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Articoli Monday 08 April 2002:
Internet-boom

Proliferano i siti, i navigatori, ma anche… le truffe. I rischi di un collasso della rete secondo Ernesto Hoffman, esperto di hi-tech della IBM



Ormai è un dato di fatto: dopo l'invenzione della stampa e la Rivoluzione industriale, l'avvento del Web costituisce il più grande cambiamento degli ultimi due secoli di storia. Internet ci ha cambiato la vita. Come uomini, come cittadini (finalmente del mondo) e persino come giornalisti. Anzi, soprattutto come giornalisti: la categoria degli operatori dell'informazione è infatti, senza alcun dubbio, tra quelle che hanno maggiormente beneficiato della cyber-rivoluzione ancora in corso. Mai, nella storia dei mass media, i news-makers avevano avuto la possibilità di consultare una banca-dati dalle potenzialità pressoché illimitate e dalla sorprendente semplicità d'uso. Smaltita la "sbornia" iniziale - una sorta di euforia collettiva che ha trascinato al rialzo i titoli di borsa direttamente o indirettamente collegati -, è però già tempo di bilanci, non tutti positivi. Per cominciare, una statistica giunta dagli Usa ha accertato che la Grande Rete migliora la qualità del lavoro ma non ne diminuisce i tempi, contrariamente a quello che si pensava inizialmente. Di fatto, insomma, si trascorrono più ore del previsto davanti al video, riducendo il proprio tempo libero. E questo fenomeno riguarda un numero di persone sempre maggiore. Secondo una recente indagine di mercato della società "Telcordia Technologies", infatti, gli host (nodi ai quali si connettono gli utenti del web) sono ormai cento milioni. La percentuale di crescita nel 2000 è stata cioè di circa il 45% rispetto all'anno precedente. I cinque Paesi del mondo col maggior numero di host sono Stati Uniti, Giappone, Canada, Gran Bretagna e Germania. L'Italia non è dunque nelle primissime posizioni, ma è comunque tra i cinque Paesi a più alto tasso di crescita, in compagnia di Slovacchia, Uruguay, Brasile ed Indonesia. Il numero di utenti complessivi sarebbe attualmente pari a trecentocinquanta milioni di persone, con una media di 3,4 utenti per host. Fin qui tutto bene, ma non poteva mancare il rovescio della medaglia. Stanno infatti rapidamente aumentando le truffe legate alla Rete: in particolare, le frodi e le contraffazioni con le carte di credito avrebbero raggiunto un volume pari a 1.200 miliardi di lire solo in Europa. Una cifra allarmante ed in un certo senso inattesa, che induce alla riflessione, dato che l'incremento delle frodi è dovuto soprattutto ai sistemi di pagamento effettuati "cliccando" direttamente sulle proposte offerte da questo o quel sito. La diffusione dei reati telematici è tale che un team di poliziotti ha creato un sito per banche ed operatori economici, nel quale viene dettagliatamente spiegato come contrastare un fenomeno che, secondo le stime, potrebbe raggiungere il record negativo di 2.000 miliardi già nel 2002. E il paradosso è che lo sviluppo del cosiddetto e-commerce è stato ostacolato proprio dalla mancanza di reale garanzia dei pagamenti… Per contrastare le frodi, inoltre, è già al lavoro un gruppo di super-esperti che opera a livello comunitario. Questo perché "il volume crescente delle frodi transfrontaliere rende indifferibili misure di prevenzione e repressione a livello internazionale", come precisato dal Commissario per il mercato interno della UE, Frits Bolkestein. Ma non sono solo quelli legati al malaffare, i pericoli che incombono come una spada di Damocle sul Moloch-digitale. Circola infatti una teoria a dir poco sorprendente, formulata dal "futurologo" Ernesto Hoffmann, vero e proprio guru dell'hi-tech, alla IBM dagli anni '60, secondo cui, senza radicali trasformazioni, il Web è destinato al collasso. "Ormai la Rete aumenta al ritmo di milioni di pagine al giorno - ha spiegato Hoffmann -; se la sua struttura rimarrà bloccata al modello attuale, rischieremo il ripetersi del blocco verificatosi negli Stati Uniti nell'aprile 1997, quando metà dei sistemi operativi si arrestarono per ore ed ore, dato che un ramo principale ebbe dei guasti e, nonostante la struttura a ragnatela, il resto dei nodi non riuscì a deviare il traffico. Per evitare il ripetersi di un black-out simile, Internet deve cambiare, prendendo come modello di riferimento il modello umano, composto da miliardi di neuroni capaci di rigenerarsi in caso di guasto. Servono, insomma, delle strutture pseudo-biologiche con una gerarchia di comando: una Rete con nodi "master", capaci di coordinare il transito di triliardi di byte. Per fare questo, bisognerà progettare dei software adattativi, capaci cioè di analizzare l'ambiente e prendere delle decisioni in base alle singole circostanze". Le sorprese del Web non finiscono mai. Cos'altro dobbiamo aspettarci?

[Fernando Bassoli]


 
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