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Interviste Sunday 12 November 2006:
Paolo Petralia (SOA/Oi! Strike Records, Colonna Infame Skinhead, Comrades, 80's)

Doppia intervista all'imperatore SOA nonché ex-cantante di Colonna Infame Skinhead, Comrades, 80's e chi più ne ha più ne metta, latitante da tempo. Il vecchio saggio hc risponde a un bombardamento di domande più o meno indiscrete a proposito di almeno 20 argomenti diversi. Con grande prontezza di riflessi, devo aggiungere, rivelando un'immutata lucidità. Botta e risposta must, per forza di cose, da leggere e rileggere per sei giorni e sei notti.

Sim: Tutti si chiedono che fine abbia fatto “Er Petralia”, dal momento che ultimamente non appare in giro neanche sotto forma ologrammatica. Ai concerti punk-hc lo shogun è sistematicamente assente all’appello, anche se poi la SOA continua a sfornare dischi con cadenza regolare e ad essere un punto di riferimento per il circuito vecchio e nuovo, ammesso che quest’ultimo esista. Grazie ai nostri ninja noi sappiamo che ti sei ritirato a vita privata in una zona franca dell’agro pontino (che per restrizioni specifiche dell’FBI preferiamo non meglio identificare), ma a causa del diverso esiglio ignoriamo quasi sostanzialmente il tuo pensiero filosofico ultimo. Di qui la prima serie di domande: perché non vai più a vedere i gruppi panc? Scelta programmatica, crisi mistica parallela agli anni di Cristo, adesione a qualche nuova loggia massonica, disaccordo con i giovani o semplicemente tedio? E ancora: la SOA/Oi! Strike è sana e forte oppure stai pensando a lungo termine di abbandonare tutto e fuggire in Messico?

Petra: Secondo me e secondo anche il mio computer esiglio andrebbe scritto senza g, ma essendo voi due persone assai acculturate ve la passo come licenza poetica punk anche se non si tratta di poesia (eccone un'altro che ha fatto il liceo classico, ndr).
Dunque, dunque… direi che il mio progressivo ritiro dall’evento live è segnato dal tramutarsi della scena hardcore locale nella cosiddetta “legion”. In quel periodo, '96-'98, ho iniziato ad andare sempre meno ai concerti perché non mi trovavo più granché in sintonia con i frequentatori della scena; certe idee fascisteggianti che giravano, un’attitudine a mettersi in mostra ed a sentirsi un gradino sopra gli altri era quello che iniziavo a percepire nell’aria in quell’ epoca. Oltre al fatto che ero in aperto conflitto con ex conoscenti nonché ex compagni di gruppo. Malgrado ciò, ho continuato a girare comunque molto, grazie ai gruppi in cui suonavo, ma se dovevo uscire a vedere qualche cos’altro, alla fine preferivo starmene a casa.
Qualcuno invocherà a questo punto l’“aiuta la tua scena”; non è che mi debba scusare con nessuno, ma a quel punto io c’avevo sulla gobba un quasi dieci anni di presenzialismo hardcore punk a tutti i costi. E più passa il tempo e più mi trovo a disagio nell’andare ai concerti, sarà che lo stacco d’età è marcato oramai, sarà che in certe occasioni vengo assediato da gente che vuol parlare ed io non sono tutta sta’ logorrea, sarà che in certe altre occasioni di gente cosiddetta amica non se ne trova proprio ed io ho sempre pensato che l’evento live è anche un po’ un pretesto per fare due chiacchiere… oltre al fatto che oltre all’età marcata la mia concezione di hardcore-punk è molto differente da quella delle nuove generazioni, senza dover fare a tutti i costi il rompicoglioni…
Non sto pensando di abbandonare la SOA, probabilmente l’etichetta indipendente italiana tra le più prolifiche in Italia e forse la più longeva (sicuramente nell’hardcore-punk) senza comunque auto incensarsi. Il fatto è che si respira un’aria di decadenza; tanti gruppi a suonare, tante pseudoetichette ma ormai si vendono solo le magliette. È un po’ un dato di fatto. Anche i contenuti che girano del resto sono abbastanza terra terra. Quindi più che abbandonare sarà forse una morte abbastanza annunciata, prima o dopo. In Messico forse no che fa un po’ troppo caldo per i miei gusti…

