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Articoli Saturday 25 May 2002:
Labirinti onirici

Notte. Una pallida e fioca luce lunare filtrava attraverso le tapparelle semichiuse; Alex era nel suo letto che si girava e rigirava, con la fronte imperlata di sudore: evidentemente stava sognando qualcosa che non gli permetteva di dormire tranquillamente…

Era da poco passata l'una e tre quarti, quando un agghiacciante grido lo fece sobbalzare dal sonno, di per sé già profondamente agitato:

"Cosa succede? Chi ha gridato?", furono le prime parole che vennero pronunciate dalla sua bocca, ricordandosi, poco dopo, che era solo in casa, che Vanessa non era rimasta lì, quella notte!

"Che stupido! Ma a chi diavolo sto parlando, se in casa non c'è nessuno?", si disse.

D'un tratto una luce rossastra irruppe nella stanza: il bagliore veniva dalla strada proprio sotto di lui, da dove, il grido, poco prima, era echeggiato. Istintivamente Alex aprì la finestra, gettando una rapida occhiata giù, nel vicolo, dove un fuoco enorme avvolgeva in una morsa atroce la vecchia abitazione, ormai sfitta, della signora Astra, che era tanto orgogliosa di quel vecchio rudere cadente. Telefonò, in fretta, ai vigili del fuoco, visto che l'incendio avrebbe potuto espandersi alle case più vicine…

Quando questi ultimi arrivarono, per l'edificio c'era ben poco da fare, ma, almeno, sarebbero riusciti a circoscrivere l'incendio, in modo da non permettere alle fiamme di allargarsi ed espandersi.

***

Adesso, quell'ammasso di travi annerite dal fuoco, e quelle vecchie pietre sgretolate dal calore, erano lì, alla luce del giorno, ammucchiate come spettri di un passato glorioso, finito per sempre. Era triste non vedere più quella strana casa, dalle mura di color viola pallido, dinanzi agli occhi; già, proprio così, un viola pallido che ti faceva rabbrividire al primo sguardo, pensando strane cose sugli abitanti di quell'antica costruzione, cose orribili, addirittura da farti venire la pelle d'oca e da indurti, quindi, a smettere di pensarle! Cosa ne era rimasto? Niente, solo macerie, desolazione, tristezza…

Alex si era vestito per andare a fare il suo solito giro mattutino in cerca di quel lavoro, che, quotidianamente, gli sarebbe stato rifiutato. Era proprio stanco di chiedere l'elemosina a padroni altezzosi e viscidi, ma doveva pur trovare qualcosa da fare, visto che era stato licenziato dal "ruolo" di scaricatore di concimi chimici, solo perché aveva cercato, invano, di far valere i suoi diritti! Anche quel giorno non aveva cavato un ragno dal buco: per fortuna, a casa avrebbe trovato, ad aspettarlo, Vanessa, la sua ragazza, senza la quale, magari, avrebbe già tentato di suicidarsi, per essere libero una volta per tutte…

"Ciao amore, anche oggi niente è andato per il verso giusto, si vede che è destino che tu debba mantenermi!"

Silenzio assordante come il fragore di mille cascate.

"Ehi, Vanessa, perché non mi rispondi? Mica ti sarai offesa, lo sai che scherzo, e che in un modo o nell'altro devo sempre trovare la maniera di sdrammatizzare!"

Silenzio cupo ed asfissiante, più di qualsiasi cimitero.

"Insomma, dai, scusa! Rispondimi, per favore!"

Ancora silenzio…

Alex cercò in tutta la casa (piccola, peraltro), ma Vanessa non c'era! Guardò l'orologio: erano le venti e trenta. Possibile che ancora non fosse arrivata? Si versò tre dita di whiskey, che bevve tutte d'un fiato, poi ne versò un altro dito…

"Forse se provassi a telefonare a casa dei suoi…no, assolutamente!"

