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Charles Bukowski, un poeta senza etichette (a parte quella della birra)

Tuesday 08 March 2005


Non voglio parlare di Bukowski poeta e tesserne le lodi, sarebbe facile e noioso e poi non sono un critico di poesia ma un lettore affamato e curioso di nuovi testi che mi va di consigliare ad altri. Quindi più che parlare del poeta voglio farvi leggere e assaporare le liriche di Bukowski (che liriche non sono) e dirvi soprattutto dove potete procurarvi i testi fondamentali. Un volumetto di poesie è ancora in catalogo negli Oscar Mondadori (Poesie 1955 – 1973) ed è forse il più rinunciabile. Molto importante invece è la trilogia delle poesie postume: Quando eravamo giovani, La canzone dei folli e Il Grande, edita da Feltrinelli.
Dicono gli esperti che le traduzioni presentano delle pecche, però c’è il testo a fronte e chi sa di inglese può cimentarsi da solo. Su Bukowski poeta le cose migliori le trovate da Minimum Fax e io vi raccomando due raccolte che possiedo: Si prega di allegare dieci dollari per ogni poesia e Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio. La collana è Sotterranei e le traduzioni (ottime) sono di Christian Raimo e Tiziana Lo Porto. La Minimum Fax sta facendo un lavoro egregio di ristampa e di riscoperta di tutta l’opera poetica di Charles Bukowski e dell’opera narrativa di Raymond Carver. Vi consiglio di procurarvi questi volumi davvero preziosi per un amante della buona poesia. Per restare a Bukowski trovate anche: Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere, Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena e due volumi di lettere (Urla dal balcone e Birra, fagioli, crackers e sigarette). Adesso che vi ho dato le coordinate per farvi una cultura sulla poesia di Bukowski lascio la parola a qualche lirica scelta da Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio nella traduzione di Tiziana Lo Porto.

Il vecchio giocatore di cavalli

ha addosso gli stessi pantaloni
lo stesso cappotto
le stesse scarpe
giorno dopo giorno.

gli penzola il lembo della camicia.
ha le scarpe slacciate,
i capelli bianchi e
spettinati.
sta diventando calvo.

lentamente va a fare le sue
scommesse, poi
lentamente torna al suo
posto.

guarda ogni corsa
senza emozione.

si aggrappa solo
a una cosa che è impossibile.

è così stanco.

il vecchio giocatore di cavalli.

i cieli, le montagne,
la musica, non c’è nulla che
gli importi.
lui è aggrappato all’
impossibile.

Corso di scrittura creativa

sono colpevole, ne ho frequentato uno
all’università
e la prima cosa che ho capito è che lì dentro
ne avrei potuti battere
2 o 3
in un colpo solo
(dico
fisicamente)
e
logicamente
questo non era un modo per misurare
la creatività.

notai pure
che i consigli dell’insegnante
su cosa fare
e cosa non fare
per diventare uno scrittore erano
cose abbastanza anonime e scontate
che non portavano da
nessuna parte.

qualche scritto degli studenti
veniva letto a lezione
e trovavo imbarazzante quanto
non fossero all’altezza.

io stavo seduto da solo all’ultima fila con
lo sguardo torvo
notando anche che
gli uomini non sembravano uomini e
le donne non sembravano donne.
ma ancora una volta
questo non era un modo per giudicare la creatività.
anche se quanto producevano
somigliava
a quello che erano.

bene
alla fine il prof mi diede
“A” per tutti gli scritti che
gli avevo consegnato
ma un “B” complessivo per
le troppe assenze.

sapevo pure che
tutti gli studenti di quel corso
tranne uno
erano
creativamente spacciati.

e anche quell’uno
avrebbe dovuto aspettare di avere cinquant’anni
prima che la sua opera
venisse minimamente presa in
considerazione.

un po’ di più
di quanto lui stesso
si
aspettava.

[Gordiano Lupi]




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