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Interviste Sunday 12 November 2006:
Frank (Monkeys Factory, Gozzilla & Le Tre Bambine Coi Baffi, The Business)

Venerdì 10 novembre io e il mio amico skin Davidino partiamo da Latina per andare a trovare un mio vecchio amico che abita a Nettuno: Daniel, soprannominato Frank. Scopo della visita è fargli un’intervista: perché, direte voi? Oltre ad aver militato in formazioni locali quali ultimi Monkeys Factory e Gozzilla & Le Tre Bambine Coi Baffi, il nostro caro amico Frank ha suonato il basso e poi la chitarra nei famosi The Business, quindi mi pare più di un’ottima scusa per fare due chiacchere con uno che per ben tre anni ha girato Europa ed America insieme a loro. Buona lettura!



Sve: come sei entrato in contatto con i Business?

Frank: tramite un certo Tod.

Sve: chi è Tod?

Frank: Tod è l’attuale cantante dei Chemical Chaos.

Sve: sempre un gruppo inglese?

Frank: sempre un gruppo inglese: praticamente, quando io stavo in Irlanda, Tod aveva un gruppo che si chiamava Bliski Bombit e io gli facevo da roadie; poi, quando io me ne sono andato in Germania, ho incominciato a lavorare all’Holidays In The Sun ecc. ecc.

Sve: al festival?

Frank: Sì, quello con tutti i gruppi inglesi. Praticamente i Business dovevano andare in tour in America e non avevano un bassista, e quindi Tod gli ha dato il mio numero.

Sve: con chi ti sei incontrato la prima volta?

Frank: allora, la prima volta ho incontrato…

Sve: dove, a Londra?

Frank: sì, ho incontrato Mickey all’aeroporto.

Sve: ti è venuto a prendere?

Frank: sì, all’aeroporto. Il giorno dopo mi ha portato ad un funerale e mi ha scroccato 50 pound! Poi ho conosciuto Steve che ancora suonava la chitarra…

Sve: dove dormivi?

Frank: stavo a casa di Mickey e dopo due giorni siamo andati in America.

Sve: subito in America?

Frank: sì.

Sve: già sapevi i pezzi, però…

Frank: questa è un’altra storia…

Sve: raccontacela!

Frank: praticamente vabbè, qualche cosa già conoscevo, quindi un po’ di brani me li sono studiati a Londra. Poi, siccome fino all’ultimo non m’hanno dato la lista dei pezzi (è saltata fuori soltanto a casa di Mick), io due ora prima di prendere l’aereo me so’ dovuto studiare circa 25 canzoni!

Sve: subito, così?

Frank: sì! E il giorno dopo le ho dovute suonare davanti a circa 1200 persone!

Sve: e com’è andata?

Frank: da paura!!!

Sve: ahahahah!

Frank: ahahahah! …No, è andata bene!

Sve: cosa hai provato a condividere il palco con i Business durante i primi concerti?

Frank: mmm, i primi concerti…

Sve: emozionato? Non ci credevi?

Frank: non è che non ci credevo, all’epoca la prima parte del tour era con i Tiger Army , Roger Miret And The Disasters, tutti gruppi americani comunque sia grossi…

Sve: sì, famosi…

Frank: …e quello che mi impressionava all’inizio era quanto fossero conosciuti i Business in America. Pensavo fosse un gruppo più europeo, invece mi sono accorto che specialmente sulla west coast erano parecchio seguiti. Per farti un esempio, al primo concerto che facemmo a San Diego c’erano intorno alle 1200 persone!

Sve: che posto era?

Frank: un posto chiamato Soma: praticamente lì ci sono posti adibiti esclusivamente ai concerti. C’è una concezione diversa da quella che vige qui, tipo, che so, il posto occupato.

Sve: non esistono posti occupati in America?

Frank: mai visto uno, ci sono ma saranno soltanto case. Non c’è la stessa mentalità che abbiamo qui su queste cose, in America non penso sia possibile occupare come qui da noi. Tornando al Soma, era un posto riservato solo ai concerti. Ti faccio un esempio: abbiamo suonato alla House Of Blues e il giorno dopo ci suonava James Brown!

Sve: come hai visto il movimento americano?

Frank: è parecchio differente.

Sve: ci sai dire da cosa si differenzia?

Frank: beh, in primo luogo per la professionalità con cui viene trattato anche un genere come il punk rock: più agenzie interessate alla cosa, più gente che ci lavora dietro…

Sve: è più visto come un lavoro, diciamo…

Frank: sì, molto di più. Poi c’e molta meno politica dentro le cose, nel senso che il punk rock - almeno per quanto riguarda la concezione che c’era pure qua negli anni ’80, inizio anni ’90, era quella comunque sia associata allo squat…

Sve: sì, più sull’anarcopunk, sicuramente. Ci sono anche lì punk anarchici?

