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Re: Agoràfestival - Idee in movimento - venerdì 27 settembre a Formia, al Teatro Remigio Paone di: adamschule85
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Recensioni Monday 30 August 2010:
AAVV - Maturità, libri e ragazze (Senso Inverso Edizioni, 2010)

L’antologia Maturità, libri e ragazze, da poco data alle stampe, raccoglie i racconti risultati vincitori del Premio letterario “Mare di carta 2010” organizzato dalla casa editrice Senso Inverso di Ravenna e trae il suo titolo da quello della novella di apertura firmata da Luigi Rovito.
Va subito detto che l’elegante e per certi versi sorprendente volume si fa apprezzare per l’ottima veste grafica e, più in particolare, per la bella copertina realizzata da Vittorio Monticò.

Il primo racconto, quello di Rovito, rievoca le atmosfere sempre inquietanti, nei ricordi di tutti noi, ma anche dolcissime, degli esami di maturità, del faticoso periodo di studio che li ha preceduti, degli innamoramenti giovanili non sempre autentici e non sempre corrisposti, di sogni destinati a restare tali, di ragazzi che hanno fretta di venire chiamati uomini e al tempo stesso paura di non essere più considerati bambini.

Seguono:

Mario e la zucca, di Ariele Gay, è una favola surreale breve, con personaggi grotteschi, che ricordano le geniali tele di Giuseppe Arcimboldo.

I bambini continuano a giocare, di Fabio Pungitore, surreale e forse influenzato dalla lettura della famosa saga di Tolkien.

Breve illusione, di Franco Bodini. La tragicomica avventura di una maestra non più giovanissima, che si crede erroneamente corteggiata da un misterioso ammiratore, ritrovando d’incanto lo splendore perduto.

Profondo blu, di Claudia Baldini, che esamina il rapporto forte e naturale, ma anche ancestrale, con l’elemento acqua, col relativo desiderio di rifugiarsi in essa forse per tornare (fuggire?), freudianamente, nel rassicurante e inconsapevole tepore del ventre materno.

Senza più lei – Un anonimo uomo qualunque, di Gabriele Ottaviani. Il dramma di un uomo qualunque che, lasciato dalla sua compagna di vita, sceglie la strada più imprevedibile per riuscire finalmente a stupirla, con un finale a sorpresa.

Regalati un’ora d’amore, di Annamaria De Cillis, che utilizza un tono tra il serio e il faceto per parlare dei maltrattamenti alle donne, ma anche per mettere all’indice l’ipocrisia di determinati personaggi televisivi che, pur andando per la maggiore, molte non sono affatto come sembrano.

La bambina nel parco, di Alessio Gradogna, è tra quelli che mi hanno maggiormente colpito, per il commovente quanto realistico avvio. La morale è che vale sempre e comunque la pena vivere, in qualsiasi condizione.

Archeologia subacquea, di Antonella Carlo, ben scritto ma vagamente enigmatico, dal messaggio non chiaro, almeno per me.

Il barbiere, di Marco Salvario, che si diverte a sondare il rapporto di legame psicologico che si crea, poco a poco, taglio dopo taglio, chiacchiera dopo chiacchiera, tra un uomo e il suo parrucchiere.

Il prigioniero, di Ruggiero Giglio, un racconto visionario che ricorda atmosfere alla Baricco.

Il tunnel carpale, di Chiara Grillo, che tenta di rispondere alla domanda: “Dove sta la felicità?” raccontando la vicenda di Lisa, una giovane che, passando per l’esperienza dura dell’aborto, riscopre il desiderio di maternità.

La luce di Caravaggio, di Giuseppina Zupi, bellissimo racconto, quasi epistolare, dal titolo forse non troppo azzeccato, basato sul lungo e profondo rapporto di insolita amicizia tra un direttore di giornale e uno studente giovane e anche troppo sensibile, in piena crisi esistenziale, che cerca disperatamente dei motivi validi per continuare a restare disperatamente aggrappato alla giostra dell’esistere in una società che spesso lo delude. Un’amicizia che ha la caratteristica di esplicitarsi attraverso un intenso carteggio pubblicato, di volta in volta, nella rubrica “Lettere al direttore”.

Franz Woyzeck 2000, di Enrico Solmi, che parte bene ma, strada facendo, si fa un po’ monotono, nonostante il ritmo nervoso tipico di una scrittura giovanile che, in ogni caso, ben descrive certe atmosfere tipiche della “Scuolazoo” degli ultimi anni, dove i ragazzi scoprono i segreti della sessualità in modo troppo feroce, gratuito e compulsivo. “O tempora, o mores!” diceva qualcuno.

Una sera d’autunno, di Mario Chiabrera, riporta, dopo una bella descrizione d’ambientazione bucolica, il dialogo tra un figlio contadino desideroso di entrare in fabbrica come operaio e il padre, che lo ammonisce circa i disagi di una vita da lavoratore dipendente (“A casa tua sei padrone, lì sei garzone”).

Un matrimonio infinito, di Antonio Pacilio, cronaca dei bagordi relativi a un pranzo di nozze particolarmente ricco. Un racconto scritto in modo divertito e divertente, ed anche volutamente confuso, per meglio rendere l’idea dell’allegra caciara tipica di tali occasioni di socializzazione che tutti conosciamo, che finiscono spesso più per affaticare che altro.

