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Articoli Friday 17 May 2002:
I viaggiatori

All'inizio dell'Estate la spiaggia era poco frequentata, quel giorno in particolare era praticamente deserta.

C'erano soltanto: una famiglia che aveva deciso di pranzare sotto il Sole e una studentessa che studiava seduta su uno scoglio.

Ogni tanto qualcuno attraversava la spiaggia in una passeggiata distratta o preso dai propri pensieri, o occupato in una conversazione più o meno animata.

Katya Sanna - Quello che puoi fare (carta, acquarelli, smalti)

La studentessa alzò gli occhi dal suo libro.

Da lontano vide una persona che attirò la sua attenzione:

un uomo camminava a passo spedito verso di lei.

Questo però fu costretto a fermare la sua la sua avanzata.

La sabbia ai suoi piedi prese la forma di una mano che gli afferrò la caviglia stringendola con forza:

- Dove credi di andare? - gli disse una voce che proveniva da sotto terra.

L'uomo si chinò cercando di liberare la sua caviglia da quella presa.

- Io non mi fermo - disse questo

- Non ti crederà mai - insisteva la voce

- Non mi interessa

- Vuoi fare la fine dei tuoi compagni?

- Perché no? - rispose l'uomo ridendo - Piuttosto che diventare come voi!

La risposta e la risata non piacquero al suo avversario che gli liberò controvoglia la caviglia quasi indispettito.

La ragazza vide avvicinarsi l'uomo:

- Cosa stai studiando? - le domandò

- Leucodistrofia metacromatica

- Stai preparando la tesi - continuò lui molto sicuro di sé

- Si... - rispose meravigliata

- Posso aiutarti se vuoi - sorrise lui

Lei cominciò ad essere diffidente: chi era questo? Da dove arrivava? Perché uno sconosciuto avrebbe voluto aiutarla...Mille altre domande le affollarono il cervello.

Lei era restia a fare amicizia, aveva molte paure che le impedivano di vivere serenamente anche le situazioni più banali che la vita le presentava.

Era da poco tempo che stava prendendo coraggio e cominciava ad uscire da sola, senza la compagnia di qualche parente stretto che la faceva sentire sicura e protetta, da quello che per lei poteva sembrare un pericolo per la sua incolumità.

Lui, aspettando una risposta, la guardava con uno strano sguardo indagatore.

Si accorse di averla messa a disagio:

- Se vuoi puoi trovarmi qui - le disse porgendole un biglietto da visita.

Lei lesse distrattamente senza interesse il biglietto.

- Mi fermerò alti due giorni, non hai molto tempo per pensare - disse lui con una velata ironia - ora sai dove trovarmi.

Lui fece cenno di allontanarsi, ma la ragazza lo fermò:

- Come ti chiami?

- Ver

- Ver... - mormorò ripetendo quel nome come se le ricordasse qualcosa che in quel momento le sfuggiva - Io mi chiamo Cristina - disse poi ad alta voce

- No - disse lui - non è quello il tuo vero nome.

Cristina lo guardò allontanarsi; era molto turbata: non capiva se doveva essere contenta di aver incontrato quel tipo. Malgrado le sue paure però sentì che Ver non le trasmetteva niente che le facesse pensare a qualcosa di pericoloso.

Quando tornò a casa subito la sorella le chiese se stava bene e come fosse andata la mattinata. Cristina non raccontò dello strano tipo che aveva conosciuto sulla spiaggia, ma non appena entrò in camera sua, lesse e rilesse il biglietto che Ver le aveva lasciato: scoprì così che Ver era un medico volontario dell'ospedale che da pochi mesi era stato inaugurato.

Per raggiungere l'ospedale Cristina avrebbe dovuto superare molte delle sue paure: fare un lungo tratto di strada a piedi per raggiungere la metropolitana, ma soprattutto salire e viaggiare sulla metropolitana, cosa per lei impensabile.

Venne colta dall'angoscia e scoppiò a piangere.

La sorella, che la spiava da dietro la porta, entrò nella camera per consolarla.

Cristina le raccontò dell'incontro con Ver, porgendole il biglietto da visita, l'altra leggendone il contenuto si offrì di accompagnarla.

Improvvisamente Cristina strappò dalle mani della sorella il biglietto:

- No! - esclamò - E' ora che prenda in mano la mia vita!

Pareva molto sicura di sé, il che sembrò far piacere alla sorella.

Cristina tanto tesa e ansiosa com'era, la notte non riuscì a dormire: immaginò di rimanere bloccata nella metropolitana, di essere aggredita in un angolo della strada...Era davvero terrorizzata.

Con questo stato d'animo affrontò la mattina seguente.

L'ospedale sembrava tremendamente lontano!