Sim: Una volta sei venuto a casa mia con un pacco enorme di sette pollici italiani risalenti all’epoca del cucco, che mi pregasti di maneggiare come se fossero le reliquie di Sant’Andrea. Ricordo tra gli altri Decibel, Bloody Riot, Wretched/Indigesti e il temutissimo Nerorgasmo EP. Se ne può certo dedurre che tu sei o sei stato un collezionista, e questo spiega in parte il numero inenarrabile di ristampe di materiale vintage promosse dalla SOA negli ultimi anni. Mo la domanda è: stai cercando di sottrarre il punk-hc al mercatino dell’antiquariato ­ come dichiarano in tanti ­ oppure vuoi anche aggiungere chicche audiovisive che in due facciate di vinile e un inserto fotocopiato venivano inevitabilmente a mancare, soppresse dai gruppi stessi per motivi di spazio? Dopodichè: hai mai bootlegato selvaggiamente, cioè senza battere gli elenchi del telefono e Internet con piglio chandleriano alla ricerca degli interpreti originali (qualora non già deceduti)?

Petra: Fino ad ora le uscite SOA sono tutte con il consenso di qualcuno dei gruppi, od addirittura con tutti i membri dei gruppi rintracciati e d’accordo. Alla fine è abbastanza semplice nell’era telematica rintracciare i vecchi dell’epoca, o forse lo è comunque per uno con qualche anno come me. Spesso è gente che ho conosciuto di persona al tempo che fu. In ogni caso sono fino al momento tutti stati particolarmente contenti di questo rinnovato interesse e non è che si aspettassero di andare ospiti da Luca Giurato per essere stati pionieri del punk-hc italico. Sarà perché io son cresciuto su con quella roba lì, con quei testi, che ci tengo particolarmente, e fortunatamente l’80% dei dischi punk-hc italiano li avevo già almeno 12 anni prima dell’avvento di ebay e dei suoi prezzi gonfiati a dismisura. Ricordo che nell’89 comprai per 30milalire lo split Wretched/Indigesti da Stiv Rottame e mi era sembrata un’enormità da bottegai… Diocanaglia, ne avrei dovuti prendere una dozzina da mettere in cassaforte. Quindi se mi capita di rintracciare vecchi babbioni dell’epoca è più facile che sia sedotto da una ristampa di qualcosa che ascoltavo a suo tempo che non magari da un gruppo di adesso che probabilmente non vedrò mai e che sicuramente mi dà meno emozioni…
In un paio di occasioni mi sono attaccato al telefono ma per natura non è proprio nel mio stile, né stare al telefono né rompere le balle alla gente. Stranamente in entrambi i casi gli interlocutori erano particolarmente contenti di essere interpellati all’altro lato della cornetta…

Sim: Similmente, ti ho visto stupire e caricarti di meraviglia alla vista dello sterminato archivio lamettiano, collezione di rip mp3 di siffatto introvabile nastrovinile. Cosa ne pensi di Internet quale mezzo di diffusione di musica altrimenti irreperibile, se non nei muffosi cassetti miei, tuoi e di altri più venerandi reduci? È giusto che chiunque possa fruire di frammenti sonori nati in un determinato contesto e per un determinato contesto?

Petra: Domanda capziosa. Francamente sono altalenante su questa questione: da una parte hai un disco con della grafica e dei testi e dei pensieri, oltre alla musica. Certo il disco costa qualche cosa e magari inquina pure. Dall’altra hai hard disk stracarichi di roba che nessuno sentirà mai tutta, probabilmente senza testi; uno li ammonticchia lì e non sa bene che farsene. Non so, a me non è che ‘sto discorso piaccia moltissimo. Calcola che non ho mai scaricato una canzone in vita mia. E non è un discorso prettamente economico quello che sto facendo. Potrà essere interessante o meno, ma l’attitudine che ho e che mantengo da un bel po’ di tempo, l’ho maturata per mezzo di solchi di vinile e testi di gruppi, fanzines e ciclostile. Non so che se ne possa estrapolare da files e schermi; mi riesce francamente difficile trovarlo positivo. Se sia giusto non lo so, non sta a me giudicare.
Nella sfera visiva, invece, c’ho un qualche pusher che ogni tanto mi passa un dvd con qualche filmetto degno di nota che non reperirei altrimenti e quindi va bene così.

