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Relics Saturday 11 January 2003:
Iggy And The Stooges - Raw power (Sony/CBS, 1973)

Ragazzi, cacatevi sotto. Torna la rubrica sul vinile atavico, con un disco che in questi giorni sto ascoltando a manetta e apprezzando vieppiù: il fantasmagorico "Raw power", capolavoro del proto-punk e ultimo capitolo ufficiale della saga Stooges. Il canto del cigno della rock band più ruvida e violenta dei primi anni '70 (per la cronaca, le loro live-performances furono anche i primi show che non risparmiavano spargimento di sangue nel senso letterale del termine) fu concepito quando il gruppo era ormai alla frutta e prodotto da Mr. David Bowie in persona, tra controversie enormi e tuttora insolute.

Va detto, in merito alla crisi degli Stooges, che l'animale da palco Iggy Pop, giunto qui al culmine della notorietà e del proprio delirio (auto)distruttivo, aveva definitivamente imposto che il suo nome precedesse quello della band, dal momento che la band era da identificarsi con la sua persona. Com'è ovvio, finì presto a fare il cantante solista, e sopravvisse miracolosamente a se stesso, tanto che ancora oggi ancora compriamo i suoi dischi, e gli crediamo senza problemi quando afferma di non ricordare assolutamente nulla a proposito dell'era Stooges.

Per chi non ha avuto mai la fortuna di vedere Iggy dal vivo (peggio per lui), o non capisce il senso delle lacune mnemoniche che tuttora lo affliggono, cito liberamente la traduzione della biografia di Dee Dee Ramone ad opera dell'amico Guru (già su www.benicetomommy.com):

"Finalmente gli Stooges vennero a New York. C'era un annuncio sul Village Voice del loro arrivo. Fecero uno show all'Electric Circus e io ci andai con la mia ragazza Linda e il mio amico Egg con la sua ragazza, Bennie.

Ad Iggy non piaceva New York. Lo disse a tutti. Era salito sul palco tardissimo, perché si era fatto d'eroina nel backstage e non riusciva a trovarsi una vena libera sul braccio. Iggy era famoso per il suo collare da cane, i guanti d'argento e i calzoni rossi, ma quando venne fuori aveva addosso solo i calzoni rossi. Si rovesciò addosso una lattina di vernice argento e comincò a ruotare attorno in un mucchio di roba scintillante. Dopo vomitò sul pavimento e ci si sdraiò sopra spalmandoselo addosso.

Scott Asheton, il batterista degli Stooges, aveva una grossa svastica dipinta sul retro del suo giacchetto da motociclista. Erano pesanti ed arrabbiati. Quella notte suonarono la stessa canzone per venti minuti. Una volta ogni tanto si fermavano, Iggy gridava: "Take It!" e ricominciavano. Aveva solo due accordi e le uniche parole della canzone erano: "I want your name, I want your number". Qualcuno gridò: "E' il fantasma di Mick Jagger!". Iggy sembrò non apprezzare quel commento e se ne andò. Gli Stooges non tornarono a New York per parecchio tempo".

"Raw power", dunque: basterebbero due motti per descriverlo, ma noi ne sprecheremo quattro, così, tanto per perdere tempo.

La sola opener "Search and destroy" è già, di per sè, quello che si direbbe un inno generazionale al degrado futuro (I am the world's forgotten boy/The one who's searchin', searchin' to destroy - "Sono il ragazzo dimenticato dal mondo/Quello che sta cercando, cercando di distruggere); idem dicasi per la title track, celeberrimo anthem dal ritmo sconnesso e rozzissimo, vagamente doom.

Quello che rimane è il simil-blues mesmerizzante di "Gimme danger" e "I need somebody", la lenta malattia di "Penetration" e il rock'n'roll abrasivo di "Your pretty face is going to hell" (aka "Hard to beat"), "Shake appeal" (aka "Tight pants") e "Death trip". 'Sto disco mi lascia senza parole, e scusate se è poco.

Una necessaria appendice: di Bowie produttore ne dissero di tutti i colori; dissero che aveva ammosciato il sound degli Stooges, insinuarono malizie sul suo rapporto con Iggy Pop, e, infine, lo dipinsero come causa primaria della megalomania dell'Iguana e della fine della band. Bowie ovviamente se ne sbattè: del resto era Ziggy Stardust e ne aveva ben donde. In ogni caso, chi volesse ascoltare "Raw power" deprivato dell'intervento del Duca, sappia che altro non ha da fare se non comprarsi la ristampa remixata dallo stesso Iggy. Per quanto riguarda me, invece, sappiate che la prima scelta è sempre quella che conta, sebbene la curiosità rimanga.

Insomma, per farla breve, chi mi presta 'sto cazzo di remix?

1)Search and destroy 2)Gimme danger 3)Penetration 4)Your pretty face is going to hell 5)Raw power 6)I need somebody 7)Shake appeal 8)Death trip

[Simone]




Commenti:

Re: Iggy And The Stooges - Raw power (Sony/CBS, 1973)
il disco è epocale e il cazzo di remix te lo smazzerizzo io, se lo vuoi.

21/03/2003 di: grezzcore

Re: Iggy And The Stooges - Raw power (Sony/CBS, 1973)
nulla da togliere al grande james osterberg, nè tantomeno al capolavoro che raw power rappresenta...volevo solo dire che tovo più cattivo e forse anche più grezzo funhouse...

lunga vita all'iguana...

21/05/2007 di: EinsturzendeNeubauten

Re: Iggy And The Stooges - Raw power (Sony/CBS, 1973)
Questo e Funhouse sono i migliori album Rn'r di sempre

27/06/2008 di: TEETHGRIND

 
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