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Articoli Wednesday 31 October 2001:
Il primo amore (virtuale)

Io Jessica, lui Squalotto. O meglio: io Claudia, lui Marco. La prima volta, l'ho incontrato in chat-line; ero a piedi nudi nella mia camera da letto; i capelli lunghi, stretti in un elastico blu, i vecchi jeans che porto solo in casa. Non mi è mai importato molto del look, ma delle emozioni sì. Squalotto non potevo vederlo; eppure c'era: lo sentivo vicino, molto vicino. Percepivo il suo fisico asciutto, il suo volto spigoloso, ed avevo la netta sensazione che mi stesse fissando. Avevo scelto quella chat per puro caso, seguendo l'istinto, come ho sempre fatto nella mia vita. Marco era lì, insieme a tanti altri, ma ho scelto proprio lui e i nostri destini si sono incrociati per sempre.

"Come ti chiami? quanti anni hai? che fai nella vita?". Le solite domande per le solite risposte: sempre diverse. Lui era un operaio di Milano. O almeno questo mi ha detto. Io, invece, ho mentito. O meglio: giocato, detto che facevo la cubista in discoteca. In quel momento, del resto, avrei voluto esserlo davvero. Ma ero solo una maestra elementare. Pochi minuti e mi sembrava di conoscerlo da sempre, di condividere sorrisi, sogni e racconti del proprio passato. Poi è successa una cosa strana: sono usciti tutti dalla chat e siamo rimasti soli. Erano le 2 di notte, certo, ma è sembrato ugualmente un segno del destino. Marco mi ha chiesto se ero fidanzata. Ho risposto di no. E nemmeno questo era vero; ma rompere l'incantesimo sarebbe stato un delitto. Poi mi ha confessato che non faceva sesso da due anni.

"Tu come fai… da sola?" ha chiesto poi.

"Mi arrangio." ho replicato, senza sapere bene cosa intendessi dire. Poi il tempo è volato e i minuti sono diventati ore. Non riuscivo a staccare gli occhi dal video, le dita scorrevano sulla tastiera e così ho recitato fino in fondo, calandomi nel mio nuovo ruolo.

"Mi dai il tuo telefono?" mi ha scritto Marco. Ma io ho fatto la vaga.

"Non me lo ricordo più." ho risposto. Lui non ha insistito, ha capito che era troppo presto per averlo. Per un po' abbiamo scherzato, raccontato l'uno all'altro gli episodi più curiosi della nostra vita. Poi, però, Marco ha mostrato il suo volto di maschio.

"Ti va di lasciarti andare?"

"In che senso?"

"In tutti i sensi che vuoi."

Avrei voluto, ma non sono riuscita a dirgli di sì, recitando fino in fondo la parte che avevo scelto per me stessa. In realtà ero sempre io: la maestrina di sempre, pallida ed incerta, lontana anni luce dalle psichedelie dei locali notturni. E la conversazione si è pian piano spenta. Altro che Jessica... ero tornata ben presto ad essere la Claudia di sempre. La cosa è morta lì, e non l'ho più incontrato. E mi sono rimproverata a lungo di non avergli dato il mio cellulare. Perché dopo quella sera l'ho cercato altre volte in quella chat, ma senza fortuna. A volte mi chiedevo cosa stesse facendo, se esisteva veramente, il mio primo amore virtuale. E ci ho addirittura pianto, per Marco-Squalotto. Ma ho anche cominciato a capire le reali potenzialità di Internet. Il mondo a portata di mouse. A Milano o Palermo con un clic. Improvvisamente tutto era diventato possibile in una manciata di secondi. Nel mare magnum del web, poi, si trovava davvero di tutto, proprio come accadeva nel mondo reale: il bello e il brutto, il buono e il cattivo. Ed ho cominciato a chattare quasi tutte le sere. Un po' per cercare Marco-Squalotto, almeno all'inizio, un po' per capirmi più a fondo, esplorando quella parte di me che stavo imparando a conoscere.

Presto le parole sul video sono diventate fotografie. Poi i volti fissi hanno preso voce, sotto forma di telefonate. Di giorno, di notte, al lavoro, ovunque. Telefonate da tutta Italia. Ore passate a chiacchierare, come accade tra veri amici; o tra innamorati. Ho conosciuto perfino una lesbica, che mi ha corteggiato in ogni modo. Ed ho scoperto che il mondo era molto diverso da come l'avevo immaginato. Piano piano sono cambiata, lasciando affiorare la parte più nascosta della mia personalità. Perfettamente calata nel mio ruolo di cubista on line, ho cominciato a sparare balle a raffica. Come del resto facevano un po' tutti, e non solo in chat-line…

Una sera, però, ho ritrovato Marco-Squalotto. E sono state di nuovo scintille. Eravamo in pieno agosto e, mentre chattavo, sentivo solo dei rumori tenui, che mi giungevano dall'esterno attraverso la finestra spalancata. Le parole si aggrovigliavano tra loro. E sembravano fare rima con amore vero. In breve, Marco mi ha chiesto d'incontrarlo. Questa volta mi sono guardata bene dal dirgli di no e ci siamo dati appuntamento. Lui era anche più bello di come l'avevo immaginato. Abbiamo fatto l'amore su un prato di stelle. Poi ognuno è tornato ai suoi affetti ed alla squallida monotonia di tutti i giorni. Ma abbiamo continuato ad incontrarci ogni settimana, continuando ad amarci per tutta l'estate. Poi è finita, ché una sera ci siamo guardati in faccia ed abbiamo capito che così non potevamo continuare. Quando sono tornata a scuola, a fine settembre, mi sentivo diversa. Osservata. Giudicata dagli sguardi improvvisamente indagatori degli altri. Ero davvero cambiata: mi guardavo attorno e continuavo a domandarmi se qualcuno dei miei colleghi avesse intuito la mia vera natura di… Jessica. Perché avevo scoperto che era proprio quella, la mia vera personalità: di donna felice d'esserlo. Mi sono comunque sforzata di non pensare più a Squalotto, fingendo di non averlo mai conosciuto, anche se il suo ricordo mi tormentava e mi pareva di vederlo dappertutto…

Un giorno, però, mi hanno chiamata in una classe per una supplenza. Sono entrata, ho salutato, mi sono seduta alla Cattedra ed ho cominciato a fare l'appello: Pasqualini Andrea… presente!… Raponi Carla… assente!… Squalotto Marco… presente!

"Squalotto Marco? - ho pensato -. Oh mio Dio, ci risiamo…"

[Fernando Bassoli & Francesca Molari]


 
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