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Articoli Tuesday 06 February 2007:
Disco+Crust=TNT - I Giuda a spasso per il mondo - on the road report parte 1

Perché effettuare un tour in pieno inverno con la prospettiva di tormente di neve, ghiaccio infernale e pinguini che attraversano la strada? Non si tratta di amore cristiano per la sofferenza né di amore per il black metal norvegese, più prosaicamente si tratta di vacanze natalizie, e quindi di periodo privo dell’incombenza del lavoro. Sì, ecco, è colpa della società a struttura capitalistica e della sua evoluzione in capitalismo finanziario dove il lavoro è lo strumento di oppressione della libertà a scapito dell’individuo ed a vantaggio delle corporation! Non fosse stato per S. Agostino, Cartesio, Ford e Agnelli avremmo potuto fare un bel tour in Aprile tra ciliegi in fiore e farfalle colorate, invece il sottoscritto riesce a liberarsi dalle incombenze di maestro d’asilo solo per Natale e d’estate, mentre Matteo espleta i suoi lavoretti da precario esclusivamente nel periodo estivo. Quante esigenze hanno questi chitarristi... Dopo innumerevoli riunioni di gruppo ed assemblee sindacali il periodo scelto per la tournee (come dice mio padre, neanche fossimo i Nomadi) viene individuato nel lasso che va dal 26 dicembre al 7 gennaio, all’indomani delle precettazioni familiari natalizie ed alla vigilia del mio rientro mattutino nello Stige dell’insegnamento scolastico. Conveniamo per 10 concerti con pausa obbligatoria il 31 dicembre ed il primo gennaio per godere della festa a comando per antonomasia e per i postumi della sbornia che sicuramente ne seguirà. Un programma che mette d’accordo tutti, soprattutto per quanto riguarda il capitolo relativo alla sbornia.

Tre mesi a base di e-mail e myspace, milioni di persone che hanno cortesemente deciso di ignorarci, altre che si sono proposte loro sponte. Fortunatamente dopo anni di sbattimenti nella Scena possiamo contare su di un buon numero di amici sparsi per l’Europa il cui aiuto è stato preziosissimo. Per un gruppo poco conosciuto mi accorgo che è sempre più difficile girare nel Vecchio Continente a causa di una certa inflazione di tour europei che si accavallano in continuazione. È il rovescio della medaglia della facilità con cui si può comunicare, i tempi dei tour organizzati per lettera e per telefono sono fortunatamente finiti, ma altre difficoltà ne sono, ahimè, conseguite. Ma noi abbiamo ovviato al problema scegliendo il periodo più sfigato dell’anno! Chiamateci scemi...

Se fissare i dieci concerti ha richiesto un mole considerevole di impegno, per l’organizzazione della partenza dall’Italia non sarebbe bastato un Von Clausewitz! I Giuda sono composti da cinque persone di estrazione geografica completamente diversa che vivono in zone decisamente non contigue. Alla truppa si aggiunge un driver di furgone, nella persone di Koppa, con le medesime caratteristiche. A seguito delle suddette precettazioni natalizie tale non contiguità si trasforma in una vera e propria deflagrazione con frammenti dell’ordigno giudaico sparsi per tutti i più remoti angoli della madre patria. Ma il piano è pronto! Grazie ad un acume tattico a metà fra Trapattoni ed un orologiaio svizzero arriviamo al giorno della partenza preparati a tutto... o quasi.

26-12-06
Il primo concerto è a Innsbruck, in Austria. Il sottoscritto fino al giorno prima era ad Albiano, romito loco sperduto nella Valle del Serchio (in provincia di, scusate il termine, Lucca). In quel di Settimello, villaggio primitivo situato a metà fra Firenze e Prato, do appuntamento a Matteo, in arrivo dopo due ore di treno dal Puntone (provincia di Grosseto), a Margherita, in arrivo dopo due ore di auto da Petrignano, altrettanto primitivo villaggio situato in una non precisata zona dell’Umbria, ed infine a Gabriele, in arrivo dall’hinterland empolese. Alle 11 di mattina 4/6 della compagnia sono raccolti, il meno è fatto! Non abbiamo molte cose da caricare, il grosso della strumentazione era già stato raccolto col furgone di Koppa al ritorno dal concerto romano dei Discharge. In auto raggiungiamo quindi Bologna dove abitano Koppa e Mila i quali, ovviamente, non sono presenti. Il furgone è stato impavidamente lasciato carico ed aperto sotto casa dei due felloni, a noi il compito di terminare di caricarlo fino al limite consentito dalla teoria della relatività einsteniana (quelle cose lì sulla curvatura spazio-temporale...) e soprattutto di ritrovare le chiavi del furgone stesso e del cancello attraverso mappe ed indicazioni degne del KGB. Parcheggiamo l’auto infine e saliamo tutti sul furgone. Il cuore palpita prima dell’accensione. Koppa ha comprato questo Ford Transit del color del sangue di bue con l’intento di diventare il più ricercato driver di gruppi crust d’Europa. Il mezzo però non è completamente d’accordo e spesso e volentieri sciopera. Precedentemente avevo viaggiato con esso due volte. La prima volta si era distrutta la distribuzione lasciandoci abbandonati fra Perugia e Firenze in mezzo a camionisti macedoni e bariste della Val di Chiana. La seconda volta ci ha visti affrontare il viaggio col termostato dell’acqua che segnava costantemente due tacche sopra il massimo. Appena cinque giorni della partenza era avvenuto un altro guasto. Non sono superstizioso, però la cabala non ci era favorevole. Ma, in barba alla stocastica, il furgone parte, destinazione Verona.

