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Interviste Wednesday 30 September 2009:
Sorella Maldestra

Qualcuno di voi ricorda i Sorella Maldestra? Attenzione: se siete dei cultori del ’77 italiano, ricorderete – anzi, DOVETE ricordare – il combo vercellese come uno dei primissimi gruppi punk mai usciti nel nostro dannato stivale. Sono saltati fuori prima loro, i Tampax o i Mittageisen? Non lo so, la cosa non ha importanza o non dovrebbe averne, ma è probabile che i Sorella Maldestra siano stati persino tra i primi cinque, se la storia (e soprattutto la geografia) non ci ingannano. Non ci sarebbe neanche niente di strano, se l’eccellentissimo Cadavere non si fosse riformato già da un po’ e se quest’intervista con P.Rude, storico vocalist, fosse un semplice pezzo di repertorio e non uno scambio di battute (tante) risalente a questa settimana. Premesso che un fric legge solo Diabolik, buona lettura.

D: La mia fallace enciclopedia cerebrale mi dice che i Sorella Maldestra di fatto produssero una sola cassetta titolata "Cadavere" nel 1979 per la Harpo's Bazaar di Oderso Rubini. Tale reperto fu poi ristampato su 33 giri dalla fiorentina Flowers Of Grain. Quest'ultimo evento si verificò una decina d'anni fa e ne sono piuttosto certo, perché il vinile è nella mia collezione. Altro non so. Nulla di nulla di nulla. Voi darmi una mano a riscoprire l'inconoscibile? Vita, morte e resurrezione della band...

R: I neuroni vivono. Vita, morte e resurrezione di Sorella Maldestra? La prima comprende le altre due, abbiamo scelto quella. Lo siamo dal 1977 quando le nostre canzoni nascevano al cesso del liceo scientifico. Se siam morti non c’è stato dolore, e a risorger nemmeno, ma l’ennesima gioia di cantare i casini d’intorno.

D: Oggi avete quasi 400 anni totali. Cosa vi ha portato a riesumare ufficialmente l'eccellentissimo Cadavere? Volete uniformarvi al ritorno in auge del punk '77 o più semplicemente v'è tornata la voglia improvvisamente?

R: Vacci piano, s’invecchia piano, non ci tingiamo. La sezione ritmica è fatta oggi dal batterista che era un nostro fan d’epoca e da un ancor più giovane bassista, abbiamo perso tre nostri Syd Barrett per strada... “Cadavere” poi sballa il conto da solo, non si è fatto riesumare subito: riattaccando i jack ci siamo trovati impossessati dal nuovo mostro di ‘Maltempo’, un piacere estremo che arriverà ad Ottobre per strapazzare il clima che c’è. Siamo un po’ all’oscuro del ritorno del punk ’77... davvero è così?!

D: Se navigate in Internet e usate i programmi peer to peer, vi sarà certamente capitato di accorgervi che "Cadavere" è presente negli hard disk di molti punks della nuova generazione. Personalmente ho anche visto gruppi della generazione intermedia (la mia) coverizzare "Io sono un fric" o altre delizie da voi sfornate a suo tempo. Avete mai avuto l'impressione di aver lasciato effettivamente il segno?

R: Più che naviganti siamo dei rimorchiatori arenati in una risaia. Un segno c’è stato ed è un segno rupestre. Non è l’impronta del lupo nel bosco o le spire del serpente sulla sabbia. Se un allegro fringuello viene a sentirci oggi ci piacerebbe proteggere la sua allegria. E se vedessimo l’occhio scintillante di una tigre guardarci proveremmo a buttare benzina nel suo sguardo. Poi ci sono i critici che ci mettono in ultima pagina, dove è bello stare, piuttosto che stare in mezzo al libro.

D: Ai tempi dei Sorella Maldestra Mark I il punk rock era realmente misconosciuto in Italia - eccezion fatta per gli sporadici speciali televisivi o della stampa - o semplicemente molta della vasta produzione di allora non è pervenuta ai posteri?

R: Si dice che il punk rock italiota non fu propriamente quello che fu altrove, ma c’era ovunque, non autocelebrativo, era troppo presto per farlo e senza etichette alle spalle, o tra le palle. Così molti ci dissero dementi o demenziali (e pur sapendolo ci schifava riconoscere anche noi stessi… questo è Il Punk?!). Un punk italiano è nato sì, quando si rubavano i vinili al supermercato, soprattutto i vinili dei gruppi non italiani, Osanna e pochi altri a parte. Il più d’allora oggi è tabula rasa, e solo per pensare ai gruppi vercellesi dell’epoca (una band ogni 4000 abitanti, non male), ognuna col suo genere rock, sfumato o meno nell’onda. Escluse le cover-band, peccato. Ci piace raderci la lingua a memoria, e non davanti alla tv. La carta stampata era più di moda, anche da carta igienica, oggi la si evita anche per pulirsi il culo, chissà perché...

