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Articoli Wednesday 14 February 2007:
Disco+Crust=TNT - I Giuda a spasso per il mondo - on the road report parte 2

27-12-06
Sarà uno dei leit motif del tour, a dormire per ultimo ed alzarsi per primo. Forse perché ho l’abitudine di mettere la sveglia quindici minuti prima dell’orario di uscita nei giorni lavorativi in modo da dormire il più possibile, ma quando il trabiccolo infernale suona io mi alzo, e in un batter d’occhio, et voilà, son pronto. Visto che abbiamo programmato di partire per le otto e mezza ci vuole uno un po’ più stronzo degli altri che si alzi per primo (alle sette in questo caso) e metta in moto tutto il carrozzone in attesa che si alzino e preparino tutti e poi si giri i pollici per almeno un’ora e mezza. D’altra parte se mettessi la sveglia un quarto d’ora prima di uscire come faccio quando lavoro, invece di partire alle otto e mezza partiremmo alle dieci, in quanto il ruolo di stronzo comunque mi appartiene e ad esso devo adempiere io. Quindi con appena un’ora e mezzo di sonno mi alzo, accendo brutalmente la luce perché mi scoccia comunque essere lo stronzo che si alza per primo mentre gli altri se la dormono, alla maniera mittel-europea metto su l’acqua per il tè/caffè (per tutti) e fascistissimamente comunico che la colazione, cioè un sacchetto che mi hanno consegnato al PMK con dentro pane, patè di soia, succhi di frutta e altre cibarie, è dentro il furgone, quindi per mangiare è necessario alzarsi e non tergiversare.

Il disegno diabolico va a compimento, con un ritardo abbastanza accademico la carovana si mette in moto. In vicinanza del furgone qualcuno aveva steso il bucato, è completamente ghiacciato e rigido dal freddo che fa, con quei calzini ci si poteva tagliare la gola a qualcuno, forse al sottoscritto, ma è grazie a tutti questi stratagemmi in stile signora Rottenmaier che la partenza da Innsbruck avviene un po’ prima delle nove. Missione quasi compiuta! Ora ci sono solo 750 chilometri per arrivare fino a Hildesheim, in Germania del Nord. Purtroppo per questo giorno non c’è stato il verso di trovare una data più vicina, ritorna a galla la questione del periodo sfigato. Fatto sta che l’alternativa era non suonare, ma non ce lo possiamo permettere economicamente. La data del giorno successivo perlomeno sarebbe stata a soli 40 chilometri. Comincia quindi un viaggio che durerà ben dieci ore. Speravo di approfittarne per dormire un po’, ma sul furgone si sta veramente stretti, oppure sono io che ho le gambe troppo lunghe. Poi in Baviera si compie il solito copione che ben conosciamo. La Baviera è un land della Germania a forte tradizione cattolica, roccaforte dei cristiano-democratici, la mentalità è mediamente più chiusa rispetto al resto della Germania, i prezzi sono più alti, e soprattutto gli sbirri rompono la minchia a dei livelli assurdi! L’ho attraversata un milione di volte circa, e solo una volta mi è capitato di non essere fermato. In compenso mi è capitato anche di venire fermato più volte durante il solito tragitto. A questo giro poco dopo la frontiera con l’Austria, in barba al trattato di Schengen e alla buona creanza, due energumeni usciti da una birreria e con su l’uniforme della dogana ci fermano per cercare non si sa bene cosa dato che parlano solo tedesco. E pretendono pure che li si capisca. Stranamente i due buzzurri non cercano droga, e ce la caviamo con l’affermazione che siamo “musikanten” in tour. Sarà per le nostre belle facce... dubito.