Perché Verona? Che ci incastra? Ebbene, Mila e Koppa, rispettivamente in vacanza premio in quel di Pavia e Galliate (in provincia di Novara, ignoranti patentati!), ci avrebbero raggiunti nella città del Festivalbar in treno. Riusciamo ad arrivare alla stazione di Verona in perfetto orario, cose incredibili stanno succedendo. Alle 15,30 siamo infine tutti riuniti e Koppa assume ufficialmente il suo ruolo di driver unico europeo, mentre io tiro fuori i calzini pesanti.

Dal tubo di scappamento del furgone esce fumo di tutti i colori. Non so se in relazione alla fluttuazione del Nasdaq od alla vicinanza della terra dalla luna, ma percepisco una sorta di generale scetticismo. Sul Brennero, in salita, il furgone viaggia a velocità da bradipo anemico, e in quest’occasione scopro le difficoltà di Koppa a capire ad occhio quando si viaggia in salita e quando in discesa. È fortunato ad avere un furgone che glielo fa capire immediatamente.

La data di Innsbruck sgomenta già la fetta più grossa della truppa, in particolare i meno ballerini. Infatti la crew alto-tirolese ha ingaggiato su sua stessa richiesta il pacchetto completo Giuda+Ex-Pornostar, cioè il sottoscritto in veste di Dj. E apparentemente quasi con più entusiasmo per l’incarnazione festaiola. Nel manifestino la scritta “Ex-Pornostar” capeggiava grossa quasi il doppio rispetto a “Giuda”. Tutto ciò equivarrà ovviamente a danze selvagge fino ad ore immonde, e questo quando all’indomani ci aspettano 750 chilometri per raggiungere la destinazione successiva. La preoccupazione di tutti riguarda la possibilità di poter andare a dormire nonostante il sottoscritto sia impegnato. In ogni caso se a Innsbruck è l’italo-disco che vogliono, quella avranno e ben altro ancora! Le indicazioni per arrivare al posto sono quelle che risalgono al concerto dei Disprezzo di due anni prima, vale a dire l’unica esperienza precedente di tour europeo per Gabriele e Margherita, il sottoscritto può annoverare un altro giro insieme ai Groebelar in europa dell’est nel 2004, Matteo oltre ai Groebelar ha dalla sua le date estere con Crepa e Cattiva Inclinazione, mentre Mila ha girato in lungo e in largo con i DDI. Un piccolo problema nasce col fatto che una strada da cui bisogna passare è chiusa a causa di certi lavori titanici, forse delle piramidi, ma le invocazioni a Iside non ci aiutano e prevedibilmente ci perdiamo. La gente a cui chiediamo informazioni parla inglese con un accento a dir poco violento, ci si capisce meglio in tedesco, lingua che per la cronaca appena sbiascico. Nonostante le piramidi e gli accenti raggiungiamo quasi in orario il PMK, questo grosso locale con tutti i crismi della professionalità ma dove organizzano tranquillamente anche cruster dai lunghi e nodosi dread. L’unico squat che ancora due anni prima esisteva è stato sgomberato l’anno scorso, nient’altro rimane. Ci accoglie un buon numero di persone tra cui Aldina e Oli, che i lettori assidui di tour-report si ricorderanno nella puntata precedente intitolata “Disprezzo”. Oli è cambiato completamente, non lo riconoscevo minimamente, dal look da bravo ragazzo con tendenze punkeggianti è diventato completamente stenchcore, con tanto di dread in stile britannico, barba incolta e toppe dei Bolt Thrower ovunque. Mentre noi, entusiasti per l’inizio del tour, facciamo un gran casino e parliamo a voce alta, non veniamo molto degnati di socializzazione da parte dei locali con l’eccezione di Ingo, che è colui con cui ero materialmente in contatto, e un tipo che parla benissimo italiano e che ha un cugino a Firenze che conosco pure. Questa è una delle leggi di Murphy fondamentali in tour: quando si parla di qualcuno a voce alta e possibilmente in termini poco glorificanti si può star certi che di lì a quattro nanosecondi costui o costei si rivolgerà a noi in italiano. Meno male che avevamo il buon gusto di abbassare il tono in occasioni dei nostri soliti commenti da parrucchiera zitella, a parte Koppa ovviamente, che infatti viene morso su una natica da un cane evidentemente