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Recensioni Wednesday 14 March 2007:
Punk And Disorderly Festival, Kreuzberg, 2-3-4/03/2007 (mit photogallery)

Riacquisita parte delle mie facoltà mentali e fisiche, posso prendermi un po' di tempo e tentare di riassumere questi 3 giorni di paura e delirio a Berlino. Un festival musicalmente sottotono rispetto all'edizione 2006, ma che in ogni caso ha saputo regalare le sue gag e i suoi momenti alti. Sostanzioso gruppo italiano, che con un tocco di campanilismo blando, goliardico e usa e getta si puo' coronare come vero animatore del festival... ma procediamo con calma.
La partenza è tranquilla, tutte facce conosciute, goliardia e giovialità. Arrivati a Berlino, però, inizia la vera stanchezza, che toccherà dei picchi mai visti in situazioni del genere. Decidiamo che i biglietti del festival sono primari e senza fermarci a posare bagagli e borse andiamo diretti da Coretex, dove ovviamente erano finiti, e veniamo dirottati da un'altra parte. Risultato: biglietti ottenuti, sì, ma dopo traumatizzanti kilometri a piedi per tutta Kreuzberg... la stanchezza d'ora in poi crescerà a livelli esponenziali. Questo preambolo sulla stanchezza era necessario per discolparmi dell'alto numero di gruppi non visti. Già dal venerdì stesso, prima serata del festival, arriviamo tardi. Perdiamo i primi due gruppi, e tra una fila e l'altra riesco solo a sentire (e non vedere) gli Abrasive Wheels.

Come ''sottofondo'' non sono male: li conosco poco. Riconosco ''When the punks go marchin in'' e poi scendono dal palco. Dopo di loro è il turno dei Volxsturm, punk (Oi?) direttamente dalla Germania. Hanno suonato a roma qualche mese fa (o forse era qualcosa più di ''qualche mese''), ma non ricordo perchè non andai. Invece non sono male... ovviamente nn conosco manco mezza canzone ma, se la mia testa non mi inganna, accendono il mio fino ad ora scarso entusiasmo con due cover dei Warzone, sicuramente "Don't forget the struggle" e un'altra che potrebbe essere "As one"... ero mezza morta, non ricordo!

Dopo di loro è tempo di scendere nel pit (per chi non ci fosse mai stato, il Metronom è fondamentalmente un'ex fabbrica rimessa a ''nuovo'', con due piani, uno con il palco e l'altro a mo' di balcone da dove si possono tranquillamente seguire i concerti). Saranno i Discharge i prossimi a salire. Personalmente non sono mai stata una fan esaltata, sono quel tipo di gruppo che magari ascoltavo in passato ma che ora non ascolto mai a casa così tanto per: è comunque un bel concerto. Suonano meno di quanto suonarono a Roma qualche mese fa, ma il concerto mi sembra migliore. Oltretutto questa prima serata sarà l'unica delle 3 nella quale sarà possibile salire sul palco data l'assenza di transenne... quindi Rat viene accompagnato ogni momento da qualche esaltato e zompettante giovane... nell'entusiasmo generale. Dopo di loro è finalmente il turno di uno dei due gruppi che fondamentalmente mi interessava vedere, benchè non fosse la prima volta. Mi appollaio sotto il palco memore del girone infernale che era il pit l'anno scorso durante i Discipline e attendo. Io adoro pronfondamente il gruppo, quindi penso che anche se si fossero messi a raccontare storielle di huliganesimo mi sarei esaltata, ma a detta un po' di tutti hanno spaccato, come si dice a Roma. Incredibilmente non riesco a ricordare con quale canzone hanno aperto il concerto (troppo occupata a fare foto a Joost, probabilmente, per immagazzinare troppe informazioni), ma ricordo perfettamente ogni pezzo, quasi tutti dagli ''ultimi'' lavori, la 'solita' cover di "Running riot", una graditissima presenza di Mr. Watford Jon su "Hooligans heaven", come l'anno scorso, e una chiusura con "Frontline skins" (se la memoria non mi ha abbandonata del tutto, dovrebbe essere così). Un concertone. Aldilà