Sim: Nonostante tu sia a-tecnologico per autodefinizione, sei stato uno dei primi punk-bloggers della rete. Da anni chiunque può seguire le tue rocambolesche peripezie collegandosi all’apposito diario SOA, e siccome lo fanno oramai in molti, sei diventato tuo malgrado quello che nel linguaggio dei maledetti giovani si potrebbe definire una blogstar. Ma allora perché hai disabilitato i commenti? Non ti interessa l’interazione biunivoca?

Petra: Ne parlavo proprio ieri con un altro blogger. Ho quindi deciso di non essere un blogger. Nel senso che io scrivevo pure prima. Magari non con questa frequenza, ma per tot anni facevo fanzines, interviste, articoli, editoriali dei miei cataloghi e mi piaceva molto. Il blog ha di bello che è aggratis e non spendo una mazza per scriverci sopra e quindi va bene. Non so bene quanta gente lo legga ma da tutti quelli che mi chiedono di Pazuzu temo che sia ancora particolarmente gettonato. Il mio socio, con il quale discutevamo di questo, mi raccontava di gente che si conosce tra bloggers, fraternizza, si chiamano al telefono, si rimorchiano etc. etc. Boh, io non ho nemmeno mai attivato i commenti, prima di mettere la prima foto gli altri avevano già i blog che emettevano effluvi e ti davano il buongiorno alla mattina. È un po’ un modo di esserci ancora in una scena che mi vede live quasi mai, ma in realtà non è che io scriva con chissà quali intenti; non voglio fare lo scrittore, non voglio rimorchiare, non voglio un cazzo. Sta lì e se vi fate due risate, meglio così. Il mondo è già pieno di Pulsatille.
Quanto al rocambolesco, mah non direi, io sono un home boy a tutti gli effetti. Ho conosciuto gente che se avesse avuto la pazienza di scrivere un diario (e la dote della lingua di Dante…) sarebbe diventata più famosa di Lasdale e Bunker messi insieme. Io ho solo un minimo di costanza ed un pizzico di allenamento, anche se poi il mio vocabolario non va oltre le 25 parole, incluse le bestemmie.

Sim: Ennesima domanda temibilissima: come tutti sanno, negli anni novanta sei stato l’unico cantante nonché membro fondatore dei Colonna Infame Skinhead, Oi! bénd pluriristampata che ha dato indubbiamente lustro all’italica scena e che in qualche modo ha dato il “la” al recupero dello streetpunk nello stivale. Come ci si sente oggi ad ascoltare un’intera inflazione di gruppi Oi! senza nerbo né idee che copiano spudoratamente testi e musica dei Colonna Infame? C’ho pure una ragazza qui su Lamette che cita le tue canzoni storpiandone involontariamente le parole per rafforzare i suoi interventi all’interno di una polemica puerile sulla droga che mi ha fruttato ben 10937 letture. How does it feel? E soprattutto: torneresti a cantare con i Colonna Infame oggi come oggi?

Petra: No, non tornerei, un po’ perché saprebbe di operazione commerciale e un po’ perché non mi ritrovo granché con parte degli ex membri che peraltro non vedo mai. A dirla tutta, dall’ultima volta in sala prove, io non ho mai più sentito alcun pezzo dei Colonna; son passati più di 4 anni, credo.
A livello di registrazioni non sono mai stato contento di alcunché mi abbia visto in uno studio ed i Colonna non fanno eccezione. Il fatto che fossero come gruppo vagamente sopra le righe è dovuto alla fortuna di essere usciti in un momento in cui non c’era più Oi! incazzato in Italia, a parte i gruppi RAC. Un’altra fortuna era quella di raggruppare gente di diversi ambiti musicali e ciò impedì alla musica di essere il solito brodo lento Oi! di quell’epoca. Nella prima genesi dei Colonna non è che raccogliemmo tutti ‘sti allori; venivamo guardati un po’ come marziani perché ¾ del gruppo era straight edge ed isolazionista, anche se poi i pezzi erano belli. I testi molta gente non è che li mandasse troppo giù. Quando ci siamo riformati, stranamente ci attendevano tappeti rossi e petali di rose, nonché donzelle ad attendere i suonatori (a parte me ed Angelfuck, ovviamente). In due anni i gruppi erano spuntati come funghi, sia pelati che crestati. Era strana quest’esplosione UK spikey punx a Roma nel 98-99, dopo che per anni non s’era vista mezza cresta per tutta la capitale a parte sporadici energumeni di Piazza di Spagna.
Secondo me non è proprio solo colpa della gente che non ha idee ma di un tempo che non offre guizzi culturali.