in vena di scherzi pesanti. Dopo una discreta cena a base di verdurame vario comincia il concerto ad orari assolutamente non italiani (undici e mezza?). Sul palco i Carnickel Corpse, gruppo in cui Ingo suona la chitarra. Memorabile l’inizio del concerto con Ingo che si dimentica di accendere il distorsore fino a metà della prima canzone, battezzando quindi un nuovo genere che potremmo definire crust pulito. Dal momento in cui la distorsione comincia a lavorare se ne discerne un crust di matrice Disrupt, scarno, spreciso, ma d’impatto, si vede che il gruppo sta suonando da poco. È il nostro turno. E suoniamo malino. Purtroppo date le distanze siderali che separano un membro del gruppo dall’altro non proviamo troppo regolarmente, e i quindici giorni prima della partenza passati senza suonare alla fine pesano. Per i nostri standard da perfezionisti (o forse i miei) commettiamo numerose imprecisioni, ma la gente, una cinquantina di persone forse, apprezza comunque molto. L’impatto c’è, le chitarre sono sempre sparate al volume più alto possibile (aspetto che accomuna me e Matteo), Margherita usa un amplificatore da basso non troppo potente rispetto a noialtri, ma essendo tutto microfonato anche lei partecipa all’orgia di decibel, Gabriele picchia sempre come un ossesso sulle pelli anche se al momento gli manca un po’ il fiato, Mila ha alle spalle esperienza da vendere e sa compiere egregiamente il suo lavoro di frontman. Quindi, anche se non al meglio, facciamo la nostra sporca figura. Non a caso la gente non ci vuole più mollare, a volte il concerto viene vissuto in maniera proprio diversa sopra e sotto il palco. A me sembrava di suonare male mentre la gente sotto il palco invece si esaltava. This is rock’n’roll...
Verso l’una e mezza il pit si trasforma in un dancefloor, il mirabolante “Disco + Crust” che campeggia sul programma mensile appeso fuori dal PMK arriva a compimento. L’uomo del mixer, non so se per eccessivo entusiasmo, per perversione o per protesta accende la macchina del fumo... ed è il delirio! Non faccio iperboli se dico che a un metro e mezzo di distanza non vedevo assolutamente una cippa di cazzo. Mentre metto musica mi curo sempre di vedere cosa combini il pubblico, se balla, se sbadiglia, se gioca a tressette, ma in questo caso era assolutamente impossibile. Per svariati (lunghi) frangenti per quanto mi riguarda potevo anche essere solo nella stanza, oppure potevo anche essere sull’A1 all’altezza di Roncobilaccio, la visibilità a causa della nebbia è più o meno la solita. Mi faccio prendere dalla foga pure io comunque, partito con italo-disco e ottantate varie, mi butto sul synthpop sempre più duro, poi sull’ebm e infine sul techno-industrial, e la gente balla con sempre più entusiasmo! J’adore!!! Queste sono le serate che mi piacciono, quando la gente ha voglia semplicemente di ballare e divertirsi, in Italia tre volte su quattro la gente preferisce vivisezionare la scaletta e rompere sonoramente le scatole al dj per chiedergli di mettere la Rettore piuttosto che gustarsi la musica che sta suonando, più di una volta mi son trovato addirittura a litigare. A Innsbruck mi prendo invece anche la soddisfazione di sentire la gente che canta i miei pezzi synthpop (o Neue Deutsche Welle come qualcun’altro ha chiosato) creati a nome Ex-Pornostar, sembra che tutti conoscano “Kase-bauch” e “Eismachine”, sono incredulo! Gli altri Giudi hanno già dato tutti forfait, sono andati a dormire da non so ancora chi, Mila apparentemente più a malincuore di tutti. Rimane Koppa a tenere alta la bandiera del “Disco+Crust”, salvo collassare a dormire verso le tre e mezza. Comunque di lì a un’ora decido di smorzare la serata e darci un taglio. È ora di andare a dormire veramente, chiusa la baracca Aldina e Oli ci accompagnano nella solita cosa dove avevo dormito due anni prima, gli altri sono già lì da tempo. Sono le cinque e mezza, la sveglia suona alle sette!!

Continua nella prossima puntata...

[DJ Borys]



 
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