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Recensioni Tuesday 11 July 2006:
The Stranglers - Suite XVI cd (EMI, 2006)

Fa sempre piacere parlare, con largo anticipo rispetto alla sua uscita, di un album che è destinato ad infuocare l’animo di almeno tre generazioni di amanti della musica – quella in grado di smuovere la vostra fisiologia per donarvi sensazioni goderecce! Ebbene sì: il prossimo 25 settembre sarà dato alle stampe il nuovo disco dei più che mai seminali e fondamentali The Stranglers! La EMI continua dunque a dare fiducia ad una band che sicuramente non deluderà le aspettative – come già si è potuto notare col precedente “Norfolk Coast”, forte di un singolo entrato nella Top40 britannica. Qual è la novità? Dopo 16 anni di “militanza” negli strangolatori, il vocalist Paul Roberts ha abbandonato la nave… 16 sono pure gli anni da strangolatore del membro fondatore Hugh Cornwell (se ne andò nel 1990) e stiamo parlando del sedicesimo album che ha per titolo... Suite XVI! Dunque un numero ricorrente…
Che dire? Sensazioni contrastanti: per gli Stranglers indubbiamente si apre un (per usare le parole del press-kit EMI) “nuovo eccitante capitolo” – il ritorno alla classica formazione a quattro. Si sente indubbiamente la mancanza della voce iper-aggressiva di Roberts e, dal vivo, mancheranno le sue performances “fisiche” (a volte, secondo il sottoscritto, un po’ troppo sopra le righe); ma l’affidamento delle parti vocali al chitarrista Baz Warne e al bassista JJ Burel non mancherà di soddisfare qualche nostalgico incurabile.

Ebbene sì: “Suite XVI”, pur mantenendo parte delle caratteristiche del sound in your face di “Norfolk Coast”, smussa molti angoli per dare vita ad un’interessantissima rilettura di quasi tutta la carriera musicale dei Nostri! Per essere sinceri, nelle parti vocali Baz Warne tende ad imitare più Roberts che Cornwell… ma d’altra parte qualcuno è in grado di trovarmi un clone di Hugh Cornwell? Comunque sia, l’opener “Unbroken” riprende il discorso di “Big thing coming”, il singolo tratto dall’album precedente: ritmi serrati, voce rabbiosa e attitudine strafottente. Ed ecco che immediatamente arriva il capolavoro: “The spectre of love”. Qui siamo di fronte a qualcosa di epocale: sembra che le caratteristiche genetiche degli Stranglers siano state combinate in laboratorio per creare una canzone-summa di tutto ciò che li distingue: melodia, potenza, tastiere da brivido (a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta), un refrain per nulla intenzionato ad abbandonare la vostra memoria e, in generale, pulizia sonora invidiabile. Il discorso potrebbe ripetersi per la traccia n. 9, “Barbara (Shangri-la)”, davvero cantabilissima, e per la conclusiva – moooolto melodica! – “Relentless”, uno dei pochissimi modi davvero acuti in cui si potrebbe rileggere la New Wave di matrice britannica nel Ventunesimo Secolo. E poi si torna indietro nel tempo: l’incazzosa “Summat outanowt” sembra uscita dal secondo leggendario album “No More Heroes” (avete presente “Burning up time”?) e “See me coming”, con il suo funkeggiante big band sound, ci riporta alla mente il sottovalutato “10”. Da menzionare il divertente scherzo-western “I hate you” (atmosfere da saloon) e l’incredibile ballata “Bless you (save you, spare you, damn you)” in cui si fondono oscurità, giri armonici anni Cinquanta, atmosfere a là Velvet Underground, cori femminili e, in generale, una penetrante sensazione di trovarsi in un film della novelle vague aggiornato ai nostri miseri tempi.

Dunque un grande disco, questo “Suite XVI”: gli Stranglers sono tornati con qualcosa da dire e da farci sentire… dunque aprite un pochetto le vostre strette vedute musicali italiote (mmmh… forse lo avete già fatto, sennò non stareste leggendo Lamette!), boicottate qualsiasi genere musicale comprendente le parole “indie” ed “emo” e il 25 settembre strangolate il vostro rivenditore di fiducia se sprovvisto dell’incredibile nuovo lavoro degli Stranglers!

[Mickey Evil]



 
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