Hildesheim è un paesotto, talmente piccolo che siamo convinti di essere in periferia e invece siamo a cinque minuti a piedi dal centro. Arriviamo al Kulturfabrik, un enorme e vecchio stabile di mattoni rossi, e subito rimaniamo increduli, ma siamo nel posto giusto? All’ingresso girano solo dei minorenni, delle ragazzine ci sorridono. Seguiamo la gente, scendiamo le scale e ci troviamo davanti ad un cartello con su scritto che per accedere al party bisogna avere meno di 16 anni! Siamo fregati, fra i Giuda c’è chi ne ha più del doppio, e ora come si fa a suonare? Ma un tipo di passaggio ci riporta alla realtà, noi dobbiamo andare ai piani superiori. Ci viene subito mostrato tutto. Al primo piano ci sono gli uffici e la cucina. Al secondo il backstage, già dotato di birre, succhi di frutta, frutta e cioccolata, le stanze per dormire, la sala concerti, il bagno con doccia e lavatrice e... basta! Non siamo abituati a tutto questo lusso, speriamo che almeno la cena sia cattiva altrimenti quando torneremo in Italia avremo pretese da superstar, ma nemmeno in questo veniamo esauditi, è tutto perfetto. Perfino la stanza dove si dorme è vicinissima alla sala concerti, ci si può anche sbronzare fino allo stato catatonico, e chi vuole può pure andare a dormire subito dopo il concerto. Questo era il posto dove si doveva ballare fino allo sfinimento, non Innsbruck. Incontro David, il nostro contatto in questo posto che è una sorta di Centro Culturale gestito da più anime, qualcuno ci lavora pure. La parte dove fanno i concerti è animata da almeno un paio di collettivi, addirittura vediamo che stasera al bar vengono cambiati i prezzi e le varie insegne, l’altro collettivo è meno economico. In genere comunque i prezzi sono più alti della media perché non essendoci ingresso da pagare i soldi per i gruppi vengono tirati su dal beveraggio. E i gruppi che si alternano sul palco possono essere punk come jazz, c’è una gran varietà a seconda del giorno della settimana. In teoria tutta la baracca gode di finanziamenti da parte dell’amministrazione pubblica, ma David mi confessa che i soldi scarseggiano sempre di più, il posto sta in piedi ma per fare le iniziative ci vuole uno sbattimento che cresce in continuazione. Conosciamo anche i Kobayashi e i Colera, cioè i gruppi che ci accompagneranno per i prossimi quattro giorni. È stata una fortuna, il periodo è sfigato come detto più volte, ma altri hanno avuto la stessa geniale pensata, così ci siamo trovati a fare in buona parte lo stesso giro dei Kobayashi tedeschi e dei Colera spagnoli, naturale unire i due tour in modo da ottenere un carrozzone viaggiante di tutto rispetto anche per i tedeschi ormai saturi di concerti tutti i giorni e con gruppi provenienti da tutto il pianeta. Daniel è il bassista dei Kobayashi, tipo cicciottello e stempiato che inizialmente mi intimorisce in quanto dopo trenta secondi dalla presentazione mi inizia tutto un discorso sul fatto che loro vorrebbero visitare il lager di Dachau con i Colera ma non sa se ce la fanno, che però è una cosa importante, che tutti dovrebbero farlo... tutto vero, ma non è il genere di conversazione che sono solite sostenere con persone appena conosciute. In realtà è un tipo simpatico, fa le facce buffe e partecipa ai discorsi tipicamente non-sense che amiamo fare. Anche gli altri Kobayashi, tutti sopra la trentina (il batterista ha 36 anni), sono tipi piacevoli, Daniel e il batterista parlano un po’ di italiano tra l’altro (dovremo stare attenti con il nostro eloquio biforcuto), anche un po’ di spagnolo e sono loro che hanno voluto chiamare i Colera in Germania. Prima della partenza per un po’ ero stato convinto che si trattasse del mitico gruppo brasiliano attivo dai primi anni ’80 che qualche anno fa avevo pure fatto suonare in Italia, invece sono dei tipi piuttosto giovani e apparentemente non troppo socievoli, forse c’è di mezzo la barriera linguistica, pare che solo la cantante spiccichi un inglese decente. Arriva il momento del soundcheck, e i Kobayashi ci dicono che presteranno la batteria e l’amplificatore da basso che sono di qualità superiore rispetto a ciò di cui siamo in dotazione noi, ottimo. Tra l’altro per trasportare strumenti e distribuzione a questo secondo piano c’è un grosso montacarichi che può essere caricato quasi direttamente dal furgone, il lusso non conosce posa. Il ragazzo al mixer mi dice che è qui a fare uno stage, praticamente lavora gratis, peccato che con noi farà poca pratica, chitarre al massimo e pedalare! Il pubblico comincia intanto ad affluire, come mi aspettavo da una piccola città la fauna è estremamente variegata, dai crustini minorenni ai vecchi biker, dalle frangette al baffo teutonico. Verso le dieci e mezza inizia il concerto dei Kobayashi. Si vede subito che suonano da anni, suono limpido, precisione, bravi, però oh, non mi piacciono, e questo nonostante mi stiano pure simpatici. È un hardcore mai troppo veloce con voce melodica e chitarra molto, troppo armonica. I Colera sono una specie di copia sbiadita dei Kobayashi, suonano più o meno con la stessa strumentazione ma il suona risulta molto più impastato, anche tecnicamente sono sicuramente più indietro rispetto agli altri, la voce della cantante è molto aggressiva in compenso e uno dei due chitarristi pure piuttosto tecnico, ma tutto ciò non si riflette nel suono. L’esperienza purtroppo non la regala nessuno, si faranno le ossa col tempo. Notevole l’altro chitarrista che suona indossando la maglia della salute con la panza in evidenza. Quanto a noi, la performance è valida, non era questo gran pubblico che fa salire l’adrenalina in corpo, ma risultiamo abbondantemente più che decorosi e ci chiedono pure il bis. Beh, questa è tutta una pantomima, suoniamo sempre poco, 20 minuti circa, quindi smettiamo sapendo già che in genere ci chiederanno un altro pezzo. Per fortuna già dopo un paio di concerti la finiremo con questa rappresentazione teatrale da quattro soldi e faremo il bis prima di smettere.

