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Interviste Tuesday 26 November 2002:
De Void

Tra la lista dei gruppi succubi delle zozze interviste di Lamette, un posto d'onore non poteva non spettare agli etilici compatrioti De Void, combo formiano la cui precedente autoproduzione ho già recensito sulle primissime pagine di questa fottuta webzine; l'anno era il 2001, e il cd era un altro. Del disco appena uscito, e di tante altre "buone cose di pessimo gusto", nel senso meno gozzaniano del termine, ci parla invece l'inossidabile Barrett, stoico cantante/chitarrista a cui si deve la fondazione della bènd e la scoperta di alcune varietà di luppolo precedentemente sconosciute ai botanici. Vai col servizio.

D: Esimio Barrett, quando e perchè nasce il progetto De Void? A cosa erano dediti in precedenza i temerari rifluiti poi nella bènd? Qual'è il vostro piano distruttivo originario?

R: Salve diabolico Pacciani, è un piacere essere intervistati da Lamette, ossia da te, vecchio e marcescente amico etilista. Dunque, comincio col pistolotto biografico: i De Void nascono nell'estate del '99 da una mia iniziativa. Dopo quasi 10 anni di militanza in varie cover bands (tra cui voglio citare i Nerofumo e i Funky Trash), mi ero abbondantemente rotto i coglioni di suonare roba d'altri e decisi di metter su un gruppo in cui non vi fossero limitazioni d'alcun tipo. Così chiamai Zecca (basso), mia e tua vecchia ed infima conoscenza dai tempi dei R.aM.A. e dello s.l.o.a Giovannangelo. Poi proposi la mia idea anche a Omissam (batteria), già compagno di nequizie musicali nei Nerofumo. Più tardi si unì anche il chitarrista Antonio "Ombra". Con questa formazione incidemmo 4 brani grazie alla benevolenza e alla compassione di alcuni vecchi amici. più tardi Ombra ci lasciò e così, dopo aver inutilmente tentato di inserire nella nostra band un altro chitarrista che fosse stufo di essere un becero replicante degli artisti più inflazionati della storia della musica nazionale ed estera, decidemmo di rimanere in 3 (comm'e Police, direbbe il Guru Ciro Ippolito).
Con questa formazione incidemmo il ns primo demo-cd, "Democidio", per il quale chiamammo come ospite il mio vecchio ed inossidabile amico Vito, percussionista professionista già leader dei Damm & Dong e collaboratore di Faraualla.
A Vito piacquero le nostre idee e decise di unirsi alla bènd. Col suo ingresso cominciammo a sviluppare un sound ed uno stile inequivocabilmente rock, ma anche aperto ad influenze ritmiche e melodiche di altre tradizioni musicali, specialmente dell'area mediterranea. Da qui sviluppai una mia vecchia idea e passione, cioè quella di creare un linguaggio libero dall'uso tutto fonico, fatto di parole prese dai dialetti del nostro meridione, fino a vocaboli e frasi estrapolati, ad esempio, dall'arabo e dallo spagnolo.
Si tratta di una sorta di esperanto musicale che mi permette di esprimermi liberamente. A questo si aggiungono anche testi cantati in inglese e in dialetto locale. Tutto ciò si ritrova in maniera ancor più evidente nel nostro secondo cd.

D: La parola "Maldad", titolo del vostro nuovo disco, tradotta nella nostra lingua madre, suona più o meno come "Cazzìmma". Vuoi spiegare ai nostri luridi lettori cos'è esattamente la cazzìmma, esponendogli nel mentre dell'ultimo De-Void product, in rapporto al primo?

R: Maldad è innanzitutto una parola dal suono tipicamente mediterraneo: potrebbe anche essere scambiata per un vocabolo magrebino. Maldad, o cazzìmma, è un titolo azzeccato per il nostro ultimo demo, perchè è un disco più incazzato rispetto al precedente, il quale era molto vario ma poco aggressivo, sopratutto a causa della qualità della registrazione. Da un punto di vista concettuale, la canzone "Maldad" analizza le ragioni della cattiveria umana, ma, ovviamente, non riesce a trovare una risposta. Quasi Tutti i nostri testi dotati di significato, sono delle analisi o delle riflessioni ciniche sulla società contemporanea, vista da una prospettiva individuale che non offre soluzioni di alcun tipo... a volte paventa reazioni violente o implosioni, come nel finale di "Homofobia" e della stessa "Maldad".

D: Quali sono le tue e le vostre influenze musicali? C'è qualche punk band del passato che si è rivelata determinante per la tua rovina?

