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Interviste Saturday 09 July 2011:
Federico Fiumani/Diaframma

Federico Fiumani è uno che non le manda a dire e che è da sempre più punk-rock dei punk-rockers. Chitarrista e leader storico dei Diaframma, già ai primissimi posti della top five della new wave italiana degli anni ottanta, vive da anni un momento di grande ispirazione. A partire dalla caduta del muro di Berlino, i Diaframma innestano una dimensione cantautoriale e confidenziale su un impianto musicale efficace e privo di fronzoli, e il risultato – in continua evoluzione – è più interessante e originale che mai. In questo botta-e-risposta con Federico gli faccio tutte le domande che non si fanno mai a nessuno, perché il resto lo trovate sui suoi libri e nelle sue canzoni. Buona lettura!

D: Partiamo dall'ultimo capitolo: "Live 09-04-2011"; dato per certo che le riprese sono ottime, che la location è significativa e che gli ospiti (Michelotti, Chimenti, Sassolini) contribuiscono a creare un’atmosfera “globale” che rende giustizia sia alla prima che alla seconda produzione dei Diaframma, come mai hai deciso di registrare un disco dal vivo dopo tanto susseguirsi di dischi in studio a breve, anche brevissima distanza l’uno dall’altro?

R: Appunto perché era il momento giusto, dopo trent’anni di attività. Però mi sembra che il disco abbia una sua ragione d'essere di per sé, sia per gli ospiti sia per la scaletta dei brani, non troppo celebrativa.

D: Hai già pronto del materiale per il prossimo capitolo? Voglio dire: tra un concerto e l’altro della tua attualmente più che intensa attività, riesci a trovare il modo, il tempo e il luogo per scrivere nuove canzoni?

R: Sto lavorando su una quindicina di canzoni. Sono ancora da mettere a punto, penso di fare uscire un disco all'inizio dell' anno nuovo.
Quando c'è l'ispirazione il tempo si trova sempre… altrimenti meglio aspettare.

D: Sei molto più conosciuto come cantautore che non come autore di poesie, però le pubblichi con una certa continuità a partire dal 1983, e Coniglio Editore le ha appena antologizzate. Con che modalità di produzione, stampa e distribuzione sono uscite le raccolte originali (“Neogrigio”, “40 poesie”, “L’orologio biologico”)? Quali sono i tuoi poeti preferiti o di riferimento?

R: I primi libri li spedivo per posta a chi li richiedeva (parlo degli anni 80). Il primo lo feci con Idl Lacerba e si intitolava "Neogrigio", gli altri 2 li stampai in proprio.
Mi piacciono Roversi e Penna tra gli italiani e i simbolisti francesi. Poi Carver e Robert Frost.

D: “Brindando con i demoni” – tra i tanti amarcord rock che si trovano oggi in libreria – mi sembra uno dei volumi più rappresentativi del circuito punk/wave italiano degli anni ottanta, e anche uno dei più originali per piglio, struttura e scelte narrative. Ad esempio, rispetto al 90% degli altri libri del genere, è quasi del tutto assente ogni riferimento alla cultura della droga e alla sua diffusione nell’Italia di quegli anni. È una reticenza voluta?

R: Nessuna reticenza, non mi sono mai drogato!
Forse ho fatto una vita un po’ noiosa da questo punto di vista ma le droghe, seppur attirandomi, mi hanno sempre fatto molta paura.
Mi sarò fatto sì e no 5 canne in compagnia.

D: A partire da “Gennaio”, sembra che tu abbia deciso di raccontarti con dovizia di particolari. Cosa ti ha portato a prendere questa decisione? E che varietà di feedback hai raccolto tra le persone che nomini – in termini obiettivi ma non sempre lusinghieri – nei tuoi libri e nelle tue canzoni?

R: Premesso che non è che le canzoni sono sempre autobiografiche al 100%, direi feedback in quel senso, nessuno.
Su "Brindando" qualcuno si è offeso ma d'altra parte era inevitabile.

D: Gran parte della critica specializzata sostiene – a ragione, secondo me – che i Diaframma, sebbene non abbiano più totalizzato enormi numeri di vendita, siano l’unico gruppo della new wave fiorentina che è invecchiato onestamente e bene, andando avanti senza cedere a virate progressive nella radiofonia più becera, gettare la spugna o diventare una performance d’elite. Ma è andata davvero così per un’incontrollabile concatenazione di eventi o c’è stato da parte tua un netto rifiuto di scendere a compromessi di sorta?

R: Direi tutte e due le cose. Quando ero alla Ricordi mi proposero Sanremo e io rifiutai, questo significò la fine del rapporto.
Da allora sono tornato nell'underground e mi ci trovo benissimo… direi che è un fatto di carattere, cioè io faccio musica per divertirmi e per esprimermi, poi se il successo arriva tanto meglio. Un po’ ne devi avere per andare avanti e mi reputo fortunato per essere riuscito a trasformare questa passione, la musica, in un mestiere che mi permette di vivere decentemente.

D: Dieci dischi punk (ma anche garage o proto-punk) che ritieni tuttora imprescindibili.

R: I primi tre dei Ramones, il primo degli Adverts, "Never mind the bollocks" dei Pistols, Il primo dei Boys, "Blank generation" di Richard Hell, "Marquee Moon" dei Television, "Another music" dei Buzzcocks e "Pink flag" degli Wire.

D: A suo tempo hai detto che ti “ingozzavi di concerti”. Lo fai ancora? Segui in qualche modo la scena punk italiana attuale, anche se nell’ombra o come fiancheggiatore occasionale?

R: No, vado raramente ai concerti, non mi emozionano quasi più come del resto la musica attuale. Ne ho visti tantissimi negli anni 80, questo sì… e per fortuna mi diverto molto ai miei!
La scena punk attuale non la seguo, mi tengo gli originali.
Forse è un fatto di età, anche.

D: Cosa ne pensa il pubblico femminile dei passaggi più ironici e “a briglia sciolta” dei testi dei Diaframma?

R: Devo dirti che non si scandalizza affatto, al limite qualche maschietto ma le donne per niente.

That’s it, Grazie di cuore per la tua amicizia e disponibilità ad apparire su questi schermi!

Spero di essere stato interessante, grazie a te per lo spazio e complimenti ancora per il tuo lavoro
Federico

[Simone]



 
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Era l'unico vero deficit di Lamette. Ora non più.
Era ora di aggiornarsi, tutti hanno i free album.
I free album di Lamette sono i più fichi di tutti.
Non ne sapevo un cazzo, corro a mandarvi il mio!
Non scarico MP3, i dischi o li compro o li ignoro.



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