. Ci sono le difficoltà del quotidiano di fronte alla vita reale che quasi mai è come la si vorrebbe. Un’esistenza che fa vittime, soprattutto tra chi non accetta di vivere uniformato alla filosofia del gregge. Moro vive a distanza di sicurezza dalla sua vita, usa le parole come uno scudo ma pure per fare un po’ di baccano. E dalla danza delle sue parole, dal rumore che fanno, esce fuori quello che lui stesso chiama un rumore dal nulla”. Uno sforzo creativo che nasce dunque dalla fustrazione (accade molto spesso), dalla consapevolezza di essere diverso ed unico, dalla volontà di volersi sottrarre all’omologazione a tutti i costi, all’eterodirezione preordinata da figure di riferimento che non meritano di occupare determinate posizioni (es. certi sedicenti docenti che tutto fanno tranne comunicare il proprio sapere). Ma Moro ha un grande pregio: conosce l’arte dell’ironia. Non piagnucola, insomma. Perché ha trovato una strada per esprimersi fino in fondo, per guardarsi allo specchio la mattina con fiducia in un domani diverso, migliore: la Poesia, la Letteratura, la forza terapeutica rigenerante della parola evocativa, musicale.

Vecchio Moro,
non è il caso di disperarsi.
E tantomeno di piangere.
Guardati allo specchio,
quando ti senti perduto.

(da “Polvere”)

Oh letteratura, salvami il culo.
Oh letteratura, tirami fuori da qui.

(da “Oh letteratura”)

Ha scoperto qualcosa che gli altri non sanno e non a caso cita Bukowski (“Io sono un genio ma nessuno lo sa tranne me”). Perché Moro ha occhi per osservare davvero chi gli sta intorno… e quel che vede non gli piace.

Il sabato le strade sono piene di gente, che
non va da nessuna parte.
Eccoli tutti infilati nelle loro
vite.
Ad aspettare la sera, che arriva, che
arriva.
Per andare fuori a cena,
per vedersi,
per bere,
per parlare,
per guardare la partita,
per pomiciare con le loro donne.
La gente non può stare senza il sabato pomeriggio.
Finisce per morire.
Io sto bene con me stesso.

(da “Sabato pomeriggio”)

Personalmente credo sia davvero facile idenfificarsi con gli stati d’animo immortalati da questo giovane poeta. Tutti siamo stati adolescenti. E tutti siamo rimasti disgustati dal Grande Schifo che ci circonda.

Qual è dunque, in estrema sintesi, la realtà esistenziale di Lonardo Moro, oggi? Ecco la risposta:

Sono come immerso in una
dimensione
mostruosa.
Un nulla.
Dove ho solo le parole.
Solo parole per difendersi.
E queste parole, sono uno scudo.
E servono anche per fare un po’ di baccano.
Un po’ di rumore. Ne esce fuori,
un rumore dal nulla.

(da “Distanza di sicurezza”)

Leonardo Moro, Rumore dal nulla, Edizioni Il Foglio, pp. 53, Euro 7,50

[Fernando Bassoli]




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