D: Chi o che cosa ha influenzato la musica dei Sorella Maldestra?

R: Passato, presente, futuro: proviamo a mixarli? Il mondo intorno, essere ultras senza tifare per nessuno. Nulla in cui creder convinti, la precarietà, la voglia di sbattersi e la noia che convivono. I terroristi e la (bassa) classe politica. I fascisti e i comunisti che s’ammazzano e ammazzano e nessuno che dice che le cose peggiori hanno sempre autori intoccabili, al di sopra di ogni sospetto e se il sospetto c’è è buona pubblicità... La sensazione di schifo e impotenza nel pensare e nell’agire. La storia non mente; chi cerca di affermarlo è perché ne ricava qualcosa per sé. E ieri, oggi e domani, tra chi canta e chi suona esistono ispiratori e ispirati: non abbiamo mai bevuto da un’unica fonte, e nemmeno attinto da un solo genere musicale. Qualcosa ci ha spinto e ci spinge a fare quel che si fa, e quel che si fa è quel che si vuole.

D: Due parole anche lapidarie sui seguenti gruppi di area o ispirazione punk in attività nella penisola di fine '70: Skiantos, Kandeggina Gang, Chrisma, Dirty Actions, Gaznevada, Tampax, HitlerSS, Thee Waalt Diisneey Prooduuction, Decibel.

R: Tutte decise lezioni di vario approccio, senza dubbio molte note e molte parole, belle e forti in meno casi. Bologna ci ha inevitabilmente e piacevolmente coinvolti, grazie agli Skiantos. E Vercelli confina con Milano e con Pordenone: sai che con una battuta sottolineammo che se gli altri facevan la storia noi facevam geografia. Oggi non serve neppure quella, e per viaggiare sempre meno il passaporto, ma se arrivi con un gommone, destinodeiclan, servirà presto il riconoscimento dell’iride per tentare di essere accolto. Serve distinguersi ma riconoscersi ancora in un clima di rispetto reciproco. Oggi è ancora trendy andare al Pere Lachaise a farsi fotografare sulla tomba di Jim Morrison, questo è abbastanza ‘lapidario’?

D: Che genere di pubblico seguiva i concerti dei Sorella Maldestra?

R: Parlerei al presente…è un pubblico privato, pensante e agente, adepti di un piccolo culto, preferibilmente stesserati, ma mai nessuno di noi ha chiesto a qualcun altro perché sta lì ai concerti. Non tira il lancio di oggetti e verdura, oggi si balla, dopo si ascolta, eppoi dipende: chi sei, che vuoi, dove stai. Fu bizzarro che nessuno cantasse nulla di nostro ai concerti di ieri, visto che oggi capita, anche con brani inediti. Evidentemente il pubblico che viene ai nostri concerti ci ama e si sente trattato come gli confà. Nessuno li caga, nessuno ci caga. Qualcuno è lì per caso, altri perché cultori. È lo stesso pubblico che alla Scala, non è l’abito che fa il monaco.

D: Vi siete mai riconosciuti nella definizione di "gruppo rock demenziale"? Che rapporti intercorrevano tra voi e Bologna?

R: Nella definizione non proprio, ci ha sempre causato allergie. E gli Skiantos sono amici, a quali puoi dire “me ne frego non ti vedo né ti cago” parafrasando un nostro vecchio pezzo. Se l’amico si offende è un pirla, ma mica può capitare questo. Ci sono punti di tangenza tra le due band, anche intersezioni, è un idem sentire essendo diversi, essendo poi uguali: dormiamo tutti sotto lo stesso cielo almeno in una metà del mondo, anche se non dormiamo tutti nello stesso letto, e qualcuno il letto non l’ha. Bologna credo sia ancora uno snodo importante del mondo, sensibile a tutto.

D: Cosa farete adesso?

R: Aspettiamo di scioglierci ancora, per poi coagularci, come il sangue dei santi. O come la neve al sole, come una band fresca fresca, appena nata. Per colpa di “Maltempo” e di quello che verrà.

Grazie per lo spazio incredibilmente concessoci; campo libero a tutto quello che volete dire spontaneamente...

Lo spazio ce l’hai dato tu, grazie a te. Ognuno di noi vorrebbe dire tante cose e dir proprio nulla, e questo ci viene bene, come tutto il resto.

[Simone]



 
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