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Articoli Friday 15 July 2005:
Camilla

Ore 10,00, calma piatta. Camilla occhi grandi e grigi, labbra carnose, qualche lentiggine, cammina in una strada semideserta, quartiere Prati. Sta andando da Andrea, hanno deciso di incontrarsi dopo qualche giorno di silenzio stampa. Lei si è messa per l'occasione il suo vestito rosso girotopa, con stivali inguinali di plastica bianca, ha deciso che deve farlo secco, appena la vede deve voler leccargliela tutta e pregarla strisciando. Poi lei prenderà la sua frusta dalla sua borsetta in tinta e comincerà a scudisciarlo perbenino, sino a quando lui ululerà di piacere. Camilla suona al citofono, il suo piano è ben congegnato, sale le scale verdi di vomito del gatto randagio di turno, la porta è socchiusa, la spinge entra dentro, c'è puzza di piscio. Cammina a tentoni nel buio del corridoio, stretto e angusto come una tomba.

Andrea è sdraiato sul letto sfatto dall’ennesima playstation. Una luce al neon rischiara glacialmente la stanza. Che ne dici di andare dal cinese? Vuoto ipnotico.

Camilla si scosta i capelli dal volto, la sua pelle di luna è fosforescente. Tutto è buio, tasta il ginocchio di Andrea, si fa strada lungo le spalle per trovare il suo collo, lo morde, e succhia un po' del suo dolce tenero sangue. Adesso è tutta fusa e libidine, si strofina al suo maschio. Ma lui la guarda non curante. Intanto Andrea si appoggia allo schienale del letto , e mentre Camilla cerca di fare la danza dei sette veli, inizia a cercare il numero di Gustavo. Vanno a casa del suddetto, un incrocio tra un secchione e un marpione, c’ è un dopo cena. E infatti lì incontrano una serie di persone, e trangugiano una serie di Daikiri e mangiano una serie di olive verdi. Si salutano sul portone di casa di lui, Andrea le palpa una tetta, ma per Camilla a quel punto è troppo tardi. Camilla arriva a casa, si infila senza far rumore nel suo letto di IKEA, accende la televisione, c'è un video di Cornelius non male, si addormenta con la bava alla bocca.

È un altro giorno, la luce è bianca sono le tre di pomeriggio, l'ora del caffè e del cioccolato. Si alza apre il cassetto mentre intanto sorseggia il suo caffè, gira la chiave nella toppa, afferra un cioccolatino fondente extra strong se lo infila in bocca, ingoia. Il cioccolatino è ora nello stomaco, i succhi gastrici avanzano. Adesso Camilla si sta pettinando, parecchi nodi nei capelli, parecchi insetti che si muovono affannosamente addosso, vanno su e giu per la gola, la pancia, si infilano nell’interstizio tra le mutande e il resto e camminano su, su, su, sino ad arrivare all’ombelico, e poi entrano in bocca e passano nell’esofago e infine rispuntano fuori dalla narice sinistra.

Lei tenta di grattarli via, ma non ci riesce, si guarda meglio allo specchio ma non vede niente. Prende la lente d’ingrandimento con il manico di plastica arancione, ma niente.

Camilla ora apre l’armadio, inizia a cercare affannosamente tra le carte, cerca ancora nel cassetto e trova uno spazzolino da denti, una carta del campeggio, dove c'era quella troia che ci provava con Aristide. Mi faceva gli occhi dolci e poi se lo voleva fare. Meno male che non si è fatta più vedere dopo quella mattina, quando le abbiamo dato i documenti, sennò l'avrei stesa e frantumata sul cofano della mia polo turcherse, con chiusura centralizzata e aria condizionata, la troia. Finalmente riesce a trovare il numero che cerca, il numero dell'ufficio di Andrea., muove velocemente le dita sulla tastiera del telefono viola, Andrea le dice che le può dar retta, decidono di incontrarsi sotto il quinto albero di viale Angelico.

