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Re: Luigi Bonanni (Centocelle City Rockers, Garçon Fatal) di: rightjobspk11
Re: Gola profonda (Deep throat, USA, 1972, col.) di Jerry Gerard (Gerard Damiano) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: rightjobspk11
Re: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123

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Relics Saturday 16 February 2008:
Decibel – Punk (Spaghetti, 1978)

Quando Enrico Ruggeri dice che il punk in Italia l’ha portato lui, sostanzialmente ha ragione. Che ci crediate o no, e soprattutto, che lo vogliate o no, il Rouge – capello biondo tinto e inconfondibili occhialoni bianchi – è stato a suo tempo il cantante dei gloriosi Decibel, la prima spaghetti bénd a incidere un disco punk di nome e di fatto. Per quanto i detrattori detraggano, infatti, il loro sottovalutato mini-lp d’esordio è uno dei pochissimi vinili nostrani esenti dal revival, nel senso che mentre in Inghilterra e nel resto del mondo spopolavano (o avevano appena spopolato) i Sex Pistols, i Damned, i Clash e compagnia cantando, qui in Italia vennero fuori 1000 copie circa di questo 33 giri, che – stando alle cronache del tempo – si beccò subito fior di stroncature e fu venduto a parenti e amici. Su cosa andasse invece per la maggiore quell’anno, è meglio stendere un velo pietoso: la morale della favola è che oggi, mai più ristampato, Punk è assurto al livello dogmatico di assoluta leggenda, come la poltrona in pelle umana di fantozziana memoria. Altra leggenda, che oggi confermo, vuole che la copertina sia un collage sul modello dei celeberrimi artworks realizzati da Jamie Reid per le pistole del sesso. Risultato bellissimo e naif, con tanto di svastica, bandierina yankee e logo Decibel inscritto in un cazzetto ritagliato (non venitemi a dire che si tratta semplicemente di una d e di una b!). Quando poi il disco gira sul piatto e partono le schitarrate, è immediatamente chiaro che non si scherza affatto.

L’opener “Figli di…” è un anthem piuttosto lucido sul gap generazionale post-sessantotto, forse una delle cose più belle che Ruggeri abbia mai scritto: «Non c’è più posto per dei nuovi eroi / non c’è più gusto: siamo soli, noi / la generazione della frustrazione / la generazione dell’alienazione / non dobbiamo niente, non dobbiamo niente a voi / non vogliamo niente, i bastardi siete voi / Siamo i figli di chi lavora per voi / siamo i figli di chi si fa i fatti suoi / siamo i figli di chi si legge “Il corriere” / noi siamo i figli, siamo i figli di chi / serve questo potere / Non vogliamo niente, siamo il tuo prodotto / non vogliamo niente, l'ingranaggio è rotto / non vogliamo niente, ci hai creato tu / non torniamo indietro più». Segue la strumentale “Paparock” (strumentale perché il testo fu censurato. Questo è quanto ne sopravvisse nell’inlay del disco: «Una messa qua, una messa là, tu preghi […] COSA VUOI?») e poi il tormentone toxic-rock’n’roll LSD Flash, altro momento clou dell’opera («Boom splash, la testa fa crash / m’han detto questo si chiama Flash / boom splash, le gambe fan crash / m’han detto questo si chiama Flash / boom splash, la bocca fa crash / puttana! Questo si chiama Flash / peggio di così LSD!»). A proposito di “Superstar”, invece, Ruggeri sostiene che con il testo anticipò involontariamente e tragicamente la storia, dal momento che un paio d’anni dopo la sua fantasia musicale (che recitava così: «Una grande conquista, ora sono l’autista della rock’n’roll star / Non c’è più filovia, me la sento un po’ mia la Rolls-Royce con il bar / Ora ho preso coscienza della grande potenza di chi vuole qualcosa / Certamente son pazzo, ma ho deciso: lo ammazzo, proprio mentre riposa / Rimetto a posto il corpo decomposto della rock’n’roll star») Mark Chapman, fan sfegatato della più celebre rock band del mondo, uccise realmente John Lennon. “Il leader” e “Col dito… col dito” assestano altri due calci ben piazzati alla generazione fricchettona e alle sue angoscianti istituzioni («Stamattina c'è un bel collettivo / io ci vado e mi sento più vivo / sto giocando un ruolo vitale / nella lotta conto il capitale / una bella mozione / per fare l'occupazione / ma di idee io però, non ne ho», e ancora: «E se pensi che ogni volta che ti tocchi col dito / un orgasmo simulato ti sei procurata / donna femminista, non pensi che lo slogan / sia solo per te una stupida trovata? / Con il dito che fai? / […] Corri per la strada con le dita alzate / e condanni un’ingiustizia che non c’è mai stata / invochi l’uguaglianza col maschio padrone / vuoi provare il potere con la rivoluzione / Con il dito che fai? / Di lavare e cucinare tu ti sei stufata / ed è giunta l’ora della tua riscossa / però stai attenta alla prossima mossa / che con le tue mani già ti sei castrata / Con il dito che fai? / […] Se tu pensi che il tuo compito sia degradato / la motivazione trovi nel passato / quando ti vendevi per denaro e ricchezza / non pensando a un futuro di dolore e tristezza / Con il dito che fai?»). Il resto è rock punkeggiante di ottima qualità. Ultima curiosità per voi gossipers: dal momento che all’epoca dell’uscita del mini-lp nessuno dei Decibel era iscritto alla SIAE, le musiche furono registrate – incredibile ma vero! – a nome dei Dik Dik. “Punk” è un disco fantastico, mi sa.

Tracklist: 01) Figli di…; 02) Paparock; 03) LSD Flash; 04) Superstar; 05) Il leader; 06) New York; 07) Col dito… col dito; 08) Il lavaggio del cervello

[Simone]



 
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