R: Siamo musici abbastanza versatili perchè ascoltiamo un sacco di roba. Omissam è un appassionato di fusion e di rock; Vito, in quanto percussionista, ascolta dal jazz alla musica etnica, ma gli piace anche il veleno del rock. Zecca ed io, pur condividendo i gusti dei nostri compari, siamo più incarogniti.
Personalmente, sono ancora legato agli Stiff Little Fingers, ai primissimi Damned, ai Germs, ai Black Flag del periodo punk nonchè al punk avanti lettera degli Stooges e degli MC5. Altri nomi, esulando dal punk: Minor Threat, Circle Jerks, Agnostic Front, Nomeansno, Primus, Fugazi.
Ultimamente poi, grazie esclusivamente a te, o putrido, ho approfondito la mia conoscenza dei Fear e di G.G. Allin (lo detesto, perchè credo che non riuscirò mai a diventare come lui). Per quanto riguarda i gruppi italiani, due nomi su tutti: Negazione e Bloody Riot.

D: I De Void hanno sempre giocato con gli incastri linguistici, affidando di volta in volta il messaggio a idiomi e dialetti ritenuti consoni all'occorrenza: quali, tra le tue liriche, ti sembrano maggiormente sintomatiche di questo stato di cose?

R: Uhm, dunque: "Fuje" (Democidio) e "Spit Shit" (Maldad) per le liriche in dialetto, "Maldad" per lo spagnolo, "Taste Of My hell" (Democidio) e "Homofobia" (Maldad) per l'inglese, "H-Mar" e "Psukadelic" (Maldad) per il linguaggio inventato a cui accennavo pokanzio.
Penso che le peculiarità ritmico-melodiche di ognuna di queste lingue ben si sposino con il tipo di sound espresso nei brani per i quali sono state scelte.

D: Una domanda retorica: secondo te, o inossidabile, le associazioni e gli enti cul-turali del nostro paese, per politicizzati o non che siano, riservano davvero ai numerosissimi musici in cerca di valvole di sfogo l'attenzione che poi in effetti meriterebbero?

R: Credo che in Italia vi siano diverse realtà valide costituite da gente capace e competente. Non moltissime, comunque. Nella nostra zona, invece, le associazioni e gli enti cul (hai usato troppe sillabe nella tua domanda, o generoso) sono perlopiù composti da gente che mette su progetti ridicoli solo per succhiare soldi e magnare a sbafo, sfruttando le proprie conoscenze politiche. Una banda di ignobili trasformisti, tra l'altro. Ci sono anche individui e gruppi di individui di notevoli capacità, ma questi concepiscono la cultura in modo troppo elitario.
La loro presupponenza poi, a volte è davvero insopportabile. Alla fine, si tratta di gente spocchiosa che non da spazio alle piccole realtà indipendenti che non fanno parte del loro giro; è una specie di mafia culturale.
I più penalizzati da questo stato di cose sono proprio i musici come noi, rei di non essere dei biechi leccaculo e di non proporre cose che possano garantire loro un ritorno di consensi e di denaro.
Vadano tutti a fare in culo, meritano solo il nostro disprezzo, anzi, nemmeno quello.

D: E giungiamo, per forza di cose, a Formia, ridente e sorridente stralcio della provincia di Latina. Ti giro una domanda rivolta poche settimane or sono al comune compagno di sbronze Condor: Formia è un triangolo delle Bermude dove annegare felicemente o una zona del crepuscolo dalla quale fuggire prima che sia troppo tardi?

R: Formia e comuni limitrofi rappresentano, come tu dici, uno stralcio di provincia, bello solo dal punto di vista paesaggistico. La nostra è una realtà ibrida: troppo piccola per essere una città con tutte le sue possibilità, troppo grande per essere un tradizionale paesotto italiano. Di conseguenza, ai giovani di qui manca la cazzìmma propria di coloro che, ad esempio, cercano di emergere dal grigiore di una borgata metropolitana o dall'isolmento geografico di un villaggio di montagna. Noi soffriamo di un'emarginazione di tipo culturale, più che sociale, tanto per ricollegarmi a quanto detto prima sulle associazioni cul della nostra zona. Ora, non voglio lamentarmi eccessivamente del luogo in cui, per un motivo o per un altro, ancora risiedo, ma è chiaro che coloro che vogliano realizzare delle cose interessanti nella propria vita devono andarle a cercare altrove. Molti di noi lo hanno fatto, altri stanno cercando di farlo. Formia può essere una buona base, un buon punto d'appoggio dove rifiatare ogni tanto o molto spesso, oppure un pericoloso luogo d'oblio e d'indolenza dove restare senza aver provato a prendersi qualche soddisfazione o qualche sonoro vaffanculo là dove le cose succedono davvero. D'altra parte, ritengo che il nostro golfo sia, paradossalmente, anche un'importante fonte d'ispirazione per la nostra musica, data la sua connotazione fortemente mediterranea e meridionale. Non credo che in posti cone Biella o Pordenone potrei trovare lo stesso tipo d'ispirazione, nè lo stesso clima, naturalmente. Anzi, ti dirò di più: se Formia fosse ancora come il paese pieno di tradizioni che era fino a 30 anni fa, forse varrebbe davvero la penadi fottersene di quello che succede nel mondo ed annegare felicemente nel mare pulito a due passi due da casa, possibilmente ebbri di vino Falerno.