I genitori di Vanessa erano del tutto contrari al fatto che la propria figlia frequentasse un tipo del genere: "disadattato", lo chiamavano, ed anche "parassita", perché campava sulle spalle della loro figliola…ma non era così!

Alex buttò giù il whiskey rimasto e si sedette sul divano a pensare: accese una sigaretta, l'ultima del pacchetto, e chiuse gli occhi. Quando li riaprì, l'orologio segnava le ventidue: ormai non sarebbe venuta più, e mentre pensava ciò, una lacrima, attraversando tutto il suo viso, cadde sulla fotografia di Vanessa che egli stringeva nelle mani!

Si mise a dormire, sperando che il giorno dopo almeno qualcosa sarebbe andata per il verso giusto…

***

Alle sei in punto Alex aprì gli occhi. Un timido raggio di sole entrò nella stanza e, con esso, un odore di cornetti caldi, che gli solleticò dolcemente le narici; ma il suo primo pensiero fu per Vanessa, anche se, un attimo dopo, egli fu attratto da una cosa ben più terribile: la vecchia e cadente casa della signora Astra, che il giorno prima era solo un insieme di macerie, era lì, davanti ai suoi occhi, più spettrale che mai!

"Ma cosa…possibile che l'abbiano ricostruita stanotte? No, non può essere, sto sognando!"

La costruzione viola pallido era come se emanasse un fluido ipnotico, perché Alex era come se fosse stato svuotato mentalmente, come se non appartenesse più a ciò che lo aveva sempre circondato: si vestì in fretta, scese di corsa le scale, e come seguendo un richiamo fantasma, entrò nella casa bruciata la notte prima. Appena ne varcò la soglia, provò un senso di innaturale quiete: era come se dentro di lui tutto fosse calmo e tranquillo, non c'erano preoccupazioni, non c'era dolore, era tutto dipinto di rosa…

Man mano che avanzava, però, la situazione gli si prospettava in modo diverso. La calma che lo aveva circondato si stava, pian piano, tramutando nell'esatto contrario: e più andava avanti, più gli si paravano dinanzi paesaggi apocalittici, da far rabbrividire persino la persona più coraggiosa della terra! Senza pensarci su più del previsto, Alex si voltò, e tentò di raggiungere l'ingresso varcato poco prima, ma dietro di lui tutto, ancora una volta, era mutato: non c'erano più né il corridoio d'ingresso, né tantomeno la porta d'entrata, e la cosa peggiore era che il pavimento, o ciò che di esso rimaneva, era ricoperto di una melma fangosa contenente ogni sorta di cose repellenti, tra cui gli organi interni di esseri umani in avanzato stato di decomposizione! A quella vista Alex non poté non vomitare ciò che era rimasto, nel suo stomaco, della cena mangiata la sera prima e, cosa orrenda, quello che lui rigettava, veniva, avidamente, ingoiato da enormi larve di mosca carnaria, che immancabili, si rotolavano tra il viscidume posto lì, sotto i suoi piedi! Frenando l'ennesimo conato di vomito, il malcapitato fece uno scatto improvviso davanti a sé, e senza neanche rendersi conto di come avesse fatto, si trovò fuori dall'abitazione, dalla quale si allontanò in fretta, senza neanche voltarsi indietro una sola volta!

Tornò a casa ansimando e trovò, ad aspettarlo, Vanessa, che, preoccupata, gli domandò:

"Alex, ma che fine hai fatto? Sono due giorni che ti cerco!"

Ed egli:

"Cosa? Ma se sono stato sempre qui ad aspettarti, senza che arrivassi: avevo addirittura pensato di telefonare a casa dei tuoi!"

E Vanessa, preoccupatissima:

"E mica l'hai fatto?"

"No, no, stai tranquilla. Ma dove ti eri cacciata?", rispose Alex.

"Te l'ho detto: ti ho cercato dappertutto!"

"Ancora con questa storia: guarda che non la bevo, e poi, senti, sono ancora scosso per quello che mi è accaduto poco fa nella vecchia casa Astra, che…"

"Dove?", lo interruppe lei.