dell'aspetto puramente estetico, mi sono veramente presa bene. E anche per gli altri, credo che il picco di caos dei 3 giorni si sia raggiunto con i Discipline. Menzione speciale alla ''italian crew'', veri animatori del pit (e anche del palco?!) in un tripudio di orgoglio non tanto italiano quanto romanista, il che è sempre bene. Dopo di loro sta ai Peter And The Test Tube Babies chiudere la serata. Ora, per questo gruppo il discorso è diverso. Io non li ho mai ascoltati davvero. Cioè sì, li conosco, e non mi dispiacciono neanche, però non gli ho mai dato troppo peso. A Blackpool comunque mi erano piaciuti, e anche qui. Tutti i miei amici e conoscenti sono loro fan, però, e mi hanno detto che hanno fatto abbastanza cacare. Quindi forse dovrei fidarmi... il mio giudizio non può essere obiettivo. Posso dire però che lui aveva un atteggiamento poco spontaneo e ben disposto nei confronti del pubblico e la cosa non depone a suo favore. Peccato. Peter: banned from the festival. Così si è chiusa la prima serata, con mio enorme disappunto... uno dei pochi gruppi che veramente mi interessava vedere, i Neck, suonavano nella mini sala-camera a gas - cosa che avrei pure sopportato... se non avessero avuto la geniale idea di farli suonare in contemporanea con i Discipline. Quindi niente da fare. Il secondo giorno, invece, è stato il giorno della disorganizzazione assoluta, totalmente inaspettata dai sempre precisi responsabili della Mad (che organizza il concerto). Allora: iniziamo col dire che la sera prima di partire sul running order presente sul sito del festival i Klasse Kriminale erano spariti e tutti i gruppi erano stati spostati di 45 minuti, quindi noi eravamo tranquilli che arrivando per le 6 e 45 al Metronom avremmo visto tranquillamente gli Ultimo Asalto.... e invece così non è stato. Arriviamo all'incirca alle 7 (sorvolerò sulle odissee della giornata tra fermate della metro sbagliate e ritardi incredibili...) e sul palco c'erano palesemente dei personaggi che sicuramente non erano i nostri amici spagnoli.... trattavasi invece dei Broken Bones, che ho fatto solo in tempo a sentire tra le mille file di routine... e quindi niente. Pensiamo allora: evidentemente i Klasse Kriminale suonano... primo disappunto della serata. Dopo di loro è il turno dei Chron Gen, che riesco a vedermi con calma (la gente è, a differenza delle aspettative, molto meno di quella del giorno prima). Non sono una fan, nel senso che non ho i dischi, conosco giusto qualche canzone, ma l'anno scorso mi erano piaciuti tantissimo e quest'anno non sono stati da meno... gran concerto. Dopo di loro salgo al piano superiore per fare un po' di giri tra birra e distro (non per cattiveria, ma dei Klasse Kriminale non sono mai stata una grande fan e poi qui in Italia li avrò visti mille volte)... da sopra però vedo che sul palco si aggirano immensi omaccioni, e dico: ma da quando nei KK suonano bestioni del genere? Mi sporgo dalla banconata per guardare meglio e con orrore noto una cosa: uno di quegli omaccioni è Daryl Smith... il che significa che la scaletta è stata totalmente sconvolta (avrebbero dovuto suonare KK e Ruts prima di loro). Lancio un urlo e come una dannata corro sotto il palco. Certo... gli Argy Bargy sono (a parte i Discipline) il motivo principale per cui mi trovo al concerto, e non ho di certo intenzione di perdermeli. La cosa crea scompiglio: nessuno se ne accorge finchè non iniziano a suonare, e tanta gente (quantomeno tra noi italiani) deve ancora arrivare, sicura che fino alle 10 non suoneranno... mi dispiace, ma alla fine peggio per loro. Oramai li ho gia' visti un bel po' di volte, e mai deludono le mie aspettative. A Watford Jon, il cantante, evidemente qalcosa non va (forse l'aver suonato presto?): è incazzoso più del solito, il che non fa altro che aumentare la ''qualità '' del concerto... impeccabili. Se possibile anche meglio del concerto di Blackpool, quantomeno a livello musicale (il delirio che ho visto st'estate non credo sara' bissabile)... aprono con "Get out of my life" e chiudono con la consueta cover di "Argy Bargy" (ovviamente) e mi lasciano totalmente soddisfatta. Dopo di loro, in realtà, vista anche la stanchezza psicofisica, potrei anche andarmene, ma anche no. Rimango, curiosa di vedere i Ruts, gruppo del quale scoprirò di conoscere qualche canzone, ma che conosco solo grazie a Robberto' che ogni tanto li nomina... allora, a parte la totale anzianità dei componenti del gruppo, pari penso solo a quella di Charlie Harper (che però almeno fisicamente sta meglio) e Roy Pearce, la prima parte del concerto non è male... punk inglese vecchio stile, loro vecchissimi ma ancora in grado di dare tanto sul palco... il problema arriva dopo un po' di canzoni, quando i pezzi si fanno reggaeggianti, quasi dub, e le canzoni iniziano a essere intrise di parole come ''Babylon's burning''.... i pezzi diventano noiosi e infiniti... me ne vado... faccio file al bagno e al bar, interminabili, e loro ancora sono sul palco... diventa quasi un'agonia, ma poi anche loro se ne vanno... peccato. Avevano iniziato benissimo, poi la morte... dopo di loro quindi è il turno dei Last Resort. Memore di Blackpool, dove avevo letteralmente rischiato la morte tra immensi skinheads che si ammazzavano di botte, decido di vederli da sopra... in realtà però la gente pervenuta è relativamente poca, gli immensi skinheads visti l'anno scorso anche a Berlino non ci sono, e quindi la situazione è più calma di quanto potessi aspettarmi... il 'buon' Roy Pearce ha la scarsa decenza di presentarsi senza maglietta, e con tutto il rispetto, non è una bella visione... il concerto è fico, devo ammetterlo, nonostante sempre il caro Roy non ricordi assolutamente le parole delle canzoni e ogni tot minuti si avvicini al chitarrista per chiedergli le liriche... tanto comunque c'è la gente che canta... una sorta di grande karaoke... bello. Tutti sò contenti. O quantomeno, pare. Si rischiano un po' di risse (d'altro canto se uno canta "Violence in our minds" cosa ci si può aspettare?). Dopo di loro prendo una decisione veramente sbagliata. Mi era giunta voce che il gruppo che avrebbe chiuso la serata sarebbe stato una sorta di versione tedesca della Banda Bassotti,e siccome non li conoscevo e la stanchezza era totale, decido, insieme a un po' di altra gente, di ritirarmi... GRAVE ERRORE. Non mi ero informata bene, i Die Kassierer sono invece una sorta di famomissimo gruppo punk gay, altro che Oi! burlesque... il giorno dopo mi saranno raccontate estreme gag fatte dai ciccionissimi e nudissimi componenti del gruppo sul palco. Tutti storcono la bocca, e io, che forse sono l'unica che forse avrebbe apprezzato... non c'ero. Estrema amarezza. Amarezza anche per l'aver perso i Demob, già visti in altre occasioni: mi piacciono pure, ma suonavano per ultimissimi nella sala piccola, e non era proprio aria... mi dispiace anche perché il cantante è un gran simpaticone sia sopra che sotto il palco... però vabbè. Ci saranno altre occasioni. L'ultimo giorno finalmente arriva, la stanchezza raggiunge picchi mai visti, nè in altre situazioni del genere nè mai, e non riesco a spiegarmelo... quindi per quest'ultimo giorno di festival ce la prendiamo comoda. Arriviamo sul tardi, perdiamo tutti i primi gruppi (che tanto, personalmente, non mi interessavano neanche) e facciamo in tempo per i Total Chaos. A me i Total Chaos non piacciono, non mi sono mai piaciuti, e a Blackpool non mi avevano fatto cambiare idea. Devo ammettere che in un certo senso il concerto è meglio di quello di agosto, ma ugualmente non mi impressionano. Una nota a loro favore: sembrano tra i pochissimi che sono