
La prima cosa che noto di questo disco è la foto di Michelina De Cesare - il più bel brigante donna che l'Italia abbia mai avuto - che troneggia fieramente in copertina, e per contropartita, nel retro, l'immagine del suo cadavere denudato e mutilato dall'esercito piemontese. Perché sì, per chi non lo sapesse, duecento anni fa o giù di lì i neonati CC o altri corpi militari che, similmente, erano stati istituiti appositamente per porre freno all'insurrezione di paesani armati, avevano in uso di fotografare regolarmente i trofei di caccia, talvolta legandoli ad appositi pali in modo che sembrassero ancora vivi, altre volte includendo il battaglione in una bella foto di gruppo vincitori sorridenti contro sconfitti trapassati. Giusto due giorni fa giocherellavo con un set di antichi cacafuoco - ormai ridotti a sterili e inutilizzabili soprammobili da caminetto - e riflettevo sulla probabilità, storicamente non da escludere del tutto, che tra i tanti ciociari datisi a suo tempo alla macchia ci sia stato perché no anche un qualche mio lontano parente. Perché in effetti, poi, per quanto la sabbia scorra sul fondo della clessidra, fortunatamente c'è sempre qualcuno tra tanti che rifiuta uno stato di cose che la massa accetta, e rivendica con i propri mezzi un libero arbitrio che di fatto se si rifiuta la sopraffazione è possibile. In questo senso, anche un supporto audio può sostituire idealmente (e sottolineo idealmente) un archibugio con il cane ormai arrugginito. È sicuramente il caso degli
Affluente, hardcore italiano nonstop e no compromise dai primi 80's (cantante e batterista, per la cronaca, erano già parte dei Dictatrista, quindi degli Stige):
Libera fame, ultimo capitolo giunto alle stampe dopo cinque anni di silenzio, è a tutti gli effetti un disco di hardcore così come l'ho conosciuto e lo concepisco tuttora io. Riflessivo e autoriflessivo, intransigente e comunicativo senza per questo essere vuotamente autocompiaciuto e sloganistico. Una vera manna dal cielo, che sotterra in un colpo il 98% delle attuali bands nostrane che ci tengono a dichiararsi politicizzate - quasi fosse una professione di fede - e restituisce alla sfera del ridicolo e forse anche del patetico i sermoni sterili che le medesime si mettono sistematicamente in bocca, nel tentativo di attribuirsi una levatura intellettuale che per sfortuna loro e nostra assolutamente non hanno.

E se non mi credete, provate a trovare il coraggio di scrivere questo: "La sovranità del riso è una tattica di potere, un gioco tragico. / Predica la pena di vivere e dà consistenza teologica alla trama. / È uno spettacolo che si annuncia ogni volta senza repliche / e che ogni volta si ripete uguale, / una puttaneria intellettuale fra gli applausi dei fans dell'autonomia operaia. / Lo spirito di rivolta deve saper distruggere / l'esaltazione del sacrificio del lavoro. / Deve saper distruggere l'innata chance del potere / di essere obbedito. / Perché lo spirito di rivolta non ha niente a che vedere / con la devianza e la marginalità, / che sono i tratti infantili di un sistema / che si pretende perfetto".
15 mazzate di pura e potentissima vecchia scuola suonata alla grande, con voce vagamente Nations On Fire/Scraps style (caratteristica immutata almeno fin dal 7" "Moltitudine suina", che comprai quando uscì su Applequince credo una decina di anni or sono). Ancora un altro centro secco per la SOA, e senz'ombra di dubbio il miglior disco hardcore italiano del 2006. Avete cinque giorni di tempo per smentirmi.
[Simone]
Per contatti, o per avere il cd: www.soarecords.it