"In casa Astra, il vecchio edificio abbandonato qua di fronte!"

"Alex, mi sa tanto che sei un po' sbronzo: qua di fronte non c'è mai stato nulla, tantomeno questa fantomatica casa Astra!"

Alex strabuzzò gli occhi dal nervoso:

"Cosa? Vuoi prendermi in giro? E poi ma che sbronzo, lo sai che sto cercando di smettere con l'alcool…"

"Sì, dai, scusa, ma cosa posso pensare sentendo una cosa del genere?"

Alex non rispose: corse ad aprire la finestra della sua stanza e, con un orrore indicibile, vide che, davvero, lì davanti, non c'era nulla…

"Ma, ma io sto diventando pazzo, io…"

"Dai, su, non ti preoccupare, non è nulla: è solo un po' di stress, lavori troppo…", gli disse Vanessa cercando di calmarlo.

"Io, lavoro troppo?", chiese Alex, con ironia.

"Certo! Quest'anno hai rifiutato persino le ferie, solo perché dicevi che, col nuovo incarico, dovevi dimostrare di essere più all'altezza degli altri!", gli confermò Vanessa.

"Sì, sto proprio diventando pazzo!", esclamò con tono di rassegnazione.

"Ancora con questa storia! Prendi, ti aiuterà a dormire, così domani ti sentirai meglio, e potrai raccontarmi tutto con calma!"

Vanessa gli aveva dato dei sonniferi, che lui, in principio, non pensò di usare, ma poi, in fondo, si convinse che non potevano che fargli bene, una bella dormita ci voleva proprio: così, versatosi un bicchiere d'acqua, sciolse una pastiglia dentro di essa e la trangugiò; subito dopo, il sonnifero fece effetto ed Alex si addormentò.

***

Il mattino dopo, quando si risvegliò, il sole era già sorto da un pezzo. Alex si sentiva in gran forma, si vede che la dormita gli aveva fatto bene, anche se, adesso, c'era ben altro a cui pensare…

"Vanessa, dove sei, mica sei già uscita?"

Silenzio.

"Vanessa, rispondi!"

Ancora una volta, come pochi giorni prima, Vanessa era inspiegabilmente scomparsa, e tutto ciò non poteva far altro che innervosire terribilmente Alex che, senza un perché, si affrettò ad aprire le tapparelle della finestra, ed a gettare un'occhiata fuori…

Casa Astra era lì, stagliata contro un cielo più azzurro del solito, in tutto il suo sinistro splendore!

"No! Eccola comparire di nuovo!", esclamò Alex che, stufo una volta per tutte di quell'assurdo mistero, si infilò un paio di jeans, una maglietta nera alquanto stropicciata, e senza neanche darsi una lavata di faccia, corse giù, pronto a dare uno sguardo molto più approfondito a quella "catapecchia"! Quando, però, uscì dal portone del suo palazzo, casa Astra era sparita, o, per meglio dire, era sparita solo in parte: c'erano macerie e travi annerite dal famoso incendio di quella notte…

"Mi sa tanto che dovrò decidermi a consultare uno psichiatra!"

Mentre rifletteva sulla sua salute mentale, Alex si voltò, e portando lo sguardo all'altezza della sua camera, vide Vanessa che, con gesti eloquenti, gli diceva di tornare su!

"No! Io…non ci torno su, chissà cosa cavolo può succedermi ancora…forse sono gravemente malato…forse…"

Era sul punto di impazzire veramente, ma, per sua fortuna, arrivò qualcosa, o meglio, qualcuno, che avrebbe potuto, in parte, aiutarlo:

"Ciao Alex. Come mai già in giro a quest'ora?"

"Ciao Andrew. Potrei farti anch'io la stessa domanda!"

