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Recensioni Wednesday 01 August 2007:
AAVV - Tempo scaduto (Eumeswil Edizioni, 2007)

Quando la curatrice Stella Iasiello mi ha chiesto un breve racconto sul tempo, ho subito pensato, chissà perché, al tempo nella sua immobilità più che al suo svolgersi, e dunque ho deciso di riproporre all'attenzione del pubblico un brano tratto dal racconto "Fine pena: mai" (rititolato per l'occasione "Ore dure") che pubblicai nell'ormai lontano anno 2000 nel mio libro d'esordio ("Come cammina un uomo senza gambe?"), della cui nascita il mio cugino adottivo Simone Lucciola è stato in qualche modo testimone inconsapevole.

Cosa dire di "Ore dure", o folli lettori-ici che ci seguite nonostante tutto da ogni parte della terra? Si tratta di una prosa - 'na storia, 'nsomma - ambientata in una delle anguste celle di Regina Coeli, tanto anguste che qualcuno ha pensato bene (?) di svuotarle previo indulto.

Già: perché a ben vedere il vero dramma del tempo non è tanto il fatto che esso, oggi più che mai, pare sfuggirci dalle mani, causa i vorticosi ritmi di vita che tutti conosciamo, ritmi postmoderni, ma anche, di questo passo, postumani, quanto lo sgomento che ci coglie nelle rare occasioni in cui le circostanze ci costringono a fare i conti con lancette che di colpo non girano, giornate che si dilatano oltre ogni limite, mesi che si perdono nel conto degli anni, da essi fagocitati senza lasciare tracce, come appunto capita nel caso dei carcerati.

Avete presente gli anni buttati sui banchi di scuola, no?

Ecco: quello. È tempo, quella cosa lì? O sola occupazione di spazio? Sedimentazione del proprio in-esistere?

Altri autori, invece, hanno mostrato maggiore attenzione per il tempo visto quale occasione, potenzialità di sovrapposizione di trame, previo largo utilizzo di flashback e flashforward, che non sono parolacce in inglese ma solo sintagmi che richiamano la possibilità di andare avanti e indietro nella narrazione governata da capricci e necessità autoriali. Forse sono meno stronzi di me.

Ciò deve rilevarsi in almeno tre casi: il torinese Malabaila, il piacentino Dadati e Stellina Kinda Iasiello (Ghost Track) e questo ci dice che il realismo più o meno magico di Buzzati, Bontempelli (occhio: mai dimenticare gli uomini "di fumo" di Palazzeschi) hanno lasciato un segno profondo.

Il libro conferma una tendenza ormai consolidata: si cercano più le trame e meno l'originalità espressiva, funziona il dialogato e l'occhio al cinema lo strizzano tutti, più o meno consapevoli. Non sono tutti come il recensore, che stringe solo le chiappe e che accusa la diarrea se deve andare a pagare l'assicurazione... (essere poeti oggi è questo.)
Con la velocità di scrittura garantita da word, del resto, è chiaro che la tentazione a passare dalla prosa d'arte alla sceneggiatura trafigge chiunque. Non c'è mica scampo, Dio sempiterno. Proprio la scrittura cinematografica, però, è la morte della scrittura narrativa, che mostra - al massimo racconta - invece di descrivere.

Il tempo, dunque. L'unica cosa che si può definire in base a ciò che lo misura: il senso di quello che abbiamo perso, perdiamo, perderemo. Che diventa il pretesto per parlare (anche) d'altro, invertendo la sua stessa cronologia, il processo d'invecchiamento, e così va a finire che è la vita, e non la morte, che arriva quando meno te lo aspetti.

Non si capisce più un cazzo, ecco.

Ma spesso è in quei momenti lì, che si comincia a capire in che razza di mondo viviamo. Oggi, più che mai, il tempo è solo... denaro, mannaggia Berlusconi.

A quando la rivoluzione? (questo è un messaggio subliminale, non tenetene conto)

Dai giorni numerati che si susseguiranno senz'altro senso che il proprio stesso scorrere del napoletano Giuseppe Mauro (Dedica da un anno qualsiasi) alla piccola rapsodia dell'ape del giovane padovano Alberto Ghiraldo, dal Tic tac baby di Stefano Lorefice (di Morbegno) alla collezionista di pendole di Marco Nardini (Loretta), dal tempo che non si ferma ad aspettarci di Gianmichele Lisai (I morti non portano cappotti) al tanto tempo... che non ci vediamo di Gabriele Dadati fino alla spassosa trovata dell'uomo ritmico del vercellese Marco Costantini (La sveglia): ce n'è davero per tutti i gusti.

Un unico comune denominatore, anzi due: il tempo, la creatività, la stessa che si ritrova nelle novelle del triestino Simone Ciclitira (Condizioni binarie), del vercellese Gianluca Mercadante (Il bottone).

13 racconti 13, ma di capolavoro ce n'è uno: L'importanza di chiamarsi Andrea. Titolo a parte, giustifica da solo i nove euro spesi.
Della serie: vorrei averlo scritto io, ma sono troppo bastardo.

Una curiosità: dalle note biografiche di Fabio Beccacini (autore deIl tempo perso) si apprende che fa il ghost writer per un noto scrittore italiano. Così va il mondo, alla faccia nostra. Ma sorge un dubbio: che ghost è uno che lo dice in giro?

Prezioso, ben azzeccato risulta il contributo fotografico a corredo dei singoli racconti fornito da: Antonia Di Nardo, Patrizia Pesci, Alessandra Zorzi, Luigi Pellini, Marco Acciaro, Federico Federici, Zeno Franciosi.

Sipario.

Andate in pace e pregate di rinascere promotori finanziari.
Vi andrà certamente meglio: saprete come monetizzare il vostro tempo.

AAVV - Tempo scaduto, Eumeswil Edizioni, pagg. 113, Euro 9,00

[Fernando "Uragano Tzigano" Bassoli, per Lamette.it]

www.eumeswiledizioni.info

 
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