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Il disertore

Saturday 27 October 2001


Il sudore colava a fiumi sulla faccia del prigioniero, sia a causa del sole che vi batteva impietosamente, sia a causa della paura che si stava lentamente impadronendo di lui, celata sotto l'aspetto di una razionalità in quel momento improbabile.

L'uomo, ritto sulla cima di una muraglia, guardava atterrito verso il basso: saranno stati oltre dieci metri, e fra meno di un minuto lo avrebbero raggiunto. E se nel cadere si fosse spezzato una gamba, o peggio? Ma anche una piccola lesione, una distorsione, una caviglia slogata gli sarebbero state sicuramente fatali. Del resto, l'occasione che gli si era presentata era irripetibile, e l'alternativa...

Raccolse tutto il suo coraggio e si lanciò giù dal muro di cinta, verso un soffice impatto con la sabbia sottostante. Era tutto intero. Si rialzò e cominciò a correre in mezzo al deserto, con l'impressione che la fortuna fosse finalmente dalla sua parte, quella mattina. Sfuggire al plotone d'esecuzione a poche ore dalla fucilazione. Libero. Tra poche ore sarebbe tornato libero. Questo pensava il prigioniero, mentre la sua corsa da maratoneta poneva le distanze tra quell'Inferno e un uomo risorto per mano di un miracolo. Davanti ai suoi occhi non c'era nulla: solo una sconfinata distesa di sabbia, che non aveva nome.

Ma, mentre il prigioniero correva proteso in avanti, un puntino apparso all'orizzonte iniziò ad acquisire forma maggiore, poi via via più definita: era un soldato a cavallo, e per la precisione un ufficiale; il fuggiasco vide che portava i gradi di capitano dell'esercito. Quel milite era il messaggero che portava verso il forte la sentenza ufficiale del tribunale militare, da leggersi durante l'esecuzione dell'uomo che ora, inspiegabilmente, si trovava davanti.

Compresa la situazione, il capitano estrasse il fucile e lo puntò verso il prigioniero in fuga, deciso a eseguire sommariamente gli ordini ricevuti. L'uomo comprese che avrebbe vissuto ancora per pochi secondi, e volle almeno avere l'ultima parola. Fissò dritto negli occhi il capitano e disse:

"Così voi mi uccidete, mi uccidete perché mi rifiuto di uccidere, mi odiate perché mi rifiuto di odiare, mi sottraete alla famiglia che avrei voluto amare e proteggere, e alla vita che qualcuno tuttavia mi ha dato. Ma questo è il vostro dovere, eseguire gli ordini che io rifiuto di eseguire. E se non lo faccio io, qualcuno dovrà pur farlo..."

A queste parole, il vecchio ufficiale ebbe un sussulto; sparò un colpo in aria e disse al disertore:

"Và via, vigliacco, per un verme come te la morte sarebbe un premio troppo grande. Io ho cercato di darti comunque quest'onore ma, come vedi, ho mancato il bersaglio. Dunque sparisci per sempre, tieniti la vita e la vergogna!"

Il disertore non lasciò che l'invito fosse ripetuto due volte: ringraziò con un cenno il buon capitano e riprese la propria corsa verso la libertà.

Ma in quel preciso momento un secondo puntino apparve all'orizzonte, e questa volta nella direzione opposta. Era un soldato semplice che veniva dal forte per avvertire il superiore dell'avvenuta fuga. Appena il capitano lo riconobbe, si voltò verso il fuggiasco non ancora fuori tiro e, spianato il fucile, lo freddò con un colpo solo alla testa.

"Ci vuole molto sangue freddo per far parte dell'esercito", commentò rivolto al giovane soldato.

[Simone]




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