Recensioni
Gordiano Lupi - Serial Killer Italiani (Editoriale Olimpia, 2005)

Tuesday 14 June 2005


Per motivi in parte comprensibili ed in parte misteriosi, i lettori e/o telespettatori italiani e non solo sono da sempre fortemente attratti dal sinistro “fascino” del cosiddetto serial killer. Il neologismo non necessita di spiegazioni, e già questo la dice lunga sulla diffusione di tali comportamenti criminodinamici.
Alla fin fine, l’interrogativo che viene da porsi è sempre lo stesso: assassini si nasce o si diventa?
Dove cessano le responsabilità individuali e dove cominciano quelle del Sistema nel quale l’individuo si trova ad operare?
Quel che pare di capire dalla lettura dell’interessante lavoro di ricerca di Gordiano Lupi, è che dove c’è un killer molto spesso c’è stato un ambiente – ed in particolar modo una famiglia – inadeguato alla normale formazione di una coscienza morale e civica.
Per fare un esempio nitido, lo zio folle di Charles Manson lo mandava a scuola vestito con abiti femminili perché era convinto che quell’esperienza assurda gli avrebbe insegnato ad essere uomo. Lo stesso faceva la madre di Henry Lucas. In termini più generali, osserva Lupi, l’interruzione di un legame affettivo può provocare seri traumi sulla fragile psiche di un bambino e può addirittura renderlo incapace di provare sentimenti come la comprensione, l’affetto, il rimorso di coscienza, la pietà.

Un bimbo che cresce solo, privato della compagnia di altri esseri umani portatori di affetto per lui, è un potenziale pericolo per la collettività.

Ma tutto ciò non basta a spiegare l’efferatezza abnorme di talune manifestazioni di devianza criminale che trascendono i limiti più elementari del buon senso, al punto che la realtà dei fatti narrati ha il potere di sminuire la valenza di grandi romanzi horror.

Francesco Bruno, noto docente di Psicopatologia forense, afferma che “in genere le motivazioni che spingono un individuo a compiere gesti violenti nascono come manifestazione di una patologia”.

La chiave di volta esegetica, dunque, deve essere indubbiamente ricercata nella follia (o piacere paradossale, come sostenuto dalle più moderne teorie neurologiche - es.: vedasi i lavori di Gianluca Mattioli).

In questo libro – a pag. 47 – la deposizione testuale in aula di Vincenzo Verzeni “il vampiro di Bergamo” sembra confermare clamorosamente la tesi dell’esistenza del piacere paradossale.

Verzeni, infatti, ebbe a confessare quanto segue: “Ho veramente ucciso quelle donne e ho tentato di strangolare quelle altre perché provavo in quell’atto un immenso piacere”.

Memorabili anche talune strumentalizzazioni di capri espiatori utili al potere politico, in un momento dato della storia, per placare la sete di vendetta ed il desiderio di giustizia sommaria da parte dell’opinione pubblica, come accadde nel caso di Gino Girolimoni, il presunto mostro di Roma: un clamoroso caso di errore giudiziario che ha sconvolto la vita di un innocente. Ed è in qualche misura sorprendente rilevare come, a distanza di decenni, il nome di Girolimoni sia rimasto sinonimo di maniaco violentatore di bambine.

Davvero uno strano paese il nostro, un paese certo culla del diritto, ma anche rimasto vincolato ad un’idea astratta dell’amministrazione della giustizia. Nel nostro ordinamento penale, infatti, i furbi la fanno sempre franca, mentre la finalità rieducativa pure costituzionalmente prevista dalla nostra Costituzione può definirsi totalmente vanificata dall’incapacità cronica della società in senso lato di riassorbire all’interno del proprio tessuto sociale l’uomo reduce dalla dura esperienza carceraria.

L’unico dato statistico che riesce in qualche modo a consolarci lo apprendiamo proprio da Serial killer italiani: l’omicidio seriale è un problema soprattutto del Nord America, dove possiamo contare addirittura l’80% di tutti i serial killer del xx secolo. Dovrebbe dunque sussistere anche una relazione piuttosto evidente tra organizzazione dell’apparato-Stato e talune scelte (?) di violenza omicida reiterata.

In ultima analisi, vorrei concludere osservando che la naturale destinazione di questo volume pare l’esame di Criminologia, a complemento dei manuali istituzionali. Personalmente ho sostenuto quest’esame all’Università di Roma e devo dire che lo studio di “Serial killer italiani” avrebbe corroborato non poco le tesi sostenute dal celebre Compendio del Dr. Gianluigi Ponti, poiché si configura quale utilissimo archivio per raccapezzarsi nel difficile mondo dei serial killer, in una fase storica tra le più delicate, nella quale è diventato perfino difficile seguire - per la loro frequenza - con la giusta attenzione gli assassinii cruenti, sovente perpetrati con le modalità più macabre, che i mass-media riverberano nelle nostre esistenze ormai popolate di incubi cui è difficile restare indifferenti.

Una curiosità: mentre leggevo “Serial killer italiani” mi trovavo al mare. Ad un certo punto la radio ha dato la notizia di una donna, austriaca di Graz, che ha ucciso i suoi 3 (o forse 4) neonati nel corso degli anni… congelandoli nel freezer di casa e lì lasciandoli per anni.

Tale inaudito episodio mi è parso la conferma dell’attualità di questo saggio, che si fa apprezzare altresì per la gradevole fruibilità di una scrittura garbata e scorrevole, che in qualche misura stempera l’inevitabile durezza delle vicende narrate. Vicende, ahinoi, tutte maledettamente vere…

Interessanti anche talune curiosità storiche che affiorano dalle pagine di questo volume: si apprende, ad esempio, che la prima omicida seriale della storia è latina, si chiamava Locusta ed era un’avvelenatrice che fu condannata da Galba durante gli Agonalia del Dio Giano, quando la donna fu “pubblicamente violentata da una giraffa addestrata alla bisogna e infine sbranata dalle bestie feroci”.

Gordiano Lupi, Serial killer italiani, Editoriale Olimpia, pagg. 294, Euro 16,50

[Uragano Tzigano Bassoli, per Lamette.it]

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