***

Andrew Phillip Bolen era una vecchia conoscenza di Alex; avevano frequentato la stessa scuola e, per un periodo di tempo molto breve, avevano anche lavorato insieme per un certo Martinez, che, all'epoca, aveva messo su una bisca clandestina davvero niente male. Ma questa è una storia che, in questa storia, non fa storia…

"Ehi, non sei affatto cambiato; il solito diffidente pronto a sgusciare via come un'anguilla!", lo incalzò Andrew.

"Coi tempi che corrono e con gli individui che circolano…", rispose, prontamente, Alex.

"Cosa vorresti insinuare?", chiese Andrew con tono spazientito.

"Niente, niente! Senti, Andrew, scusami, ma sono molto scosso: ultimamente mi stanno accadendo cose inspiegabili…"

"Inspiegabili? In che senso?", lo interruppe l'amico.

"Beh, è come se attorno a me non ci fosse una sola realtà, ma tante altre, differenti tra loro solo per qualche particolare!"

Cominciò a spiegargli…

"Cosa?", chiese Andrew, con la faccia di chi non stava capendo niente.

"E' cominciato tutto la notte dell'incendio!", continuò Alex.

"Ma di che cavolo stai parlando?", lo interruppe l'amico, ancora una volta.

"Di qualcosa che, come ti ho già detto, è inspiegabile!", replicò.

"Almeno provaci, a spiegarmelo!", urlò Andrew.

Alex, invece, stava pensando a come poteva fare per non rivivere più le esperienze passate recentemente e, prima di tutto, doveva trovare un posto dove andare a dormire…

"Senti, Andrew, ti andrebbe di ospitarmi per qualche giorno?"

La domanda di Alex lo prese un po' in contropiede, ma egli, quasi subito, replicò:

"Certo, non c'è problema, dovremmo stringerci un po', ma…"

"Okay, andiamo allora!", esclamò Alex, senza neanche dargli il tempo di finire la frase.

Il resto della giornata passò in maniera tranquilla; i due vecchi compagni di scuola, in serata, discussero su tempi passati da tanto e su vecchi amori ormai sepolti in fondo al cuore…

A tarda notte, poi, si addormentarono.

***

Il risveglio fu, per Alex, uno dei più terribili. Il suo corpo, infatti, era adagiato su di un letto d'epoca ricoperto di polvere, e incredibilmente, non riusciva a muovere un solo muscolo, mentre, intorno a lui, accadevano le cose più orribili…

"Ahhhhhhhhh! Andrew, dove sei? Aiutami, ti prego!"

Nessuno, però, poteva aiutare il povero Alex, perché, purtroppo per lui, era capitato in uno dei tanti inferni sparsi attorno alla Terra! Man mano che si calmava, però, le cose, poste attorno a lui, prendevano forma e, dopo poco, poté rendersi conto del luogo in cui era, malauguratamente, venuto a trovarsi…

Quell'odore rivoltante di muffa, quelle crepe nelle pareti ingiallite dal tempo: era all'interno di casa Astra! Non si sa per quale assurdo fenomeno, ma era ritornato là, in quell'asfissiante incubo ad occhi aperti e, la cosa più brutta, era che, stavolta, sembrava destinato a non potersi allontanare da quell'orribile dimora, causa di tutti i guai capitatigli ultimamente…

Pian piano, però, stava riacquistando la totale capacità di movimento e, seppur lentamente, si alzò da quello strano letto e si mise a sedere su di una altrettanto strana sedia, lavorata a mano, con due enormi serpenti a sonagli di legno, magistralmente scolpiti ed incastonati dentro di essa…

"…Una cosa è certa: io non sono pazzo! Quello che mi sta accadendo è reale, atrocemente reale, ed ancora non riesco a capire perché stia capitando proprio a me!"

Alex rifletteva ad alta voce, quando, una voce cavernosa, proveniente, forse, da uno dei tanti universi fluttuanti attorno ad ognuno di noi, cercò di porre fine ai dubbi che lo tormentavano…

"Perché sei stato prescelto fra milioni di uomini: l'odio che è dentro di te è pari solo a quello di mille inferni sparsi nell'universo irreale della vita, che crede di essere la padrona assoluta delle forme e della materia, ma che, grazie a te, ed attraverso noi, riuscirà solo a materializzare la propria fine nei confronti della morte!"

