Recensioni
Amarilli Gastaldi - Elena Carrisi (Il Foglio, 2005)

Thursday 14 April 2005


“Vi è dunque nel cuore di ogni uomo una belva, che non attende altro che il momento opportuno per scatenarsi contro gli altri.” ammoniva un certo Arthur Shopenauer. Le sue parole tornano alla memoria seguendo il plot di Elena Carrisi, avventura affabulatoria solo attigua alla sceneggiatura firmata Amarilli Gastaldi.
Se Amarilli è nome più unico che raro, va detto che il personaggio, anzi i personaggi, da lei inventati riflettono i nostri tempi. È un’epoca, la nostra, di solenne incomunicabilità familiare. Più che non parlarsi, genitori e figli non riescono a comunicare, cioè non si capiscono. Parlano arabo, come suol dirsi. Non c’è transitività tra emittente e ricevente. E dove non c’è questo passaggio, non c’è futuro (ma nemmeno presente) per relazioni e sentimenti. La famiglia di Elena è infatti la classica famiglia della media borghesia italiana, quella che ha saputo conquistare dei piccoli privilegi ed è troppo impegnata a goderli per accorgersi del terreno che gli frana gradualmente sotto i piedi. Un terreno di frasi lasciate a metà, segreti affidati ad un diario e cose non dette. Un muro tra persone che pure vivono a pochi metri l’uno dall’altra. Credo che questo territorio non vada troppo sondato: lo conosciamo – ahinoi – fin troppo bene, in quest’epoca di disastri – la filosofia orientale la definisce Kalì Yuga – e di smaterializzazione dell’Uomo e della sua dignità. Più interessante, invece, appare un tema forse poco trattato in narrativa contemporanea: quello dell’invidia (di Elena nei confronti della cugina Arianna, quella che a scuola prende sempre tutti 8). Arianna ha perso i genitori e così ha calamitato le comprensibili attenzioni dei genitori di Elena, che la hanno accolta in casa come una figlia. Il problema è che hanno finito per anteporla alla loro figlia reale: una Elena tesa – con ogni mezzo - alla tenace riconquista delle attenzioni perdute.

La scrittura di Gastaldi è brillante perché procede “per immagini”; una scrittura cinematografica non per nulla impostata all’indicativo presente, con dialoghi brevi, secchi e spesso intelligentemente eleborati, a ravvivare la storia come fiammate improvvise – si può dire “coltellate verbali”? –.

Lo sviluppo diacronico del personaggio-Elena Carrisi si presta ad interessanti riflessioni. C’è un momento molto preciso, nella mente di ognuno di noi, in cui una goccia venefica fa traboccare il vaso dell’umana sopportazione. Ed è lì – in quel momento maledetto – che succede quel qualcosa che mai vorremmo fare-vedere-sentire e che invece c’è, latente, in ciascuna creatura. L’attimo nel quele l’istinto di sopravvivenza prende il sopravvento su ogni ratione e programmazione della propria condotta.

Il bisogno di giustizia sommaria si fa nuvola rossosangue che offusca il pensiero e tutto il resto viene da sé, inesorabile, come pietra che rotola a valle dalla cima di una montagna e tutto travolge facendosi via via sempre più forte ed impietosa. È ciò che accade nelle scelte di Elena. Dopo aver inutilmente cercato comprensione – con ogni modo, perfino defecando sul tappeto di casa davanti ad un padre attonito – decide che è venuto il momento di…

Quante Elena Carrisi ci sono, nelle case degli italiani?

Amarilli Gastaldi, Elena Carrisi, Edizioni Il Foglio, pagg. 75, Euro 5,00

[Fernando Bassoli]

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