Teodulia, di Gianni Martinetti, breve ma efficace nella sua notevole capacità di deformazione burlesca del dato reale.

Un vero peccato, di Ferdinando Morabito, che regala belle pagine caratterizzate dal desiderio di denuncia sociale (“… un sistema di governo chiamato democrazia e incentrato, almeno nelle sue attuazioni pratiche, sulla ricchezza di alcuni che sfuttavano gli altri, ridotti in povertà”.

Niente male, killer!, di Marco Toccacieli, la stralunata avventura di due ragazzini e dei loro improbabili amici a quattro zampe, che a volte non sono esattamente come i loro padroncini avrebbero desiderato…

Pronto Soccorso, di Alessandro Ponticelli. Il protagonista di questa vicenda troppo breve e dal finale un po’ monco si sveglia al pronto soccorso dopo avere trascorso una serata molto “alcolica”… E inizia il suo laborioso percorso di paziente…

Merce rara, di Silvio Donà, del quale preferisco non dire troppo, dato che tratta, seppure in modo evidentemente fantasioso, un tema sul quale bisogna prestare la massima attenzione e cioè i bambini.

La principessa Tuthensis, di Tiziana Fasoli, bella storia di ambientazione romana, in cui un fulmine entrato da una finestra durante un temporale va a colpire proprio la collana reale di una principessa egizia protagonista di una suggestiva mostra allestita presso i Musei Vaticani, risvegliandola da un sonno millenario. Davvero un’idea splendida, che si presterebbe ad una trasposizione di carattere cinematografico.

Costruire, andare avanti, di Alessandra Carlini, che ci dice delle imprese di un certo Bude e delle sue donne, senza però riuscire a catturare il mio interesse, forse a causa di un ritmo che non mi è congeniale.

Il mare, di Stefano Zangheri, stilisticamente costruito a brevi periodi, disposti come tanti mattoncini a dare corpo, ma anche sostanza, all’edificio affabulatorio che vive tutto su un amore che… muore.

La vecchina che leggeva Virginia Woolf, di Susanna Combusti, che svela una grande e paradossale verità quando afferma che “a volte la fuga più grande giace nell’immobilità”.

A5H32, di Francesca Lulleri, autrice e amica che seguo con attenzione, vera genialata che ben testimonia, al di là dell’interessante trama fantastica architettata, quanto sia stretto e intenso il rapporto dei più giovani con le nuove tecnologie e le infinite modalità di comunicare che oggi tutti abbiamo a portata di mano, a volte senza nemmeno saperle utilizzare al meglio.

Dove eravamo rimasti? di Virginia Murru, storia drammatica, ma anche piena di voglia di vivere e lottare per riconquistare il sommo bene: la salute.

La misteriosa storia dell’uomo dei gelati e la dolce Isotta, di Gianluca Moiser, godibile e fin troppo pieno di buoni sentimenti e infatti ambientato nella città immaginaria di Magarutopia.

La scoperta della parola, di Federico Grasso, dal titolo non poco suggestivo, che tenta di riportare il lettore all’antichità, quando l’uomo si esprimeva a gesti o con gridolini e comunicava con gomitate e ammicchi. Siamo sicuri che oggi sia tanto diverso? Siamo certi di essere ascoltati/letti, in questa società di individui mai tanto… individuali e persi negli affari propri?

Le lucciole sono tornate, di Chiara Valentina Segrè, racconto ben scritto ma dal tema duro, perché legato a una malattia che minaccia di sconvolgere l’equilibrio di una famiglia lombarda.

Nei prati, di Mariano Della Vedova, rievocazione di antichi raduni di bambini in campagna, che rappresentavamo preziosa occasione di reciproca conoscenza e parimenti di confronto con quel mondo adulto sempre difficile da comprendere fino in fondo.

La cena, di Piero Macrelli, interessante riproposizione in ambito narrativo della teoria degli universi paralleli cara agli sceneggiatori dei fumetti dei supereroi della Marvel e sempre molto suggestiva.

Come può vedersi, i racconti scelti/proposti sono davvero tanti. Vanno assaggiati senza fretta, come faremmo con le fette di alcuni dolci offerti su un tavolo, per individuare quelli più affini al nostro gusto, più in consonanza con la nostra sensibilità di lettori più o meno attenti alla novità editoriali, alle nuove firme, a trame d’insolita fattura.

Cosa resterà, di questo libro? Per ora è difficile dirlo. La narrativa contemporanea non può che essere giudicata dai posteri, nel bene e nel male. Perché storie e racconti hanno sempre bisogno di tempo per essere metabolizzate-interpretate-valutate da critici e lettori che, oggi più che mai, vanno colpevolmente di fretta, anche quando entrano in libreria o si dedicano al raffinato piacere del dialogo con le pagine di un buon libro, sia esso romanzo o raccolta di novelle, come nel caso specifico.

AAVV - Maturità, libri e ragazze, Senso Inverso Edizioni, pagg. 235, Euro 17,00

[Fernando Bassoli]



Ordini/contatti: www.edizionisensoinverso.it


 
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