Per ingannare il tempo ipotizziamo con Koppa un ingresso trionfale alla festa dei sedicenni nel seminterrato, ma alla fine decidiamo che è meglio gozzovigliare con cioccolata e budino vegano avanzato dalla cena. Si ha anche occasione per parlare un po’ col chitarrista tecnico dei Colera e con mister cannotterione della salute, alla fine sono simpatici, solo molto timidi, lontani anni luce dallo stereotipo di spagnolo. Con Mila si rimane a bere un’ultima birra, Matteo è già a dormire, in genere lui è per riposarsi, mi stupiscono piuttosto Gabriele e Margherita che durante il tour dei Disprezzo facevano sempre le ore piccole mentre per ora non entrano mai veramente in partita. Il giorno successivo comunque possiamo dormire ad oltranza, e così sia.

28-12-06 Nonostante il clima rilassato mi vedo costretto ad alzarmi per primo, seppur con calma, perché devo sbrigare un po’ di burocrazia al telefono, un pacco in Italia da sbloccare e far arrivare al socio Pietro/Stress to Death. Ho la fortuna di avere un sonno che risente poco dei disturbi esterni, altrimenti chi lo sopporterebbe Mila che russa come un altoforno per tutta la notte. Altri non possono ritenersi altrettanto fortunati.

È l’occasione per fare quattro passi, sotto la pioggia, nella cittadina. Pulita, ordinata, carina, però piove e fa freddo e me ne torno al Kulturfabrik abbastanza subito. Intanto il karma si compie, il posto era troppo perfetto, così Koppa e Mila pensano bene di perdere il marsupio con l’incasso della distribuzione. Meno male che siamo all’inizio del tour e se ne vanno “solo” 130 euri, gli venisse un colpo. Hannover è vicinissima, ma dato che non sappiamo cosa fare ci mettiamo in cammino nel primo pomeriggio. Le indicazioni che abbiamo non tornano un granché, entriamo in città che, per la cronaca, è mastodontica, praticamente a caso ma grazie ad un gran senso dell’orientamento (Mila ha fatto l’esame di orientamento quando studiava geologia...) arriviamo senza chiedere informazione alcuna.