Il mondo sembrava le girasse intorno ad una velocità spropositata rispetto a lei che si sentiva ingoiare da un vortice senza fine.

Ebbe difficoltà a chiedere informazioni per trovare Ver.

Fu Ver a trovare lei :

- Ho appena terminato il mio turno, andiamo via da questo posto: è troppo triste!

- Dove andiamo? - chiese subito Cristina.

- A casa mia.

La ragazza impallidì, Ver sorrise e la prese sotto il braccio con una certa confidenza.

Cristina sentì sparire la tensione, come quando era in compagnia della sorella o dei genitori. Non staccò gli occhi da Ver per tutto il tempo che ci volle per arrivare all'abitazione di lui.

Perché aveva il potere di rilassarla come fosse un suo parente?

Era la sola domanda che le occupò la mente.

Ver alloggiava in una camera di un palazzo abitato clandestinamente da molti inquilini.

La povera Cristina in poche ore si trovò a dover affrontare tutto quello che aveva cercato di evitare per tutta la vita!

- Hai detto che mi avresti aiutato a preparare la tesi - disse subito allarmata quando vide Ver chiudere con il chiavistello la porta della stanza

- Ho detto che potevo aiutarti si, ma non ho parlato della tesi - ripose lui

- Allora vado via!

Cristina si precipitò sulla porta per fuggire, Ver le afferrò il braccio e la bloccò con la schiena al muro.

Cristina era in preda al panico: non riusciva a parlare, sentiva di non riuscire neanche a respirare, la vista si appannò. Si sentì svenire.

- Dimmi qual'è il tuo nome? - disse Ver

Cristina era paralizzata dal terrore, non riuscì a rispondere.

- Devi dire il tuo nome! - strillò Ver

- Cristina! - urlò lei facendo forza su se stessa

- No!

- Si invece!

- Tu sai chi sono!

- No! - urlò lei poi scoppiò a piangere - Voglio tornare a casa lasciami andare!

Ver la lasciò libera. Cristina non si mosse.

Ver la guardò senza parlarle, ma Cristina sembrava non voler più andare via.

- Perché non esci? - le chiese lui

Cristina cominciò a guardarsi attorno: si trovava in una camera ordinata e pulita.

Una cosa attirò la sua attenzione: una carta geografica piena di note e simboli strani. Si avvicinò e guardò bene ciò che c'era scritto: malgrado fosse una lingua per lei misteriosa, nel vedere quei segni provò un senso di nostalgia.

Ver si avvicinò a lei, Cristina restò immobile ad osservarlo muta e un po' frastornata.

Improvvisamente venne colta da una vertigine insopportabile che la fece quasi cadere a terra.

Ver l'aiutò a sedersi sul letto e si chinò davanti a lei:

- Possibile che non riesci a riconoscermi? - le chiese molto preoccupato

Cristina scosse la testa, non piangeva più ma continuava a singhiozzare.

- Guardami - disse ancora Ver avvicinandosi a lei.

Cristina lo fissò negli occhi. Sobbalzò:

- Cosa vedi? - chiese ansioso Ver

- Vedo una scena dall'alto come se volassi...

- Dimmi bene cosa vedi: è importante!

- Vedo un corridoio largo: sembra il corridoio di un palazzo nobile, raffinato, come una Reggia...Ci sono due persone...Un uomo e una bambina...Sono io quella bambina! Sto camminando lungo il corridoio: alla mia destra c'è una parete di vetro, una vetrata enorme, si vede fuori...Un cielo immenso azzurro luminoso, poi alberi...Tanti alberi! Poi vedo anche delle cascatelle, dei ruscelli...E' un luogo bellissimo! L'uomo mi tiene per mano: è altissimo e vestito con un abito lungo bianco...o celeste...non capisco...Mi parla...Mi dice che mi sta portando dal mio nuovo Maestro, e che da quel momento sarà lui ad occuparsi di me. Entriamo in una stanza con tanti tavoli e molta gente che lavora, sembra un laboratorio di analisi chimiche..."Ti ho portato la tua nuova allieva" dice quello che mi tiene per mano. " Najira!"... Sei tu! Appena mi hai visto mi sei corso incontro e mi chiami con quel nome...Ora mi tieni in braccio e ridi, sembri felice. L'uomo vestito di bianco mi prende fra le sue braccia e mi mette su uno dei tavoli della stanza, mi coccola...è molto affettuoso. "Non sarà un po' troppo piccola?" gli chiede un altro tipo che si è avvicinato a noi...è altissimo anche lui, come l'altro ha un abito lungo ma più scuro sembra verde...Mi dà un pizzicotto sulla guancia e sorride, io gli prendo la treccia fra le mani: ha i capelli neri raccolti in una treccia lunghissima. "Tu torna al tuo lavoro" dice a te. Ti allontani. "No non è piccola" dice quello vestito di bianco, "Se lo dici tu", gli risponde quello con la treccia. Ora entra un bambino...tutto sudato, cade anche, si dirige da quello che mi ha condotto in quel laboratorio, lui lo prende in braccio e se lo carica sulle spalle come un capretto...Ridono...ridiamo tutti...C'è un senso di pace e di allegria meravigliosi! Loro vanno via, quello con la treccia si rivolge a me "Sei contenta di imparare le stesse cose che sta imparando tuo fratello?", tu allora mi sorridi e fai cenno di si con la testa...Tu sei mio fratello...Mio fratello!? Io non ho fratelli! - Cristina si spaventò dinuovo si alzò dal letto e guardò Ver che sembrava commosso - Cosa mi stai facendo? - gli strillò Cristina - Cosa vuoi da me?