Camilla si guarda allo specchio ma quella che vede non è lei, un incrocio mal messo tra una scopatrice in erba, una malandata tristanzuola, una secchiona che tira su col naso, una cocainamane, una vampira, un topo di biblioteca ,disgustosa quanto la gelatina, la melassa o il fegato spappolato trifolato con cipolle. Esce di casa, la porta si chiude facendo poco rumore. Spinge un pulsante quadrato e bianco, mentre aspetta inizia a vedere l'ascensore che sale, ma poi si ferma e inizia a precipitare e lei ne rimane schiacciata per caso, e sente sulla pelle tutto il peso della mastodontica meccanica presenza, la lamiera, che le sega le spalle non le palle. Cammina un po' la strada è lunga tutto sommato da Viale Pinturicchio, le toccherà prendere un autobus. Lo prende. Ed eccola lì sotto il quinto albero. Ma perché mai ho deciso di telefonargli, non mi va per niente di vederlo, cosa posso mai dirgli, ci siamo visti già ieri ho esaurito gli argomenti. Andrea si avvicina, sempre con quell'andatura il cappotto grigio, le scarpe un po' grandi. Si guardano così, come se fosse un po' per la prima volta, un po' preoccupati, sorpresi, attoniti, desiderosi. Si prendono per mano e con passo sostenuto si avviano verso il più vicino bar, chiudono la porta a più mandate e baciandosi finisce che lo fanno sul lavandino.

Adesso è tardo pomeriggio, Camilla è tornata a casa si è mangiata un bel cavolo lesso e sta sdraiata sul divano. Situazione di rito in totale zapping.

È sul tetto adesso e si guarda in giro, laggiù c'è uno spacciatore che taglia il mignolo al suo fornitore, di là ci sono due che si abbracciano, qui vicino una signora si sta per buttare nel vuoto, ora si è spiattellata sull'asfalto. In testa il concerto dell'altra sera, un'aria calda le passava tra le caviglie, l’ odore di sabba mandava ai matti, avvertimento di qualche strano spostamento. Il vicino, aveva messo su la colonia arrogance per rimorchio spinto, tutto sembrava architettato per farla cedere, dietro di lei c'era invece una coppia di ragazzini che non facevano altro che cantare a squarciagola e guardarsi negli occhi, avevano braccialetti con borchie intorno ai polsi ed erano così nauseanti. Tutti cantavano ma poi le loro voci erano diventate stridule, i volti si erano deformati, i denti si erano alterati, la pelle da tonica era rapidamente diventata flaccida e marcia, poi avevano iniziato a rincorrerla assetati di sangue. Poi qualcuno l’aveva avvinghiata a sé e dopo averla succhiata a dovere l’aveva mollata sull’asfalto.

Camilla ha deciso, stasera esce, apre l'armadio, prende le scarpe. Le scarpe con i tacchi a spillo, si dipinge le labbra con il rossetto rosso. Il tempo per scrivere una mail che manda velocemente:

caro Andrea non ti ho mai detto che mi dispiace, ma chissà se lo hai mai letto nei miei occhi. I tuoi capelli belli e scarmigliati, le labbra dischiuse, tutto in te progettato per sedurre, oppure semplicemente per sedurre me.

Esce va a una festa, c'è un tipo con gli occhiali colorati che se la vuole fare e stasera l’ha invitata ad una festa. Una festa tra le stelle di plastica e i cuscinetti gonfiabili. Ora sono sul letto, cominciano a dimenarsi, si sbattono per benino di sotto e di sopra, nel letto rosa fucsia di Geronimo e Ennio. Tutto era andato liscio si erano trovati così dopo 2 gin tonic e una canna. Era bravo quel quattrocchi con le mani, non c'è che dire. Tranne quando Camilla gli aveva voluto tagliare l’alluce del piede destro, lui si dimenava come un folle e lei intanto le succhiava tutto e lei ancora si dimenava come una baccante, eccitata, ebbra di globuli rossi. Camilla è sdraiata sulla moquette, bolle blu invadono la stanza, un randagio passa sotto la finestra e guaisce. Fuori una coppia litiga furiosamente. Scappa dai cuscinetti gonfiabili, Camilla, e corre, con le sue scarpe fucsia e la sua minigonna sempre girotopa d’argento e salta nel suo disco volante, tira giù il tettuccio di vetroresina e spinge l’accelleratore sfrecciando sui tetti di Roma. È a casa, si ficca sotto la doccia gelata, ma non c’è niente da fare. L’acqua continua ad essere un buon sistema per lavare via i residui delle sue vittime, ma non abbastanza, la cantante del 4° piano ha iniziato i suoi gorgheggi, la signora del secondo inizia a fare il suo stufato di carote. È un altro giorno nella stanza di Camilla. Piove, odore di fango, sputa il suo catarro giallognolo nel lavandino, si mette gli occhiali da sole, la luce incomincia a darle fastidio. Telefona ad Andrea.

[Dafne Subotnik]



 
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