Anche qua siamo già venuti coi Disprezzo, la città mi è rimasta nel cuore perché vi ho comprato il nuovo finale del mio amplificatore dopo averlo cercato invano per giorni e giorni in mezza Europa dopo che mi aveva preso fuoco allo Schrottbar festival in Svizzera. Proprio il tipo che mi accompagnò al negozio di strumenti musicali due anni prima, Flo, è il capo della serata. Ci ha aiutato parecchio, sia con la data di Hannover, sia passandomi il gancio per quella del giorno prima ad Hildesheim. Il posto, lo Sturmglocke, è rimasto identico, un edificio immane in gran parte abitato da famiglie, solo la sala concerti è leggermente cambiata. Anche la viuzza dove sta il posto ha preso da poco un nome, è stata intitolata ad un deputato verde che bazzicava spesso il posto e che allo Sturmglocke godeva di molto credito. Quante differenze rispetto all’Italia. In Germania le amministrazioni hanno sempre seguito una politica di legalizzazione dei posti occupati, scelta poco condivisibile nell’ottica italiana, ma che ha permesso ai posti di sopravvivere e di portare avanti un discorso culturale, politico ed anche abitativo con una certa libertà. Anche questa è una grossa differenza rispetto all’Italia.

Per passare il tempo ci buttiamo in un pub appellato “da Werner”, localino frequentato da clienti fissi attempati ma estremamente cordiali. Curiosa l’abitudine che hanno appena entrati di dare un colpetto sul tavolino dei presenti e di salutare. Un dettaglio che non ci aspetterebbe da un popolo considerato “freddo” come quello germanico, eppure un’accortezza del genere in Italia non ce la sogneremmo mai, “siamo” caldi ma molto più individualisti all’americana evidentemente. L’atmosfera è estremamente piacevole e rilassata e la birra è buona, Matteo è quello preso meglio, è il genere di posti che lui ama. E quando dopo un paio d’ore buone con Mila e Koppa (cioè lo staff Agipunk/Tetanus/Disastro Sonoro al completo) andiamo a montare la distribuzione/negozio portatile allo Sturmglocke, Matteo insiste per rimanere, e Gabriele e Margherita gli fanno compagnia. Dopo una lauta cena e una lunga scia di Becks, comincia il concerto. Anche oggi suoneremo per terzi, d’altra parte rispetto agli altri due gruppi noi suoniamo un altro genere e con, in teoria, un pubblico leggermente diverso, più crust, una specie di serata a parte. Nel frattempo noto che è presente la distribuzione di Epistrophy, e che distribuzione tra l’altro! Il pezzo forte è la compilation giapponese su Lp “Eye of the thrash guerrilla” con Death Side, Nightmare, Crow ed altri ad appena undici euri. Chi apprezza il japcore avrà sicuramente avuto quantomeno un moto di commozione. I Colera suonano meglio rispetto a ieri, o forse è il suono ad essere migliore, risultano più grezzi. A quanto pare il giorno prima erano molto tesi, il chitarrista col cannottierone della salute ha avuto pure una crisi di pianto per il troppo freddo, infatti si è scordato il sacco a pelo in Spagna (a Valencia) e soffre come un cane, gira con due pantaloni, tre maglie e, ovviamente, il cannottierone della salute. Per la cronaca è freddo, ma ben lontano da quanto ci si potrebbe aspettare in Germania del Nord in questo periodo. Ineccepibili pure i Kobayashi, infine tocca a noi. Serata non eccessivamente partecipata ma comunque piacevole. Peccato solo per il volume delle spie della voce troppo basso nonostante le nostre richieste, sia io che Mila usciremo dal concerto afoni e lo resteremo per qualche giorno a venire. Sul palco non ci risparmiamo mai in ogni caso, e ogni volta che qualcuno viene a farci i complimenti è una soddisfazione non da comuni mortali. Chi non suona non può capire.

Per dormire tutti i posti allo Sturmglocke sono occupati dagli altri due gruppi, quindi siamo destinati a dormire a casa di Flo. Meglio, preferisco sempre le sistemazioni domestiche, purtroppo i presunti quindici minuti a piedi di distanza sono come minimo trenta e con il mio borsone al collo del peso specifico del tungsteno arricchito, meno male che stiamo via da casa per sole due settimane. Dopo aver attraversato mille parchi, fiumi e foreste buie abitate da animali feroci, possiamo schiantarci a dormire, un po’ scossi dalle mille icone di Alf che capeggiano ovunque a casa di Flo, e non intendo l’Animal Liberation Front, bensì proprio il pupazzo alieno!

Continua nella prossima puntata...

[DJ Borys]



 
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