Sim: Ed ora una boccata d’aria: ultimi 10 dischi che girano ripetutamente nel tuo stereo/piatto/lettore, quindi le tue 10 bands preferite di sempre…

Petra: No, minchia, le playlists sono una rottura di balle…
Allora, non distinguo granché i dischi soliti dai dischi ultimi. Se un disco mi piace è probabile che continuerò a sentirmelo per anni, come continuo a fare con gli Iron Maiden, i DRI e gli Spazz.
Mi limito ad elencarti cosa ho ascoltato in questi ultimi giorni; Radio DJ, Rats - “C’est disco”, Krigshot ultimo, Business vecchi, Negative FX, After The Massacre, Lunar Sex, Duran Duran, Heresy, F-minus, Limpwrist, Havoc…

Sim: Progetti in cantiere e work in progress della SOA Records, nonché della Oi! Strike. Perché la Oi! Strike ha ancora progetti in cantiere, o no?

Allora, alla rinfusa: After The Massacre cd (crust abbestia UK), Affluente - “Libera fame” cd (nuovo disco, Ascoli hardcore), By All Means discografia 2CD, una serie di Lp pic disc di roba vecchia italiana; Peggio Punx vol. 1 e 2, Upset Noise / Warfare e Cani, poi c’era in ballo il cd degli FCA di Roma ed una compilation di vecchio glorie assortite, la ristampa di Impact / Eu’s Arse 7”, una fanzine sugli Impact con allegato un cd di roba dal vivo e non, il cd dei Death Before Work da Milano ed un loro split con altro gruppo sullo stesso stile peston-crossover…
Insomma la roba non manca. La Oi! Strike è viva? Mah, finchè ho ancora qualche cd rimasto sì, anche se ormai ne restano davvero pochi e sarebbe il caso di ristampare qualche cosa: mentre nuovi gruppi degni di nota non me ne sono più capitati tanto. Quando ne trovo uno c’è qualcosa che non va e lascio perdere. Prima magari era più facile trovarne quando giravo con i Colonna…

Sim: Al contrario di quelli che scassano il cazzo a tutti per tre mesi e poi si magnano le tracchie, tu sei vegetariano (poi vegan) per convinzione da ere ataviche. Secondo te chiunque con un po’ di buona volontà può diventare vegan, oppure senza l’adeguato metabolismo e/o training rischia di diventare rapidamente giallo ittero? Vai pure a ruota libera sull’argomento e dicci qualcosa della tua ultima creatura telematica, il sito www.veganriot.it

Petra: Sai com’è, quelli che hanno un grosso ego e lingualunga sono solitamente degli sparaballe e tre quarti di quelli che qualche anno fa profetizzavano bagni di sangue e tempeste de foco in chiave vegan, adesso stanno al più vicino Kentucky Fried Chicken ad inforchettare cosciotti di tacchino. Basterebbe solamente affrontare le cose con un pizzico di umiltà e sale in zucca per far quadrare tutto. Sì, secondo me la dieta vegan è una cosa assolutamente praticabile; chi diventa giallo è perché ha comunque una dieta alla cazzo o semplicemente una vita alla cazzo. La mia visione del veganesimo va insieme ad altre azioni quotidiane atte a rendere meno porcaio questo mondo di quello che già è… compreso il fatto che lavorare 12 ore al giorno non fa bene a nessuno, che bisogna vivere di poco, che i soldi non fanno la felicità, che consumo non significa ricchezza etc. etc. L’impulso a fare il sito è stato diciamo spinto dalla mia socia, perché forse se fosse stato per me solo non sarebbe partito. Però secondo me funziona, dà una buona idea che si possa campare così anche se a molti sembra mera privazione e sacrificio. Il fatto di fare delle discrete foto rende il tutto più “appetibile”. Diciamo che è messo su non a scopo didattico; spesso si incontrano vegani un po’ catastrofisti e pesanti. Diciamo che io l’ho fatto per dimostrare che non mi mangio solo l’insalata verde, non necessariamente per convincere qualcuno…

Sve: Tornando ancora alla SOA, la tua label/distro è attiva dal lontano 1989. Quattro domande a bruciapelo: ci si campa con la distro? Hai mai pensato di aprire un negozio? Che consigli daresti a chi vuole mettere su un’etichetta? Tirano più i dischi o le magliettine?

