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Cool di: sosoabram
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Re: Gola profonda (Deep throat, USA, 1972, col.) di Jerry Gerard (Gerard Damiano) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: rightjobspk11
Re: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123

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Interviste Thursday 14 December 2006:
The Fleshtones

I Fleshtones nascono nel 1976 a New York, facendosi presto notare con il loro rock’n’roll di ascendenza garage e rhythm and blues anni ’60, potenziato dalle sonorità di sax, armonica e organo. Con il loro album d’esordio, "Roman gods" (1981), i Fleshtones danno prova delle loro potenzialità creative associando il piacere spensierato del r’n’r viscerale a sonorità da beat psichedelico. La loro discografia include lavori diversi, da "Hexbreaker" a "Do you swing?", da "Fleshtones vs. reality" fino all’ultimo "Beachhead", che si muovono su multiformi livelli di comunicazione musicale, grazie alla ricchezza linguistica del sound fuzz, del vibrato chitarristico, di tremoli, melodie ai sax, riempimento armonico dell’organo e del blues all’armonica, oltre che dalla varietà del trattamento vocale, con cori di larga presa melodica e falsetti satirici.
Definiscono la loro musica "super-rock", ossia gli elementi più eccitanti del r’n’r, scardinati ed esaltati fino al parossismo. La loro carriera continua imperterrita con il citato nuovo album all’attivo e animanti party-show in giro per il mondo.

Quando ho saputo del concerto dei Fleshtones a Bologna, non ho esitato a decidere di intervistarli. È il 28 ottobre 2006, ultima data del tour europeo della band newyorchese, che manca in Italia dal 2002. L’Estragon li accoglie con un’atmosfera calda, anche se il pubblico è poco numeroso. Pochi ma buoni, e soprattutto soddisfatti. Il ‘party’ dei Fleshtones è infatti scintillante, pirotecnico, eccitante: le danze si aprono con il loro nuovo ‘super-rock’ di "Bigger and better", dall’album "Beachhead", il diciottesimo della loro carriera, pubblicato nel 2005. È un disco vivace ed elegante, che rimane in linea con i connotati sonori dei precedenti, nell’intreccio di r’n’r, blues, garage, beat e power-pop. Particolarmente coinvolgenti dal vivo le performance di "Pretty pretty pretty" e "I want the answers". Lo show si infiamma comunque quando pescano dal loro repertorio piccoli capolavori quali "Do you swing", "Let’s see the sun", "High on drugs", "Stop fooling around", "Roman gods", "What's so new about you", "I’ve gotta change my life" e "Hope come back", queste ultime due eseguite in sovrapposizione.

I frangenti singolari del loro party-show sono le incursioni fra il pubblico: sul palco i Fleshtones non stanno fermi un secondo, tra passi swing, piroette e scalate sulla batteria, ma lo spazio del palco non gli basta, ed ecco che vanno tra la gente per stringersi a loro nella danza. In una di queste incursioni, mi sono trovato involontario protagonista di uno sketch improvvisato: mentre Peter, Ken e Keith facevano i buffoni tra la gente, Peter è venuto proprio verso di me, invitandomi a salire sul palco (mi trovavo in prima fila per scattare foto) per suonare il basso. Mi sono trovato così per qualche minuto a duettare col batterista Bill Milhizer che ammiccava e mi incitava a continuare. Spassoso!

Nel dopo concerto i Fleshtones tra ampi sorrisi e autografi si rendono molto disponibili all’incontro con i fans. Incontro Peter Zaremba nei camerini dietro il palco dell’Estragon. È alle prese con la preparazione di panini e mi accoglie calorosamente, presentandomi al resto della band. Mi dice che non c’è problema per l’intervista e che possiamo rilassarci nel camerino. Mi accolgono tutti con un proverbiale senso dell’humour e il batterista mi dice che ho un futuro come musicista…

Gli dico che avrei un milione di domande per loro e che rischiano di perdere l’aereo… Sorridono e scherzano disinvoltamente, mi offrono del vino.

Peter Zaremba: Ok, ne risponderemo a due milioni e mezzo… vediamo quello che succede… Ti è piaciuto lo show Toni?

Certo, mi sembrate in ottima forma.

Peter: Molto bene. Dimmi pure cosa vuoi sapere.

Io ho trenta anni e voi suonate proprio dal 1976. Vorrei sapere cosa si prova ad avere tanti anni di musica alle spalle. Qual’è il vostro approccio musicale oggi? Come sta la vostra energia?