Ver avanzava verso Cristina che retrocedeva.

Ver riuscì ad avvicinarla, le strinse le mani nelle sue:

Cristina ebbe altre visioni:

- Cos'altro vedi? - le chiese Ver visibilmente commosso

- Sono più grande, come sono ora, ma in un altro posto...Sembra un'astronave come quelle dei Film...Il cielo è nero...dalle finestre non si vede altro che cielo nero...non ci sono più gli alberi, solo una superficie arida, astratta...Non so, si respira un ché di triste...sembriamo prigionieri...chi incontro ha un'espressione preoccupata. L'uomo con la treccia...sono insieme a lui...lo chiamo per nome: ho molta confidenza con lui... passeggiamo...Non sono più sull'astronave ma altrove, fuori all'esterno...L'uomo con la treccia mi consegna delle cose e mi abbraccia fortissimo "Vedrai che ritroverai tuo fratello" mi dice, poi mi bacia la fronte: "Buon viaggio" mi dice...Sono partita...per andare dove?

- Najira! - esclamò Ver - Tu mi devi riconoscere! Tu devi venire via con me!

Cristina era agitata ma non aveva più paura.

Si sedette dinuovo sul letto, portò le mani sulle tempie stringendole forte.

Si sentì stretta da una serie di immagini, confuse nella loro sequenza ma nitide come se fossero reali, che la tormentavano.

Vedeva se stessa impegnata in studi scientifici in compagnia di Ver e molti altri guidati dagli insegnamenti di più persone capitanate dal solito tipo con la treccia: questo era sempre sorridente e proiettava intorno a lui un alone di dolcezza e benessere rasserenanti.

Vedeva grandi sale luminose piene di colori evanescenti e di musica.

Poi di colpo si vide da sola.

Era lei ma non si riconosceva: viaggiava spostandosi con una sicurezza e un'autonomia che non pensava di aver mai avuto.

Sentiva la voce (a volte lo vedeva anche) del solito tipo con la treccia che l'aiutava e le indicava cosa doveva fare e dove andare.

Anche lei aveva una mappa come quella di Ver.

Si vedeva impegnata a scrivere delle dettagliatissime relazioni che descrivevano lo stato di salute di chi aveva conosciuto durante i suoi viaggi e le terapie che aveva utilizzato per curare costoro.

Vide un cerchio che brillava nel cielo con bagliori d'oro e d'argento. Improvvisamente un'esplosione al centro del cerchio.

Il cielo diventa gelido.

Dal centro del cerchio partono dei fuochi come Stelle Comete.

Poi il buio.

Di colpo si rivide come era: non più Najira ma Cristina, affetta da gravi attacchi di panico sempre chiusa in casa, in compagnia costante della sorella.

Cristina si aggomitolò sul letto e rimase a fissare con occhi persi in una malinconia profonda la carta geografica che Ver teneva appesa sulla parete che lei aveva di fronte.

Ver si sedette a terra con la schiena appoggiata sul letto e cominciò a parlare:

- Accadde all'improvviso, bastò il tempo di un ghigno di una risata e tutto si capovolse. Il cielo venne coperto da un drappo pesante, pesante e nero come il piombo, per impedire alla luce di uscire e farsi vedere. Il cielo venne ridisegnato, i pianeti vennero inclinati, tutto da allora fu scisso, frammentato, allontanato, creando false distanze per impedire ogni forma di comunicazione. Ogni essere venne avvolto in un sonno che non dava riposo. Partimmo tutti, tutti da soli. I nostri Maestri ci accompagnarono: ci consegnarono i loro doni, gli unici mezzi che ci consentono di rimanere in contatto con loro e poter continuare a seguire le loro indicazioni. Fummo tutti separati con l'ordine di non farci riconoscere da nessuno e mantenere il segreto finché non fosse stato possibile rivelare chi davvero eravamo. E' stato un distacco doloroso per tutti, nessuno si è salvato, anche chi avrebbe dovuto essere intoccabile è stato colpito. Tu hai pregato di poter partire insieme a me, ma non è stato possibile, però io e te eravamo in contatto, io sapevo sempre dove ti trovavi e cosa facevi. Abbiamo viaggiato visitando tutte le galassie, abbiamo conosciuto tanti popoli che un tempo erano felici e che ora vivono nella sofferenza, ma noi siamo medici e possiamo intervenire e aiutare molta gente. Siamo stati onorati come se fossimo dei Maghi miracolosi che compivano prodigi.

