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Articoli Thursday 14 November 2002:
Ripubblicato in formato e-book "Come cammina un uomo senza gambe?"

“L’affetto mostrato dai lettori per il personaggio di Djalmo Piciarelli mi ha convinto a sviluppare maggiormente la trama. Quel racconto diventerà un romanzo a parte, perché ha dimostrato una grande vitalità artistica. La gente ha capito il messaggio poetico che mi proponevo di trasmettere ed ha premiato la sincerità ingenua e commovente del clochard-poeta che ho voluto immortalare”: con queste parole lo scrittore di Latina Fernando Bassoli ha commentato la ripubblicazione del suo libro di racconti Come cammina un uomo senza gambe?, rieditato in formato e-book per i tipi di CORBEC, casa editrice della Rivista letteraria “Spiragli” di Roma.

Ogni informazione in merito è nel sito web www.corbec.it. Bassoli sta inoltre per pubblicare un altro racconto lungo: “La sfiga di Ciacco” per le Edizioni Lamette di Formia, che stanno realizzando un volume dedicato alla cultura punk.

Bassoli è inoltre curatore, con Andrea Guanci, della rubrica “Latina racconta” del Portale telematico www.Ciaolatina.it. Nella sezione sono presenti anche alcune opere brevi di Simone Lucciola.

Una curiosità: l’ultimo racconto pubblicato in tale rubrica (“Scoop” dell’Avv. Maurizio Cannavò) ha come protagonista l’ex Sindaco di Latina: il Sen. Ajmone Finestra.

Queste alcune recensioni circa i singoli racconti contenuti nel libro, preparate dalla giornalista-poetessa pontina Rosa Manauzzi:

LA SCELTA DI GRISELDA

Roma, città dai mille volti e passaggi; città di vita e frasi mai trattenute tra i denti. Che sia diventata caput mundi, manifestando arte ad ogni passo, è forse per la virtù di essere terra d'espressione, del detto con calore e verità. L'autore opera la metamorfosi città-donna, Roma-romana, disegnando a tratti decisi Griselda. La prostituta sembra accogliere tutti; in realtà seleziona e decide chi può averla, secondo i suoi principi. Possiede forza e consapevolezza. Non ha sfruttatori. Si concede senza dare. E' puttana e madre premurosa: la grande madre felliniana, la grande genitrice di esperienze. Attorno a lei tanti uomini di passaggio che vanno a svuotare tasche e incontinenze, e qualcuno che invece si sofferma a riempirsi, ad ascoltarle i suoi monologhi e i dialoghi accesi che la spiegano e la schermano dal quotidiano asfittico vivere. Griselda è libera. E' come la città eterna, dove si può andare avendo sempre l'impressione che sia la prima volta, se non altro perché scodinzola una felicità sempre più rara a trovarsi. E la rarità attrae sempre, come una sorta di esotico nello spazio familiare.

COME CAMMINA UN UOMO SENZA GAMBE?

Chi ha tutto non ha niente e chi non ha niente ha tutto. Un principio spirituale detto con la foga del romanesco, con la saggezza popolare e il colorito dialetto di Djalmo Picciarelli. Senza gambe ma pieno d'energia dalla vita in su, ha imparato a muoversi per Roma e viaggia cercando elemosina e versi da appuntare. Poeta dell'attesa, dei desideri mai consumati e per questo vigorosi, regala al nuovo amico-autore una poesia con autografo. Djalmo non vive la routine, gli obblighi, gli orari fissi. Possiede però la gratitudine per la vita e la capacità di renderla toccante e profonda. Il poeta senza gambe ha raggiunto una ricchezza e una pace interiore che i passanti veloci inseguono disperatamente e spesso invano. Egli cammina nella vita felicemente.

GAUDENZIO E L’ARTE DI CONTAR BALLE

"Oggi 'cerche", ripete Gaudenzio agli avventori di turno. La capatina domenicale al bar Lello non è uno svago che possa definirsi tranquillo. Il pover'uomo, a quarant'anni, è come un bimbo e sottoposto alla violenza psicologica spesso gettata gratuitamente in faccia alla fragilità dei fanciulli. Esile e indifeso, è sbeffeggiato dai clienti del locale e aggredito verbalmente anche dal gestore. A lui sono rivolte parole offensive, taglienti che gli uomini giustificano con un atteggiamento di benevolenza, come se lo stessero salvando dalla noia della vita grama e solitaria che conduce in una soffitta. Lo scemo del villaggio Gaudenzio Capponi, rimane indifferente ad ogni insulto; altrimenti che scemo sarebbe.

Figlio di una zingara prostituta, abbandonato da piccolo, sembra portare nei geni il destino di un popolo che ha già molto subito: fingere di piegarsi. Il finale a sorpresa conferma la scelta molto più decisa di Gaudenzio: la cerche a cui si dedica è niente meno che la Recherche di Proust. Una dichiarazione con cui l'autore redime l'uomo personaggio da ogni infamia gratuita. Gaudenzio possiede il dono dell'illuminazione che agli altri manca; un corpo esile che non ha esigenze destinate ad essere soddisfatte in breve tempo. Di fronte alla cattiveria dei compagni di bevuta, è il misuratore dei loro limiti goderecci e il ricercatore di ben altra verità (che non risiede nel vino). Nessuno sospetta della sua particolare ricerca e non tanto perché si diverta a nasconderla. Non sarebbero in grado di capirlo e quelle che ai loro occhi appaiono come "balle" di un minorato non sono che la dimensione della loro gretta ignoranza.

BESTIACCE

Vijay Kamal, un nome esotico che evoca però una mostruosità nostrana, mimetizzata tra i bassifondi romani. Accanto a lui, tratteggiati con lo stesso disprezzo, tre balordi: anche loro possiedono un fisico deturpato, chiara manifestazione dell'anima altrettanto ignominosa.

La bruttezza può solo vergognarsi al cospetto del suo opposto, personificato dalla vittima designata, Samaya, figlia di un maharaja, in vacanza a Roma. La donna è innamorata dell'arte che la circonda e dell'umanità che si muove tutt'intorno, tra odori e sapori capaci di incantare esattamente come lei, che riflette il bello e lo assorbe pienamente. Sono proprio i tre balordi a risaltare nel contesto di per sè lussureggiante e a contrastarla prepotentemente nell'aspetto.

I loro nomi sono Trippa, Monco e Serpe, tanto basterebbe a designarli. Posseduti solo dall'odio, chiusi nel disgusto, non trovano di meglio che sfogarsi su Samaya, privandola violentemente di ogni tratto gentile e bello, di ogni identità: di donna, di straniera, di essere vivente. Ciò che rimane di lei è l'ombra del suo ricco accompagnatore, Vijai Kamal, anche lui vittima dei tre, menomato della memoria a causa della loro inaudita rabbia. L'uomo si trascina tra i cartoni, vive da barbone, senza neppure sapere della sua passata agiatezza e del suo perduto amore. I suoi occhi hanno visto le bestie avventarsi su Samaya; la sua mente ha previsto il divoramento cannibalesco che i balordi hanno consumato sessualmente. L'orrore gli è rimasto tatuato addosso, l'ha deformato. Non può ricordare, anche perché se lo facesse non potrebbe più vivere. E allora ha finito per assomigliare alle bestie, quasi per esorcizzare la bestialità che solo l'uomo riesce a raggiungere.

Gli interessati all’acquisto dell’opera (prezzo: 5 Euro) devono seguire le istruzioni presenti nel web site www.corbec.it.


 
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