Peter: Sopravvivenza. Ciò che ci fa tirare avanti è un istinto naturale di sopravvivenza. È un istinto un pò particolare dal momento che ci spinge ad imbracciare gi strumenti, non credi? Comunque stiamo bene, direi, abbastanza bene. Sai, a volte ci sentiamo un pò stanchi ma poi ci guardiamo intorno e vediamo gruppi giovani, ragazzi di appena ventidue o ventitre anni, che sono più stanchi di noi. È ridicolo! E quindi mi sembra che noi stiamo abbastanza bene, penso che anche gli altri possano condividere questo stato d’animo, considerando poi il fatto che continuiamo a riproporre musica che ha la tua età! Inoltre, quando hai della bella gente che viene ai tuoi concerti, persone come te, diventa tutto stupendo.

A quali gruppi ti riferivi?

Peter: Beh, lo sai… Lo puoi immaginare. A tutti mi riferisco. Puoi notare la differenza, che so i Kills… centinaia di gruppi. Come diceva sempre Keith, tutto questo, tutto ciò che siamo, è stato creato percorrendo la nostra infanzia e la nostra giovinezza ascoltando rock and roll alla radio. Qualsiasi show dei Dictators o dei Ramones ti dirà la stessa cosa. Cresci ascoltando rock and roll alla radio, quando tutto era una novità, e assorbi tutto: la parte buona così come quella cattiva, tutto! E ciò è positivo. Le band oggi forse sono cristallizzate. Quando abbiamo formato i Fleshtones ci siamo detti: dobbiamo cominciare adesso come hanno fatto i Ramones. Parlammo e discutemmo per cinque anni prima di mettere su un gruppo. E poi ci dicemmo: ok, il gruppo ora c’è e tutti dicevano che i Ramones facevano schifo, che non sapevano suonare e anche io dicevo che non sapevano suonare… Loro suonano jazz…

Quindi ti piacciono i Ramones?

Peter: Sì, diciamo che mi piacciono, non sono male…

(Ridiamo).

Peter: Keith era all’ ultimo concerto al CBGB’s…

Keith Streng: Tommy Ramone era sul palco e suonò in duetto con i Dictators "Blitzkrieg Bop". L’ultima canzone che i Dictators hanno suonato su un palco. Fu tutto molto bello!

Parlatemi del vostro nuovo disco. Qual è la storia di "Beachhead"?

Keith: La storia che ha caratterizzato "Beachhead" è stata il fatto che lo abbiamo registrato in due diversi studi. Uno in North Carolina e l’altro nel Michigan, a Detroit, con Jim Diamond. E proprio la lavorazione in quest’ultimo studio ha fatto sì che l’album prendesse un’altra direzione, una nuova sonorità. Una copia diversa da quella registrata appunto nel North Carolina. E per questo motivo, abbiamo chiamato le due registrazioni ‘Nord contro Sud’, come i giorni amorali della nostra guerra civile, il generale Lee contro il generale Grant. Comunque, credo che questo sia uno dei migliori album che abbiamo mai fatto.

Pensi sia una buona espressione del vostro super-rock?

Keith: Sì, penso di sì. Penso che sia un vero e ottimo esempio di espressione di super-rock. Perché, più di ogni altra cosa, "Beachhead" è più rock di tutti gli altri album che abbiamo registrato. Quindi soddisfa la nostra idea, il nostro concetto di super-rock.

Voi Fleshtones siete molto conosciuti ed apprezzati in Europa, e, di conseguenza, fate molte date qui. Cosa ne pensate del pubblico che vi segue in Europa? Che rapporti avete con il vostro pubblico europeo?

Keith: A me piace molto venire a suonare in Europa, mi fa sentire bene. E anche loro si sentono bene. In Europa c’è questa tendenza a seguirti sempre. Se piaci a delle persone, loro ti seguono per molto tempo e magari anche per tutta la tua carriera. Non è che ti seguono per pochi mesi e poi ti mollano, come succede altrove. Il pubblico in Europa, credo, si dedica molto a te, è molto zelante e anche specializzato. È una cosa stupenda, magnifica! È veramente molto rock and roll il pubblico europeo.

Quindi vi siete divertiti in questo tour europeo che avete appena terminato...

Keith: Ma, sai, questo tour è stato solo di dieci giorni, quindi molto breve. Comunque è stato un gran bel tour. E anche il concerto di stasera a Bologna mi è sembrato sia stato molto positivo, a giudicare dalla risposta della gente.