Ma il nostro compito non era, e non è, incantare ma riconoscere e riunire chi è come noi, trovare chi vuole che tutto torni come un tempo, e strappare una volta per tutte la cappa che vuole oscurare la memoria. Ma i nostri nemici non vogliono farci ritrovare, perché sanno che quando ci ritroveremo tutti, il loro destino sarà segnato: saranno perduti e costretti alla resa! Tu avevi riconosciuto molti dei nostri compagni, avevi formato una bellissima equipe, sembravate inattaccabili. Ma quello che è accaduto a molti di noi è accaduto anche a voi. Molti dei nostri compagni sono stati riconosciuti dai nostri avversari, intercettati e resi inoffensivi...

- Chi sono i nemici di cui parli? - chiese Cristina ipnotizzata dal racconto di Ver

- C'è una guerra: noi siamo i guerrieri. I nostri nemici hanno il potere di creare grandi illusioni, si nascondono dietro false immagini, abbagliano chiunque con le loro parole e le loro promesse, hanno relegato noi e quelli come noi all'esilio, hanno fatto credere che siamo dei pazzi, e molti nostri compagni sono impazziti davvero: si sono persi, ci hanno dimenticato. I nostri avversari sono pericolosi e noi dobbiamo fermarli! Tu li riconoscevi sempre: li vedevi affiorare da un lago, vedevi i loro occhi nascosti nelle cortecce degli alberi, nei sorrisi di chi si mostrava gentile. Riconoscevi i loro messaggi criptati. Eri diventata pericolosa. Così anche loro ti hanno riconosciuta. Tu per nasconderti hai inventato un nuovo nome, Cristina, sia io che il nostro Maestro eravamo contrari a questo tuo stratagemma ed avevamo ragione. Come per molti dei nostri compagni su di te è stato fatto un incantesimo. Io ero su un pianeta vicino a questo quando ho saputo cosa ti avevano fatto. Stavo curando gli ultimi bambini rimasti là, ma ho lasciato tutto e sono venuto a cercarti per riportarti con noi. Non ho trovato pace finché non ho saputo chi eri diventata e cosa facevi. Quella che tu credi essere la tua famiglia non lo è affatto: hanno fatto in modo che tu fossi paralizzata da paure ingiustificate, ti spiano ti tengono sotto controllo perché non vogliono che tu ricordi chi sei veramente.

- I miei genitori e mia sorella sono così preoccupati per me, come puoi offenderli in questo modo? - replicò lei

- Loro non sono né i tuoi genitori né tua sorella: io sono tuo fratello! Tu devi abbandonare quella gente e venire con me per tornare alla tua vera famiglia! - Ver

si voltò verso Cristina e cercò di abbracciarla - Non ho molto tempo, ti prego vieni via con me! Ora che ti ho ritrovato non ti posso lasciare nelle loro mani!

- Cosa mi stai dicendo? - Cristina si agitò di nuovo e si alzò dal letto - Di cosa parli? Io non credo a queste cose! - Cristina camminava nervosamente nella stanza guardando in basso, poi si voltò verso di lui e urlò - Sei un pazzo! Un paranoico! Un mitomane! Io non c'entro niente con le tue fantasie! Io me ne torno a casa dalla mia vera famiglia!

- Io non ti sto trattenendo - le rispose Ver con calma - dici che vuoi andartene, ma sono due ore che tu continui a rimanere qui.

Cristina si fermò. Era incerta e confusa.

- Se tu vuoi puoi tornare alla vita che credi sia la tua - indicò un libro - quella è la tua tesi: è già pronta devi solo studiarla, ma se tu verrai con me potrai ricordarti chi sei davvero...Tu non hai bisogno di quel libro tu sai molte più cose di tutti i tuoi professori messi insieme! Ti prego, prova a credermi!

Cristina rapidamente afferrò il libro: era la tesi che stava preparando lei, con il suo nome e tutti i dati esatti.

Ver la guardava angosciato.

Cristina voltò le spalle e andò via con il libro.

[Katya Sanna]


 
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