D: Saltiamo di palo in frasca: cosa rappresenta oggi per te la Spagna?

R: La Spagna è un enorme bar in cui devastarsi allegramente in compagnia di grandi e piccini, di vagabondi e "seri professionisti" in giacca e cravatta: lì l'alcol appiana i contrasti sociali più di quanto non succeda da altre parti. In effetti, si è fatto un gran parlare della esplosione della Movida spagnola nel post Franco, della filosofia godereccia iberica fatta di notti interminabili, di discoteche e di sesso libero, ma la verità è che qualsiasi cosa vi possa capitare di fare in quella nazione sarà sempre abbondantemente innaffiata da alcol a buon mercato e condita da ottimo cibo a volte totalmente agggratis.
Un altro aspetto "commovente" della società spagnola è l'avversione, spesso splendidamente gratuita, alle forze dell'ordine e all'autorità in generale: passeggiando di notte per le strade di Madrid, mi è spesso capitato di vedere gente mandare a fare in culo gli sbirri o bersagliarli con bottiglie ed oggetti contundenti vari. Mi sono sempre piaciuti gli sport notturni.
Purtroppo, tutto ciò sta cambiando a causa della politica repressiva del governo di destra e del nefasto avvento dell'Unione Europea, per la qual cosa anche la Spagna tenta di rispettare i parametri economici di Mastrichteppall', ecc.. Un esempio di politica repressiva: da un anno a questa parte è stata resa esecutiva la cosiddetta "ley de seca", cioè, il divieto di consumo dei leggendari "botellones" nelle strade e nelle piazze della capitale. Ma, come sempre, fatta la legge trovato l'inganno: se ci sono troppe guardie in una delle piazze principali della città non c'è da preoccuparsi, c'è sempre un'altra piazza dietro l'angolo in cui fare schifo in letizia.
Da un punto di vista strettamente culturale, la Spagna mi interessa molto anche per la massiccia presenza di sud americani e di arabi che arricchiscono notevolmente la cultura iberica, già interessante di suo, anche da un punto di vista musicale. Il flamenco, ad esempio, pur essendo un genere puramente spagnolo, ormai propone una serie notevole di varianti grazie sopratutto all'apporto creativo di altre tradizioni musicali.
A proposito di flamenco, o perverso, consiglio a tutti gli ambienti in cui si vive la cultura andalusa: si tratta sostanzialmente di ritrovi per gitani alcolisti e cocainomani con cui non conviene questionare, visto che è gente dal coltello facile. Se si vuole conoscere la vera Spagna, bisogna andare in luoghi del genere: il vostro fegato ve ne ringrazierà.

D: E la birra? cosa rappresenta oggi per te la birra?

R: Satanico Pacciani, mi istighi a scrivere un poema, adesso... ma data l'importanza capitale dell'argomento, ti rimando umilmente alle liriche di un qualsiasi lp dei Fear e alla "sezione alcol" del sito degli Oltre Confine: l'eccellente Condor ha già provveduto a fornire una spiegazione esaustiva di ciò che la birra rappresenta per luridi beoni come noi.

Ebbene sì, siamo giunti alfine all'ultima del condannato. Nero su bianco, tutto quello che volevi dire e non hai ancora avuto modo di dire. Ti prego di non fare complimenti, tutto è lecito in questa sede.

Ahaaaaaaa!! Mo faccio un macello!! Ma no, è tardi ed è tempo di andare a sciacquarsi il gargarozzo, certe priorità non si discutono mai. Vorrei solo salutare gli sporchi giovani online nonchè tutto lo staffanculo di Lamette.
Un saluto particolare a Rock e al maledetto Barker, più un'esortazione:
Fetish, torna tra noi!!
Bene, dannato Pacciani, termino con un in bocca al lupo a te per il numero cartaceo di Lamette, spero non sia meno vomitevole di questo portale.
Salam circolare.

[Simone]



 
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