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Interviste Friday 25 January 2002:
La sperimentazione estetica di Gildo Becherini

"Nulla è più sbagliato di credere che la fedele riproduzione della Natura sia Arte": questa considerazione dell'Architetto August Endell, formulata nel lontano 1896, sembra fatta apposta per sintetizzare la poetica di un artista geniale quanto complesso, del livello di Gildo Becherini. Egli, infatti, ha un merito ben preciso: essere riuscito a costruirsi uno stile, un linguaggio creativo personale e dunque unico, col quale comunicare la propria visione del mondo. Ho avuto il piacere di incontrarlo il 30 novembre 2001 a Roma, in occasione di una sua mostra al "Gilda". Nell'occasione, gli ho rivolto alcune domande.

D: Che tipo di studi artistici ha seguito, maestro?

R: Nessuno istituzionale; mi definirei senz'altro un autodidatta.

D: Principali mostre al suo attivo?

R: Numerose, ma ho esposto prevalentemente a Roma. Vede, sono molto pigro… (in realtà ha viaggiato molto).

D: Quali sono i modelli culturali che hanno maggiormente influenzato la sua produzione?

R: Direi essenzialmente Klee. Poi alcuni grandi movimenti, come il Futurismo e l'Espressionismo tedesco.

D: Cos'è per lei l'Arte?

R: Tante cose con un unico denominatore: l'assoluta inutilità!.

D: Quali consigli darebbe ad un giovane che desidera dedicarsi alla pittura?

R: Il miglior consiglio che penso di poter dare è quello d'essere sempre il più severo giudice dei propri lavori.

D: Secondo lei lo Stato fa abbastanza per promuovere i singoli artisti e valorizzare le Belle Arti?

R: Troppo in maniera clientelare.

D: Cosa pensa del progetto di privatizzare i musei?

R: Eccellente idea, difficilmente realizzabile in questo Paese.

D: Ha altre considerazioni da fare circa la sua produzione artistica?

R: Parlerei di veri e propri esiti di malattia cronica ed incurabile.

Gradevolmente ironico nel suo modo di proporsi, Becherini ha così confermato a parole la tendenza a distinguersi che caratterizza anche le sue opere. Contemplarle significa tornare ad assaporare il sommo piacere della meditazione: esse, infatti, squarciano il "velo di Maya della realtà", che tutto avvilisce e rende assurdo, poiché ciò che appare, o sembra, non corrisponde quasi mai con ciò che è veramente.

Il mondo esterno, infatti, cambia di continuo (e sempre più in fretta). Con esso cambiamo noi e il nostro modo di vedere, pensare ed interpretare, perché nulla si crea e nulla si distrugge: tutto si trasforma; solo l'Arte rimane, destinata a sopravvivere per l'eternità, per continuare a far vacillare le nostre certezze terrene, costringendoci a misurarci con l'Assoluto e col mistero supremo della vita. Ed è proprio la tensione ideale verso l'esplorazione di nuovi orizzonti, insieme all'amore per il mare, che colloca Gildo Becherini tra i "marinisti" europei (si pensi agli inglesi Louis Dodd e Tim Thompson, ai francesi Albert Brenet e Roger Chapelet o agli italiani Renzo Pauletta, Lorenzo Mariotti, Gianni Bruni e Pino Criminelli) che stanno tornando in auge e che vantano solidi referenti storico-culturali risalenti addirittura al 1600 (gli olandesi Abraham Storck e i due Van de Velde).

In tutta onestà, le opere di Becherini affascinano perché risultano il frutto di un lunghissimo lavoro di scrupolosa ricerca, che merita rispetto ed attenzione da parte della moderna critica d'arte. Egli è degno rappresentante di un secolo, il Novecento, che ha visto messi in discussione i tradizionali criteri della valutazione etica ed estetica, in conseguenza della progressiva dissoluzione dei valori, filosofici prima e morali poi. L'Arte, insomma, si è lasciata volontariamente alle spalle la "bella pittura" del post-impressionismo e del post-cubismo, accantonando il tradizionale medium del colore ad olio per sforzarsi di incarnare, attraverso materiali innovativi, le drammatiche immagini dell'orrore che ha scosso un'epoca (es. Munch) e, più in particolare, dello choc post-atomico degli anni '40-'50 (es. Enrico Baj). Questa Rivoluzione ha avuto un nome ben preciso: Informale, e cioè contrario di ogni forma, ribellione ad ogni strutturazione di tipo rigidamente razionale. Burri, Fontana, Fautrier, Vasarely (coi suoi studi sulla percezione ottico-psicologica) hanno cambiato il modo di esprimersi proprio perché era cambiato il mondo. Le vicende della storia, dunque, influenzano l'Arte ed essa a sua volta influenza le nuove generazioni, raccontando senza sosta l'evoluzione di un misterioso essere vivente (tra i più feroci) chiamato uomo. Gildo Becherini è appunto tra coloro che, sondando con passione le infinite possibilità alchemiche di combinazione e manipolazione di nuovi materiali, hanno il privilegio di continuare a colorare le pagine dell'infinito libro dell'Arte, rendendoci più sopportabile l'immensa fatica del vivere quotidiano. E di ciò gli siamo davvero grati.

[Fernando Bassoli]


 
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