contenti di suonare e stare su quel palco, che è una cosa che fa sempre piacere vedere ed è anche molto rara... dopo di loro è finalmente l'ora dei "Nabat", attesi da tutto il fronte italiano (eravamo veramente tanti, già solo una trentina da Roma). Innanzitutto ne approfitto per rivolgermi a chi non ha gradito il tricolore che è apparso durante il concerto... sono io la prima a non amare nessun tipo di tricolore, ma la situazione qui era goliardica e gioviale, non c'era nessuna intenzione di nazionalismo da parte di nessuno, e penso che a cominciare da chi stava sul palco la cosa sia stata recepita nel modo giusto, visto che la bandiera è stata messa lì sulle casse, quindi ogni polemica mi è sembrata veramente eccessiva e fuori luogo. Per la serie, prima di sentenziare prova a renderti conto di chi hai davanti.... in ogni caso, chiunque abbia visto Steno & Laida Bologna Crew dal vivo qui in Italia può immaginarsi che tipo di concerto è stato fatto (in versione particolare a due voci, con Steno accomagnato dal cantante degli Uguaglianza - credo), con la variante della terra straniera, dove tutti dovevano vedere chi siamo e quanto valiamo... non per fare del blando campanilismo (lungi da me) ma quest'anno la gente era veramente sottotono, e in più di un'occasione (vedi i Discipline) siamo stati noi italiani a rialzare un pit un po' moribondo... insomma tutti gli anthem dell'epoca Nabat cantati in un totale singalong da tutti noi italiani barricati sulle transenne a mo' di "muro"... menzione speciale al ragazzo tedesco dietro di me che sapeva TUTTI i testi a memoria e li cantava col suo accento germanico... "Skin und punk" su tutti... sono cose che fanno piacere. Bel concerto, atmosfera festosa, gli ''stranieri'' guardavano noi indemoniati e magari hanno anche apprezzato. Dopo l'expoit italiano è tempo di Section 5... storico gruppo inglese che non ho mai propriamente ''ascoltato'' ma che - devo riconoscere - ha fatto un gran concerto. Non saprei citarvi i loro pezzi, ma posso dire che hanno chiuso con due cover, "Take 'em all" e "Harry May" e la gente è andata letteralmente in delirio. A fine concerto sul palco c'era gente di ogni sorta, a cominciare dal ''nostro'' Daniel, ex Business (cercatevi l'intervista pubblicata non molto tempo fa proprio qui su Lamette), invitato sul palco a cantare proprio "Harry May". Bel concerto, niente da obiettare. Dopo di loro è tempo di chiusura, e come farlo meglio che con un sano caro vecchio ska vecchia maniera, col signor Neville Staple? Avevano suonato da poco a Roma, ma non ero potuta andare, e quindi ero ancora più interessata a vederli. Suonano tantissimo, fanno 3 bis, tutti i pezzi gloriosi degli Specials e non solo. Neville con i suoi 53 anni (difficili da credere) tiene il palco meglio di qualsiasi ragazzino che abbia visto, i musicisti sono mostruosi, le canzoni vabbè, sono quelle che milioni di volte ho ascoltato e che m'hanno fatta ballare. La stanchezza era oramai incredibile, ma ciò non mi ha impedito di ballare fino alla fine, tra una spintonata e l'altra dei soliti idioti che non si sanno comportare a un concerto ska, pretendendo di pogare quando certa musica è fatta solo per ballare. Quindi tra un nervosismo da una parte e una risata dall'altra il festival finisce. Bello, nonostante tutto. Forse un po' sottotono rispetto ai precedenti, ma in ogni caso ne è valsa la pena. Anche solo per vedere quei gruppi che qui in Italia, per scarsità di pubblico forse o per disinteresse, è difficile (se non impossibile) vedere. Questo è tutto, alla prossima trasferta...

[Miss F]



Photogallery - 28 scatti inediti.

 
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Cheetah Chrome + Gods Of Gamble + Sunglasses After Dark + Idol Lips @ Jailbreak, Roma, 28/04/2007
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