Alex, spaventato come non mai, urlò:

"Chi è, chi ha parlato? Fatevi vedere!"

"Non importa chi siamo, come non importa ciò che vedrai; è necessario che ti renda conto di ciò che diventerai, per noi…", rispose la voce.

"No, non voglio diventare nulla, voglio essere me stesso!", replicò egli.

"E cosa sei Alex? Una nullità, uno zero assoluto. Noi ti offriamo la possibilità di essere il Signore di un universo tutto tuo, modellato sulla tua immagine!"

Seguì un silenzio pesante, rotto, ogni tanto, da una goccia d'acqua che correva giù, verticalmente, da una delle pareti. Poi, d'un tratto, con un boato immenso, ed accompagnato da rivoli di sangue che sembravano sgorgare da ogni parte, apparve un volto femminile molto noto ad Alex: era la signora Astra, quell'adorabile vecchietta, padrona di casa, che, segnata sul viso dalle sofferenze della vita, esclamò:

"Non farlo Alex, non farti trasformare in un mostro assassino assetato solo di sangue ed avido di carne!"

Giusto il tempo di parlare e la visione (che, in fondo, visione non era) venne squarciata da un lampo accecante, che materializzò, all'istante, due enormi scarafaggi, con il corpo composto da miliardi di piccolissimi vermi, che cominciarono a divorare la "donnina" anziana, la quale non riuscì a far nulla per sfuggire loro…

"Fermiiiiiiiii! Maledetti! Perché l'avete fatto?", chiese Alex tra i singhiozzi.

"Perché era già destinata a diventare cibo per le mosche adulte di Yazein, e perché ormai era diventata solo l'ombra di ciò che era stata una volta!", gli rispose un coro di voci sepolcrali.

"Siete esseri orrendi, non diventerò mai uno di voi!"

Così dicendo, si alzò di scatto e cercò di fuggire, ma i due serpenti di legno, intagliati nella sedia, d'incanto presero vita e, stringendosi attorno ad Alex, lo presero in una morsa fatale da cui non riuscì a liberarsi: e man mano che le spire lo stritolavano sempre più, egli andava perdendo le sue sembianze umane e, al culmine dell'odio, si trasformò in un essere orrendo, con il corpo di un'enorme iguana e la testa di un topo di fogna; subito dopo addentò le serpi, strappando loro le teste, masticandole ed ingoiandole! In esso, contemporaneamente, si manifestò un'ulteriore metamorfosi: al posto delle due zampe anteriori, spuntarono le teste dei serpenti appena ingurgitati, facendo in modo che il tutto arrivasse ad un livello visivo di orrore incontrollabile!

"Ecco! Ora sei diventato come noi, ci appartieni e noi ti apparteniamo! Vivi l'Inferno che è dentro te: sangue e terrore, terrore e sangue!"

***

"Nooooooooo!"

Alex si svegliò tutto sudato: Vanessa, che era lì con lui, lo abbracciò, e, accarezzandolo con calma, gli disse:

"Che c'è amore? Sono qui, accanto a te, non preoccuparti…è stato solo un incubo!"

"Oh, Cristo!…Era…era terribile…stavo sognando che…"

Alex non finì la frase e, d'improvviso, si alzò e corse a spalancare la finestra: casa Astra era lì, che lo fissava, dietro quelle finestre vuote, vuote come le occhiaie di un orribile teschio, un teschio che, però, a volte, sembrava sogghignare, quasi prendendosi gioco di lui: e quelle pareti, color viola pallido, a volte sembravano scurirsi, prendendo una tinta color rosso sangue…

Alex, di scatto, richiuse le imposte e si girò verso Vanessa, come per dirle qualcosa…

Ma lei non c'era più…

Era scomparsa!

[Condor]


 
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