
Bernardino Drovetti. Chi era costui? È la prima cosa che mi chiedo osservando il retrocopertina di questo disco, che mostra lo scorcio di una via a lui intitolata. Scopro che si tratta di un diplomatico e collezionista di antichità egizie del canavese, vissuto a cavallo tra il settecento e l’ottocento. Da questo elemento, e dal titolo stesso del disco, deduco in modo abbastanza chiaro che i
Vanity Cruel aspirano al ruolo di cantori della città della Mole, e devo dire che nella title track ci riescono in un modo che mi fa alzare le mani. Sicuramente presuppongono Kina e Franti (a prescindere dal fatto che hanno una cantante donna), non sono banali nelle scelte compositive e vantano un ottimo tiro folk-rock, che a si shakera per lo più con soluzioni indie e punkeggianti. Se devo essere sincero, un po’ mi dispiace che il resto della scaletta sia cantato in inglese, anche se i testi sono di buona fattura e l’interpretazione è anche meglio: per me questa band ha grosse potenzialità da esprimere nella nostra lingua.

11 pezzi 11 (comprensivi di intro), e un esordio di tutto rispetto per una band che definire grunge rock, come leggo in giro, è abbastanza limitativo. A mio avviso, i Vanity Cruel sono certamente qualcosa di più di una banale imitazione della moda del momento (posto che poi roba di vent’anni fa possa essere ANCORA la moda del momento: possibile che non ci sia niente di più attuale in giro?, ndr).
Pollice in alto, con l’augurio di ingranare presto la proverbiale marcia in più.
[Simone]
Per contatti, o per avere il cd: www.myspace.com/vanitycruel