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Interviste Wednesday 15 May 2002:
Luigi La Rosa

Nato a Messina nel 1974, Luigi La Rosa è giornalista e critico letterario collaboratore di alcune riviste di settore, tra cui la romana "Orizzonti", Testata da poco entrata nella cerchia di quelle recensite nel prestigioso sito web della casa editrice "Feltrinelli". Laureato in Lettere Moderne con una tesi su Maria Luisa Spaziani, La Rosa ha già avuto l'onore di veder pubblicato un suo commento sulla quarta di copertina del libro "Biografia del figlio cambiato" (BUR) di Andrea Camilleri. Il suo libro d'esordio ("Trenta passi al Paese della notte", Aletti Editore) si sta rivelando un successo. Forse per la durezza dei temi trattati. Lo ho contattato per saperne di più.

Luigi La Rosa

D: Caro Luigi, puoi fare un bilancio del tuo esordio letterario per i lettori di "Lamette"?

R: Il bilancio è estremamente positivo: il libro sta vendendo molto bene e sta sollevando un coro unanime di consensi. Si parte dal lettore comune - quello al quale qualsiasi vero scrittore dovrebbe dedicare le sue pagine - fino a scrittori importanti come Andrea Pinketts, Maria Attanasio, Antonella Cilento, Niccolò Ammaniti, Filippo Tuena. Anch'essi stanno dimostrando nei miei confronti un affetto profondo, e una stima che in un certo senso mi stupisce ancora: in fondo, mi chiedo, cosa ho fatto di così speciale?

D: Quando hai "scoperto" d'essere uno scrittore?

R: Sai, questa è una domanda complessa, è un po' quello che dice Calvino a proposito dell'unica storia possibile all'interno dell'infinità possibilità del narrare. Scegli di fare lo scrittore quando capisci che è l'unica alternativa possibile, e tra le tante strade possibili quella della narrazione è l'unica che puoi e devi intraprendere, quando capisci che è il solo modo attraverso cui puoi aggiungere vita alla vita. Allora, la scrittura diviene soprattutto un modo di essere al mondo e di partecipare alla vita stessa delle cose: non si tratta semplicemente di una vocazione, per me è qualcosa di più segreto e potente, che ha a che fare con la maniera di rapportarmi al reale.

D: Tu sei anche giornalista. Cosa pensi dell'attuale organizzazione del mondo del Giornalismo italiano?

R: Il problema del giornalismo rientra in quello più ampio della cattiva gestione dell'informazione e del pensiero nel nostro Paese. Siamo sempre più vittime di un sistema capitalistico che ha sostituito l'ordine della civiltà al profitto dell'azienda, e spesso anche le grandi case editrici cominciano a ragionare in termini aziendali. I falsi valori dell'ipocrisia borghese tornano a ogni stagione, e diventano consenso, platea, telepiazza: sono i voti che plasmano certi falsi profeti di un perbenismo immorale e dittatoriale. Anche la scrittura diviene uno strumento per veicolare opinioni e fattori economici. Tutto questo è intollerabile, e dimostra che probabilmente abbiamo toccato il punto più basso nella storia dell'inciviltà umana.

D: Come sei giunto alla pubblicazione?

R: Sono giunto a pubblicare il libro in modo naturalissimo, nel senso che l'ho proposto all'editore Aletti che l'ha accettato subito. In realtà, ci lavoravo da mesi, ma mi piaceva l'idea di mettere in giro certe pagine, incominciare a vedere le reazioni della gente, dei lettori. Io ho una profonda venerazione per la forma-romanzo, che ritengo la massima architettura letteraria attarverso cui uno scrittore dimostra di essere grande o mediocre. Ma mi trovavo con delle storie brevi, dei racconti, che chiedevano la mia attenzione. Era come se questi miei racconti mi ossessionassero: senza avergli dato una forma concreta di scrittura, non sarei riuscito a scrivere più nulla. Allora mi sono arreso al loro potere, e pagina dopo pagina, in sei mesi di lavoro e sei, sette riscritture per ogni pezzo, alla fine ho raggiunto la possibilità di cristallizzarli con la pubblicazione.

