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Ibridazione

Monday 22 October 2001


Il cuore in latex pulsante della grande città vomitava nei vicoli oscuri della periferia virtuale un'orda di protoscimmie ermafrodite e lobotomizzate, collegate al televisore acceso da un sistema di cavi ottici culminanti negli appositi elettrodi occipitali.

Ed era un'orgia di beata ignoranza: creste colorate, simboli esibiti in compresenza e contraddizione, occhiali senza lenti e senza montatura, giubbotti a specchio, stimmate metalliche praticate a mucchi nella carne viva, in un irrefrenabile impeto lesionista e autolesionista. Il tutto avvolto da fumigoni, catarifrangenti, palle abbaglianti e vapori amniotici dal sentore soporifero e sacrale.

La musica copriva ogni cosa, senza rivestire alcun significato per nessuno dei corpi oscillanti nella tromba delle scale al neon blu, mentre un perpetuo saliscendi perturbava l'ubicazione di coloro che inalavano questo o inglobavano quell'altro.

Il tutto avveniva ovviamente e irrevocabilmente di sabato: il rito si ripete tuttora ogni sabato ed è riservato solo ai fedeli, cioè a coloro che riescono a dimostrare la propria devianza di fronte a un'apposita commissione esterna.

Durante le celebrazioni tutto è apparentemente libero, cioè droghe libere e sesso libero, ammesso che la libertà possa riguardare solo questi due fattori e ammesso che si possa prescindere in una singola notte dai recessi psichici di un codice di castrazione basato su datati imput cattolici, cratocentrici, aculturali e perbenisti.

L'ibridazione culturale, il mix incongruo di bandiere e simboli, è tutto quello che ci resta. La cultura mutante ha sostituito, già prima degli albori del ventunesimo secolo, il lume della ragione, divenuto prima candelina e poi moccolo. In cambio, come sempre, ci ha lasciato il vuoto.

Il vuoto dietro la sottocultura, dietro l'assunzione di stimolanti lisergici, dietro la chetamina in cristalli, dietro il veganesimo e dietro lo yoga, dietro i colori del cielo, dietro l'opacità del mondo e dietro il luccichìo del piercing.

Il vuoto dietro i rave, dietro l'astensionismo e dietro l'impegno, dietro la lotta e dietro la strada, dietro il silenzio e dietro il rumore. Il vuoto dietro i loop metallici, il vuoto dietro la stimolazione motoria e sensoriale forzata, il vuoto dietro il fetish, dietro l'attualità giornalistica.

Il vuoto vestito di cuoio nero, filmato in televisione, coperto di lana colorata, trafitto d'acciaio. Il vuoto capelluto e barbuto, impregnato di gelatina, il vuoto tatuato, il vuoto depilato, evirato, deturpato, decontestualizzato.

Chi si ciba di vuoto muore di fame.

Perchè l'alternativa ai bug di un vecchio programma non è certo la sua versione 2001.

Chi vuole capire capisse.

Chi non ha capito invece si resettasse, perché sicuramente ha qualche bug interno.

[Simone]




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