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Recensioni Tuesday 18 November 2008:
Aldo Bianchi - Santeros - Santeria e sistemi religiosi afro-cubani (La Memoria del Mondo Libreria Editrice, 2008)

In Italia non è mai uscito un libro ben fatto come questo sulla santeria cubana. Lo dico anche a discapito del mio "Cuba Magica" (Mursia, 2003), abbastanza completo sotto l’aspetto teorico, ma lacunoso nell’apparato iconografico. Aldo Bianchi compie un reportage fotografico in bianco e nero nel mondo dei santeros e dei paleros. Il suo obiettivo immortala riti, conchiglie, altari, bambole che raffigurano divinità, uomini e donne che celebrano per le strade di Santiago, città nera per eccellenza e culla dei riti afrocubani. L’autore racconta con rapidità e sforzo di sintesi le origini della santeria, la tratta degli schiavi, i cabildos, i riti, i tamburi batá, le danze dedicate alle divinità che ormai fanno parte del folclore nazionale, il pantheon yoruba, la mitologia, il palo monte, il vudu e lo spiritismo. Un tecnico della materia, un antropologo o un professore universitario, troveranno da ridire per le inevitabili lacune presenti nel testo. Non credo che Aldo Bianchi si rivolga a questo tipo di pubblico, ma piuttosto al curioso della materia esoterica, che si troverà più che soddisfatto da un volume di pregio, pubblicato in carta fotografica e ben illustrato. Le foto in bianco e nero che ritraggono momenti di vita cubana e rituali magici sono la cosa migliore del volume e valgono da sole la spesa del libro.
Approfitto della segnalazione per fare rapidi cenni sulla santeria.