D: Quali consigli daresti ai giovani che aspirano a pubblicare le loro opere? Trenta passi al Paese della Notte di Luigi La Rosa

R: Innanzitutto, quello di leggere. Leggere dalla mattina alla sera, come dannati, perché leggere significa scoprire universi nuovi, forme mentali che ci suggeriscono idee sulla vita, e costruirsi una propria visione delle cose attraverso i momenti di bellezza che gli altri ci propongono con le loro opere. Poi quello di scrivere, ma soprattutto di riscrivere moltissimo, con la forza di operare una dura critica nei propri confronti, gettando via quello che non serve, quello che è ridondante, non finalizzato alla narrazione. Un vero scrittore si vede dalla quantità di roba che butta via, non da quello che conserva. E poi ci vuole una disciplina quotidiana molto dura, di ore, anche perché è necessario abbattere il luogo comune della cosiddetta "ispirazione". Io credo che l'arte richieda lavoro, e poco, pochissimo vaneggiamento.

D: Come giudichi l'attuale sitazione culturale della Sicilia e del Sud in particolare?

R: Da siciliano probabilmente osservo le cose con una partecipazione - anche - emotiva. Ma non posso non vedere il dramma di una terra che fatica a costruire delle realtà economiche, di sviluppo. Non posso non vedere gli sguardi di tutti i ragazzi che se ne vanno alla ricerca del cosiddetto "posto di lavoro". Sono stati d'animo che conosco benissimo, anche perché io stesso, per scrivere, vivo questa condizione di pendolarismo con Roma, che però amo moltissimo e ritengo una delle città più belle e misteriose del mondo.

D: Qual è il futuro della Letteratura?

R: Per rispondere a questa domanda userò le parole di Michael Cunningham, uno degli scrittori più amati del mondo e col quale da qualche tempo sono in corrispondenza. La sua ultima lettera da New York, datata qualche giorno addietro, risponde proprio alla stessa domanda. Cunningham sostiene che la letteratura sarà al nostro funerale, ci supererà e oltrepasserà anche le nuove generazioni. Nel momento in cui il mondo vive i suoi periodi di oscurità è proprio allora che l'arte viene chiamata ad assolvere al suo dovere illuminante: quello di aggiungere bellezza, benessere, godimento, consolazione. Fino a quando ci sarà un uomo che proverà delle emozioni (probabilmente sempre) allora la scrittura avrà un senso e un suo lettore speciale. Di millennio in millennio il segreto dello scrivere sarà come un filo rosso che unirà uomini straordinari seppure lontanissimi.

D: Cosa pensi dei rapporti tra il Web e la scrittura? Internet allontanerà i giovani dalla lettura oppure farà loro scoprire libri ed autori sconosciuti?

R: Se dalla Sicilia ho avuto la possibilità di avvicinarmi a Michael Cunningham lo devo solamente ad Internet. Grazie a quella che io definisco l'ottava meraviglia del mondo, cioè: la posta elettronica. E' per mezzo di Internet che noi stiamo qui a parlare, che io sto rispondendo alle tue domande. La tecnologia non distrugge l'arte, ma migliora la vita degli artisti, sublima le loro potenzialità. L'importante è tornare a leggere, e se i giovani lo fanno in modo anche virtuale, allora ben venga. Certamente il libro è anche un fatto sensuale, dettato dalla fisicità, e in questa sua componente quasi amorosa non potrà mai essere sostituito da uno schermo e da una tastiera. Ma niente impedisce all'informazione di essere favorita dalla possibilità di uno scambio universale con il mondo.

[Fernando Bassoli]


 
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Era ora di aggiornarsi, tutti hanno i free album.
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Non ne sapevo un cazzo, corro a mandarvi il mio!
Non scarico MP3, i dischi o li compro o li ignoro.



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