Petra: L’ultima che hai detto. L’“affaire” maglietta è stato lento ma inesorabile. All’epoca nessuno ne aveva/faceva, i gruppi arrivavano in tour e grasso che colava se ne avevano una o due diverse. Adesso anche il gruppo quartieristico ne ha 5 diverse, la tazza con il logo, il cappottino per i chihuahua e via dicendo. Nel 1990 commissionai diverse magliette all’unico serigrafo DIY casalingo disponibile su piazza, erano magliette di Verbal Assault, Larm, Napalm Death e via dicendo. Le uniche che si trovavano; ovviamente sparirono in breve tempo. Lui adesso ha messo su un negozio e vende magliette come bruscolini. I tempi cambiano e qualcuno dice che bisogna adeguarsi ma a me fa un po’ cagare. Ho sempre avuto la presunzione di far entrare idee, modelli di comportamento, ispirazione nelle case della gente attraverso i miei dischi (magari non con tutti) ma con una maglietta? Boh…
Ad ogni modo, secondo me non ci si campa. Io ho avuto la fortuna di avere una casa di proprietà. E grazie ad una spesa in meno che si sopravvive. C’è anche da dire che io sono abbastanza sprezzante del dio quattrino, quindi non sto là ad adoperarmi per cavarlo fuori a tutti i costi per 15 ore quotidiane; preferisco leggermi un libro. Diciamo che se intendete la distro come un lavoro tout court, da impiegato full time con guadagno da impiegato, mmmmhhhh non la vedo semplicissima. Sarà anche per questo che tutte le sedicenti migliori etichette, con le migliori bands almeno qui in Italia non vanno oltre i due anni di vita. Se pretendete di tirar su soldi come da un lavoro classico, lasciate perdere.
Sono stato parte della Banda Bonnot di Roma insieme anche al socio Robbertò di Hellnation per 8 mesi, perdendo tempo, soldi, e logorandomi il fegato (lui anche di più). Stare al negozio non è la mia tazza di tè, non sono fatto per stare al pubblico, non mi piace proprio. Oltretutto, per esperienza, il negozio di dischi è un po’ la carta moschicida di matti scocciati avulsi dalla società che ti si piantano dentro a parlare dei cazzi loro, probabilmente senza nemmeno comprarti una spilletta… ed in gioventù anche io lo sono stato. Direi che chi vuole mettere su un’etichetta lo dovrebbe fare senza grosse aspettative lucrative, divertendosi, prendendola alla leggera come un diversivo dal solito tran tran lavorativo; in quel caso potrebbe dare discrete soddisfazioni.

Sve: Di quale realizzazione nel catalogo SOA ti ritieni più soddisfatto? Preferisci produrre gruppi italiani o stranieri?

Petra: Auhm non saprei granché, ho tanti dischi che mi appassionano, anche perché i dischi SOA sono stati tutti fortemente voluti. Nell’ultimo periodo i due Cryptic Slaughter mi hanno dato una ventata di amarcord mica da poco.
All’epoca, probabilmente il 12” dei Growing Concern era una vera bomba e in quel periodo si respirava un aria più “youth crew” come se tutti vivessimo la stessa cosa all’unisono, partecipando attivamente. Alcune delle ristampe di hc datato sono a dir poco cruciali come il Peggio Punx, forse uno dei gruppi migliori ai suoi tempi. Il disco dei DUAP su Oi! Strike è a dir poco favoloso. Direi che ce ne sono tanti che meritano, non ho un preferito in assoluto.

Sve: Last but not least, che dice Pazuzu?

Petra: Dice tante cose, se uno è disposto ad ascoltarlo. Il problema è che una volta abbrancati non ci si defila facilmente dalla sua eccezionale logorrea doc. Passati quei 20 minuti / mezz’ora, o persino un’ora dal momento in cui ti si attacca, bisogna essere rapidi a divincolarsi, facendo finta di avere la vibrazione al telefono in tasca, la torta al forno, l’invasione di cavallette nel bagno…
È fondamentalmente un pezzo di pane, un po’ squilibrato certo, che si annoia a stare quelle 24 ore in e nei pressi immediati di casa. Se i reietti di oggi diventeranno mai gli eroi di domani, Pazuzu sarà il primo del corteo con in braccio lo stendardo della categoria.

[Simone, Sveden]



 
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