Per capire a fondo la cultura cubana non è possibile prescindere dalla santeria e dai suoi rituali. La santeria nasce nella Nigeria sud occidentale, la patria degli Yoruba, che in pieno XVII secolo furono deportati nel Nuovo Mondo come schiavi. Fu così che gli africani trasferirono a Cuba la loro pittoresca e variopinta mitologia che prese nome di lucumí. Le divinità, chiamate orishas, ricordano gli dei dell’Olimpo greco perché sono un coacervo di vizi e difetti umani. La stessa religione africana si diffonde nel resto dell’America centro - meridionale con diverse modificazioni: in Brasile dà vita al candomblé o macumba e ad Haiti al vudu. Gli schiavi africani si preoccupano di occultare le loro pratiche magiche e religiose agli occhi degli spagnoli, che non sono un esempio di tolleranza. Gli orishas prendono i nomi dei santi cristiani e i riti magici yoruba si fondono con le tradizioni della Chiesa cattolica. Ecco perché è appropriato parlare di sincretismo religioso a proposito della santeria, che oggi subisce pesantemente l’influenza del cattolicesimo. Quei santi che servivano inizialmente solo a mascherare la realtà di un culto che veniva dall’Africa, adesso sono una cosa sola e inscindibile con i rispettivi orishas. Al giorno d’oggi non c’è santero che non si dica cattolico e che non sia battezzato. La necessità di un tempo si è trasformata in una religione nuova che non nasconde niente a nessuno, ma è diventata un cattolicesimo sui generis, costretto a fare i conti con i rituali venuti dall’Africa quattrocento anni fa. La santeria è una religione terrena, un sistema magico-religioso dove ogni orisha si identifica con un aspetto della natura e trova il suo corrispettivo nella tradizione cattolica. Changó è Santa Barbara e governa il fuoco, il tuono e il fulmine, oltre a essere il simbolo del potere bruto, della passione e della virilità. Ochún viene raffigurata come Nostra Signora della Caridad del Cobre, la patrona di Cuba, e simboleggia le acque del fiume, oltre a essere riconosciuta come dea dell’amore, della fertilità e del matrimonio. Yemayá è associata a Nostra Signora di Regla, patrona dell’Avana e simbolicamente rappresenta il mare. A lei si rivolgono le donne in maternità per ricevere protezione. Elegguá si raffigura come Sant’Antonio da Padova, ma per la tradizione santera è il bambino degli dei, imprevedibile e sconcertante. I suoi poteri sono enormi: apre tutte le strade e governa il destino, rendendo possibile ogni impresa. Obatalá è Nostra Signora della Misericordia ed è raffigurato come il creatore del genere umano. Oyá è Santa Teresa e simboleggia i venti, oltre a vigilare su cimiteri e fulmini. Oggún si identifica con San Pietro ed è il patrono di tutti i metalli, proprio per questo protegge agricoltori, carpentieri, macellai, chirurghi, meccanici e poliziotti e tutti coloro che lavorano con metalli o armi metalliche. Gli orishas vengono propiziati con sacrifici, ma non sempre c’è bisogno di una vittima e di uno spargimento di sangue. Più frequentemente si offrono frutti, fiori, candele o i cibi preferiti dagli orisha. I santeros sono la voce terrena degli orishas, così come i babalaos sono oracoli ancora più potenti, una sorta di sommi sacerdoti della santeria. Tutti parlano sempre per bocca dei santi e degli dei e tra loro è solo una questione di gerarchia e di potere. Il santero rispetta il babalao e in caso di dubbio interpretativo chiederà sempre a lui una spiegazione esauriente. Il Dio supremo non manca a questa religione ed è chiamato Oloddumare, il creatore di tutti gli orishas, però l’elemento fondamentale resta il culto dei santi. La vita di ognuno di noi è governata da un orisha, una sorta di angelo custode che accompagna ogni azione dalla culla alla tomba e deve essere individuato prima possibile dall’interessato. La santeria si propaga e si diffonde per iniziazioni che a loro volta ne producono altre. Il neofita si dice che prende il santo e per un certo periodo (solitamente un anno) va in giro vestito di bianco, deve sottostare a certe proibizioni alimentari e, se si tratta di una donna, deve portare anche i capelli tagliati molto corti.
Nel culto santero sono di fondamentale importanza gli spiriti dei morti, chiamati eggun, che vanno sempre onorati prima degli orishas.
I defunti devono essere nutriti e per questo motivo in casa di un santero troverete sempre, nel bagno o dietro le porte, bacinelle di acqua, tazzine di caffè, bocconi di cibo, mazzi di fiori e candele votive. Ogni cerimonia rituale, si apre con l’invocazione e l’offerta agli eggun e si svolge attorno alla boveda, un tavolino con sopra coppe per l’acqua e al centro una coppa più grande consacrata alla guida spirituale del santero. Sulla boveda i santeros depongono fiori, sigari, rum, alcol aromatico (acqua di Florida), dolci, cibo e caffè. A volte anche una rosa rossa e un crocifisso. Le cerimonie si svolgono dopo il tramonto e prima di iniziare ci si deve purificare con l’acqua di Florida. Il santero parla con una lingua a metà tra l’africano e lo spagnolo, incomprensibile per chi non è un iniziato. Invoca i morti con un bastone detto palo e prende le sembianze degli eggun che incontra nella stanza liberi di parlare e agire. La cerimonia è arricchita da preghiere in tutto e per tutto identiche a quelle che si recitano in una comune chiesa cattolica e offerte propiziatrici. Se c’è bisogno di divinare il futuro o di dare risposta a domande poste dai fedeli si ricorre a noci di cocco e a conchiglie, che vengono lanciate in aria e il loro modo di disporsi al suolo viene interpretato come segno di una ben precisa volontà. Il santero è un personaggio al quale si ricorre frequentemente per dare una soluzione ai problemi del quotidiano. È un guaritore e un divinatore del futuro, un oracolo e un preparatore di amuleti. Si va da lui con la stessa facilità con cui ci si reca da un medico e spesso lo si consulta anche quando la medicina tradizionale non ci dà speranza. Per saperne di più leggete "Santeros" di Aldo Bianchi e - se avete ancora qualche curiosità - sfogliate il mio "Cuba magica" (Mursia, 2003).

Aldo Bianchi - Santeros - Santeria e sistemi religiosi afro-cubani, La Memoria del Mondo Libreria Editrice, 2008, pag. 160, euro 29,90

[Gordiano Lupi]

Contatti/ordini: www.memoriadelmondo.it


 
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