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Recensioni Friday 05 May 2006:
Dirty Actions (Tribute) live al Milk Club, Genova, 21/04/2006 mit photogallery!

La prima volta che ho sentito parlare dei Dirty Actions stavo sfogliando una delle guide pratiche di Rumore sul Punk italiano. Luca Frazzi, il curatore del volumetto, aveva inserito il 45 giri "Rosa shoking" tra i 50 dischi più importati del quinquennio 1977-1982, consigliandone caldamente l'ascolto. "È punk il loro nome, punk il titolo del singolo... un po’ meno punk la musica". Una definizione che mi aveva immediatamente incuriosito, anche perché la band in questione veniva proprio da Genova, la mia città.
Tornando invece al presente, una ventina di giorni fa, scaricando la posta elettronica vedo un messaggio di Gianfranco "Johnny" Grieco, lo storico cantante dei Dirty, a cui avevo chiesto qualche informazione sulla ristampa della fanzine "Le Silure d’europe". L’e-mail, mi avvertiva che di lì ad una settimana i Dirty Actions Tribute sarebbero venuti a suonare a Genova, ad una quindicina di chilometri da casa mia. L’unico membro originale del gruppo sarebbe stato Johnny, ma la scaletta avrebbe riproposto tutti i brani più famosi dell’ensemble genovese.

Passano i giorni e arriva finalmente il fatidico venerdì del concerto. Alle undici, appena finisco di lavorare, mi precipito a tutta velocità al Milk Club di via Mura delle Grazie e arrivo giusto in tempo per sentire tre o quattro pezzi del gruppo di spalla. Una band di rock rumoroso e poco convenzionale che scalda a dovere il pubblico presente, in attesa degli eroi della serata.

Poco dopo la mezzanotte tocca finalmente ai Dirty Actions ed io mi piazzo in prima fila per non perdere neanche un secondo della loro esibizione. Johnny fa il suo ingresso sul palco vestito completamente di bianco, con una lunghissima chioma bionda che gli copre tutta la schiena. L’attacco spetta proprio a "Rosa shocking", la canzone che me li ha fatti conoscere, scatenando immediatamente l'entusiasmo dei presenti. L’audience è per lo più formata da un gruppetto di affezionati e amanti del genere, con un’età media molto più alta del solito.

I Dirty, dal canto loro, partono subito alla grande. Sin dalle prime note, a farla da padroni sono l'ottimo basso di Alessio Barbieri e l’immenso carisma di Gianfranco Grieco. Pezzi come "Aktion/Aktion", "Millenovecento79" e "Tira la boccia" accendono l’eccitazione dei presenti, tra i quali si mescolano alcuni membri originali della band che sembrano i più esagitati. L’inno "Bandana Boys", la mia preferita in assoluto, travolge ogni cosa che incontra, mentre le cover di "Nevada Gaz" (Gaznevada), "Mongoloid" (Devo) che a metà si trasforma in un pezzo in stile Motorhead e la versione rallentata e micidiale di "Wardance" (Killing Joke) non fanno altro che ribadire le solide radici con la scena punk di venticinque anni fa.

"Benvenuti nel 1980!" urla Johnny prima di buttarsi tra il pubblico e di farsi strascinare a terra ululando dentro il microfono. Perfetta tenuta di palco, energia a non finire. Demetrio, il chitarrista macina una nota dopo l’altra con la sua sei corde, mentre Massimo, batterista tecnico e furioso, percuote le pelli e i piatti come un forsennato. La conclusione spetta ad un'insolita versione accelerata e incattivita di "Creuza de Ma", un divertente omaggio a Fabrizio De André, che suscita l’applauso di tutto il pubblico.

Punk, rock’n’roll e funky: sono questi gli ingredienti principali del sound del quartetto, che può vantare anche una buona dose di follia e uno spiccato senso dell’umorismo. I Dirty Actions sono stati il simbolo e un punto di riferimento per tutta la controcultura genovese di fine settanta e inizio ottanta. I Dirty Actions in versione Tribute sono punk-band nel più ampio significato del termine: era tempo che non vedevo e sentivo nulla di simile! Non me ne vogliano i gruppi di adesso, ma solo chi ha vissuto il punk delle origini sa cosa significhi realmente questa parolina di quattro lettere che ha cambiato la vita a migliaia di persone.

Un vero e proprio toccasana, in un periodo in cui la parola punk sembra aver perso definitivamente quella carica eversiva delle origini.

[Diego Curcio]



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