Frank: sì, ci sono, ma al di là di tutto l’ambito non è politicizzato quanto lo è qua… voglio dire… qui andare a vedere un concerto di un gruppo punk significa assumere per postulato che stai da una parte o dall’altra: difficilmente vai a vedere un gruppo che sia completamete non politicizzato. Lì è un po’ differente la cosa,molto differente, cioè più vista come semplice intrattenimento sonoro.

Sve: però non so, magari sarà perché lì il punk è nato con i Ramones…

Frank: sì pure quello, ma non so fino a che punto possa essere la causa dello stato di cose attuale, ma è plausibilissimo. Anche perché in Europa ci siamo basati su quello che comunque veniva dall’Inghilterra. Ovviamente se cresci in California e cresci, che ne so, per esempio in una zona metropolitana di Londra, c’è per forza di cose una bella differenza. Ovviamente gli argomenti trattati per esempio dai primi Business e quelli trattati, che cazzo ne so, dai Rancid, rispecchiano due situazioni sociali completamente differenti.

Sve: pensi quindi che in America i punk siano anche in qualche modo accettati e integrati socialmente?

Frank: sì, ormai è anche questione di trend: comparare l’America con l’Europa è una cosa praticamente impossibile, dato che sono due contesti totalmente diversi.

Sve: parliamo sempre dell’ambito punk, comunque…

Frank: sì, sì! Sono due cose talmente diverse che non ti saprei dire quale è meglio e quale è peggio, sono semplicemente diverse. C’è proprio un approccio differente su tutto, anche già tra costa est e costa ovest la scena cambia parecchio.

Sve: il concerto che più t’è rimasto impresso, il più bello?

Frank: mmm… forse tra più di trecento concerti fatti, non so, uno che mi è piaciuto veramente tanto è stato quello fatto a Roma al Forte Prenestino.

Sve: addirittura! Qui a Roma?

Frank: c’era una bella atmosfera!

Sve: ma forse perché tu sei italiano! È naturale che ti sentissi più a casa a suonare davanti ai tuoi amici…

Frank: no non è quello, anche perché poi io la maggior parte della gente che stava lì non la conoscevo… no, secondo me c’era, come posso dire, un’atmosfera più amichevole, insomma. Anche se era strapieno di gente non ci sono state risse, comunque sia c’e stata una bella partecipazione del pubblico: avevamo tipo 60 persone sul palco e nessuno di loro mi ha neanche acciaccato un cavo!
Altre situazioni belle con i Business: per esempio non mi sarei immaginato di andare in tour con gli Agnostic Front, o di fare un tour con i Nekromantik, che sono tra i miei gruppi preferiti, oppure di stare un mese in giro a fare date con loro di supporto! Ho visto tante volte i S.O.I.A. dal vivo e una volta sono venuti loro a vedere noi. Poi anche a suonare al CBGB’s è stata una bella esperienza, come quella in Svezia in un festival all’aperto davanti a 4000 persone. O anche al Fury Festival in Francia, con gruppi tipo Anthrax, Motorhead e cose di questo genere…

Sve: invece il concerto più brutto?

Frank: il più brutto uno fu in Svezia.

Sve: cos’è successo?

Frank: è successo fondamentalmente che alcuni membri del gruppo hanno incominciato a fare cose che non dovevano fare, e mi stavo vergognando di stare su quel palco.

Sve: quindi è dipeso più dal gruppo che dalla situazione…

Frank: no, no, assolutamente non dalla situazione. Abbiamo avuto un po’ di problemi anche l’ultima volta che siamo andati in America, cose tipo risse tra fazioni differenti del pubblico, però fortunatamente il concerto è stato interrotto solamente una volta, perché praticamente era arrivata la polizia e aveva fatto smettere. È l’unica storia del genere che ricordi, comunque.

Sve: dove hai trovato la situazione migliore, la scena più bella?

Frank: Berlino, Los Angeles. Forse Berlino è la città con la scena punk più grossa in Europa. Los Angeles invece è sicuramente la città che ha la scena più grossa in America.

Sve: Berlino… mi dicevi che avevi suonato davanti a tantissimi skinhead…

Frank: Berlino, sì, pure quello è stato uno dei concerti più belli che ho suonato! Esattamente nel gennaio del 2006 al Punk & Disorderly. Sold out, presumo, davanti a 6000 persone.

Sve: 6000??????

Frank: sì, tra punk, skin, psychobilly, qualsiasi cosa…

Sve: suonare, viaggiare e conoscere nuove persone è stata un’esperienza completamente positiva o ci sono stati momenti di sconforto, in cui magari pensavi di mollare tutto? In altre parole, com’è stata la vita on the road?

Frank: la vita on the road non mi ha mai creato problemi, né prima dei Business, né durante i Business.

Sve: era sempre divertimento?

Frank: no, perché specialmente quando fai i tour in America devi praticamente spostarti tra città e città e tra stato e stato…

Sve: circa 6/8 ore di viaggio?

