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Ranxerox - L'antieroe dimenticato

Thursday 14 April 2005


Stefano Tamburini. Chi di voi lo abbia già sentito nominare alzi la mano. Purtroppo quasi (o molto probabilmente) nessuno. Questo nome infatti appartiene ad una delle più geniali, creative, ma soprattutto sottovalutate menti nei campi della sceneggiatura, della (contro)cultura e dell’arte degli ultimi trent’anni in Italia. Morto in miseria nell’86 a soli trentadue anni, con un mucchio di idee e di progetti per la testa che nessuno ebbe mai il coraggio di finanziare o sostenere e rimasti, pertanto, incompiuti, fu, tra le altre cose, creatore e collaboratore di riviste e fanzines come “Cannibale”, “Il Male”, “Frigidaire”, che hanno lasciato una traccia importantissima in quei così odiati anni ’80 (che Tamburini riteneva completamente ”vuoti” dal punto di vista culturale, politico ed artistico), entrando subito nei cuori di una gioventù “ribelle” e stanca di quel periodo (basti pensare al movimento punk, nato come una moda e trasformatosi proprio negli ‘80 come simbolo della rabbia e dell’angoscia nei confronti di una società in continua decadenza e sempre più ostile verso l’individuo).
Per comprendere il più possibile la genialità e l’arte di Stefano Tamburini bisogna però leggere le pagine di “Ranxerox”, fumetto di sua creazione che ricevette i più aspri e devastanti insulti da parte della critica internazionale ma che, rovescio della medaglia, venne pubblicato in 18 paesi. Questo fumetto parla, molto sinteticamente, di un robot costruito durante un’occupazione di una scuola romana nell’86 (ironicamente, il rovescio del ’68) da uno “studelinquente” che lo assembla con dei pezzi di alcune stampanti della ditta “Rank Xerox”, da cui prende appunto il nome l’androide (nome che costò un mucchio di denunce da parte della ditta a Tamburini, tra i primi fautori del “no-copyright”, e che lo costrinse quindi a cambiare il nome in Ranxerox). In questo fumetto Tamburini mostra un sistema sociale completamente degradato e sfaldato, con una mostruosa divisione sociale, nel quale l’unico mezzo di sopravvivenza e valore è la violenza, fisica, morale, politica, culturale. Violenza che tutti, a loro modo, usano a piacimento, a cominciare dal protagonista Ranxerox, che spacca ossa, decapita e dilania chiunque gli capiti a tiro come se nulla fosse. Tutto quello che la gente percepisce non é altro che odio o dolore, ed è completamente assente un’idea di “ragione” e “libertà”; gli uomini si comportano come degli animali affamati di potere, denaro, droga e di interessi personalistici, pronti ad ammazzare per difenderli. In un mondo in cui il genere umano sembra aver perso i sentimenti ed i valori però, è proprio Ranxerox, il robot, il diverso, l’anti-eroe, a mostrare un tratto di “umanità”, ovvero l’amore, causatogli da un cortocircuito, per Lubna, una ragazza che lo usa per i propri scopi e comodi, ma per la quale Ranx è disposto a fare di tutto.

Tamburini, con la “voce” ed i disegni di Ranxerox, come una sorta di “Utopia” di Thomas More al rovescio, esprime tutta la rabbia e l’odio che prova verso la società in cui vive e di cui fa parte, e verso tutti coloro che la governano, esasperandone fino all’estremo gli errori e gli orrori, con l’intento di farci almeno riflettere su di noi come individui di un sistema o impero (a seconda di come vogliate intenderlo) ormai in eterno declino e distruzione.

MORALE DELLA STORIA: Sembrerà banale, ma è proprio quella società che Tamburini aveva tanto odiato e contro la quale aveva cercato in tutti i modi di ribellarsi, ad ucciderlo, sia artisticamente che nel senso stretto della parola, trascinando infine il suo nome, le sue opere, le sue idee ed i suoi progetti nell’oblio e dimenticatoio collettivo.

[Marcus]




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