Purtroppo non c’era molta gente. Quindi, dal mio punto di vista è mancato qualcosa.

Keith: Beh, sai, questo posto è molto grande. Se avessimo suonato nel vecchio locale (l’Estragon ha di recente cambiato spazio, N. d. R.) avremmo fatto il pienone. Qui ci sono state un bel po’ di persone. Credo che siano venute circa 500 persone e anche di più. Per riempire il nuovo Estragon penso ci vogliano duemila persone. A dirti la verità, io sono contento, è stato un buon concerto.

Parlavamo prima io e Keith del concerto di questa sera (Peter nel frattempo sistemava il loro materiale insieme a Ken Fox, il bassista della band). Come hai vissuto il party qui a Bologna?

Peter: È stato bello, ma i Fleshtones vogliono avere più contatto con la gente durante lo show. E stare su un palco grande come quello di stasera non lo permette. Tu hai potuto vedere… Avrei voluto che più gente fosse salita sul palco come hai fatto tu! Ma quando li ho chiamati loro non hanno voluto, perché il palco è troppo in alto e quindi risultava troppo difficile. Parlerò con Lele (organizzazione Estragon, N. d. R.) e gli dirò che deve rimediare, magari abbassando il palco di un po’… Comunque, a parte alcuni piccoli accorgimenti tecnici, tutto è ok! Bologna è una gran bella città, davvero stupenda, molto stimolante.

Si, io la conosco bene. Pensa che ci vivo da dodici anni…

Peter: Da dove vieni, Toni?

Sono di Napoli.

Peter: Oh, Napoli… Ci abbiamo suonato una volta…

Quando?

Peter: Fu un disastro…

Immagino ti riferisci ad un concerto degli anni ottanta.

Peter: Sì, era negli anni ottanta. Napoli è molto disorganizzata. Tutti i cliché sulla città: i ragazzi, i criminali, i ladri con le pistole, abbiamo potuto ammirarli di persona…

Oggi credo sia ancora peggio. Almeno la mia impressione è che la violenza in città sia aumentata, in particolar modo la violenza fine a se stessa.

Peter: Davvero? Ma Napoli è così bella…

Io credo che Napoli viva di una doppia vita: una che esprime grandissima vitalità ed un’altra, ahimè, che purtroppo è peggio di quanto ci si possa immaginare.

Peter: Il peggio del peggio, eh? È davvero un peccato, perché è una città stupenda e ci piacerebbe tornarci per suonare. (Rivolgendosi a Keith) Toni ci dice che Napoli è peggiorata, meglio evitarla…

(Ridiamo).

Non sarà molto difficile, perché comunque si è ristretta parecchio anche la scena rock’n’roll.

Peter: Posso immaginarlo. Oggi tutti ascoltano techno, musica da discoteca… Un’altra domanda, Toni.

Cosa ne pensate della scena musicale odierna?

Peter: Io penso che la scena di oggi sia molto interessante. Non c’è un solo filone musicale, ma più cose. Ci sono persone che suonano garage, punk, rock’n’roll e lo possono fare per ambire al grande pubblico, ma c’è anche una scena più piccola che funziona. Persone che hanno un loro gruppo. Non che ciò significhi poter fare un pacco di soldi, ma almeno riesci a suonare e, soprattutto, puoi suonare ciò che ti piace. E suonando puoi viaggiare, e conoscere gente. E questa è una gran bella cosa! Almeno è quello che credo… C’è anche un bel po’ di musica orrenda, ma comunque c’è sempre stata. Questo non si può cambiare. Devi fare della buona musica, ecco tutto. Ancora un’altra domanda, Toni, per favore.

Ok, ancora un’altra e poi chiudiamo. Vorrei sapere come è la vostra vita al di là della musica. Cosa fate quando non siete impegnati nei Fleshtones?

Peter: Chiedi a lui. (riferendosi a Keith). Lui è uno che si muove molto…

Keith: La mia vita è bella… Faccio molte cose diverse. Ho una moglie e una figlia. Mi piace cucinare e suono rock’n’roll… (ride).

Dove andate dopo Bologna?

Peter: Torniamo a New York, fra cinque ore andiamo all’aeroporto per prendere l’aereo.

Scusatemi allora se vi ho rubato del tempo.

Peter: Niente affatto. Perché non ce lo hai rubato. Lieti di aver risposto alle tue domande, anche se siamo indaffarati.

Spero di rivedervi, allora.

Peter: Questo è certo, grazie per l’intervista, Toni.

[Toni Avvisato]



 
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