Frank: anche di più, magari arrivi sul palco con anche 17 ore di macchina, però quello non mi ha mai creato problemi, i problemi che si creavano erano fondamentalmente con qualche membro del gruppo. Io praticamente durante l’ultimo tour con i Business ho viaggiato con loro per le prime 3 settimane, poi per l’altro mese e mezzo ho viaggiato insieme ad un altro gruppo.

Sve: suonare con i Business ha arrichito le tue tasche?

Frank: no, assolutamente no!

Sve: è stato più per passione che…

Frank: no, i Business si so’ arricchiti…

Sve: i Business sì…

Frank: io no.

Sve: tu no, questo è un po’ un rimpianto?

Frank: io non rimpiango niente di quello che ho fatto, ma quello che ho fatto è stato per me stesso, non per loro.

Sve: lo rifaresti, quindi?

Frank: sì, lo rifarei: magari, ecco, mi assicurerei prima del fattore economico, però ormai è andata così…

Sve: adesso come adesso, se ricapitasse?

Frank: mi assicurerei solamente della paga finale, perché so’ stato fregato più di una volta!!!!

Sve: quando sei partito non davi molto importanza al lato economico, giusto?

Frank: tutti i gruppi con cui sono stato prima erano molto più piccoli, nel senso: non avevo mai fatto un tour di 55 date in 60 giorni. Quello che mi preoccupava di più era come gestire la cosa, non tanto il fatto dei soldi, che per me passava per forza di cose in secondo piano. Ho le mie spese e non sempre si può suonare gratis, anche perché il gruppo non suona gratis, quindi non vedo perché un membro del gruppo dovrebbe farlo senza ricevere un compenso. Però purtroppo i conti sono sempre stati tenuti solo da una persona, e questo influisce su quanto tu vai a prendere a fine serata.

Sve: com’è finita l’esperienza?

Frank: l’esperienza è semplicemente finita: né finita bene, né finita male, troppe cose ti dovrei dire!!!! Troppe assurdità! Ma è finita così, come quando finisci un lavoro!

Sve: inizialmente suonavi il basso e poi se passato alla chitarra. Perché?

Frank: quando Steve – che suonava con la band da 20 anni – ha deciso di mollare, è stato più semplice trovare un bassista che un chitarrista , così sono passato io alle 6 corde e agli altri andava bene.

Sve: ma hai anche composto dei pezzi con loro?

Frank: ho composto dei pezzi e ho fatto registrazioni solo strumentali con i brani finiti: li ho dati al cantante, ma in sette mesi non ha fatto nulla su quei nastri, quindi me li tengo per me.

Sve: Quindi non sei mai apparso su qualcosa dei Business?

Frank: no, anche perché i Business non pubblicano più niente dal 2001, fanno soltanto concerti: infatti adesso sono la cover band di loro stessi! Io, da quando Steve lasciò, praticamente mi trovai a essere il secondo membro più influente, così gli dissi chiaramente che dopo il tour americano, estate 2006, avrei voluto registrare un nuovo album. Ma la cosa non andò in porto, con mio grande rammarico.

Sve: quindi dicevi anche la tua…

Frank: sì, certo, dopo che Steve se ne andò.

Sve: ora che farai?

Frank: faccio la mia vita, continuo a registrare dei pezzi.

Sve: altre offerte?

Frank: ci sono state, però o non mi andava troppo bene la musica o sul piano economico era tutto troppo vago. Mi sono state fatte, insomma, ma al momento nulla di interessante. Ora la cosa che mi interessa maggiormente è registrare le cose mie!

Sve: Ti ha mai chiamato qualche gruppo italiano?

Frank: sì, però alla fine non si sono fatti più sentire, ahahaha! Ho avuto dei contatti con alcuni gruppi italiani che stavano in Inghilterra, ma presumo che abbiano già trovato.

Sve: Grazie per la lunga chiacchierata! Auguri per i tuoi progetti!

Frank: Grazie a te!

[Sveden]




Commenti:

Re: Frank (Monkeys Factory, Gozzilla & Le Tre Bambine Coi Baffi, The Business)
Grande Sveden (e le sue interviste cafone) che ha riportato tutto il "Verba Volant" del registatorino in "Scripta Manent" su lamette!
Un grazie anche a Frank, persona davvero fantastica!

12/11/2006 di: RuDino

Re: Frank (Monkeys Factory, Gozzilla & Le Tre Bambine Coi Baffi, The Business)
eheh su tante cose daniel è stato un signore, fica l'intervista.. mi era sfuggita.


f.

17/11/2006 di: dirtymirror

Re: Frank (Monkeys Factory, Gozzilla & Le Tre Bambine Coi Baffi, The Business)
E' sempre un piacere vedere e sentire amici come il FRANK...Sei grande fratello......
Senigallia te saluta.......AIOOOOO

20/11/2006 di: puntella

 
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